Un fungo potrebbe diventare uno strumento importante per contrastare uno dei virus più pericolosi per le api da miele: il virus delle ali deformate.

 

Questo virus, noto anche con la sigla inglese Dwv, è diventato la causa di una delle principali malattie delle api da miele dopo l'arrivo dell'acaro varroa, che è in grado di trasmetterlo, aumentando enormemente il carico virale delle api fino a portare alla morte gli alveari.

 

Infatti ormai è noto che la pericolosità principale della varroa è proprio la sua capacità di trasmettere i virus. Le api muoiono di fatto per i virus trasmessi dalla varroa, non tanto per le punture dell'acaro.

 

Ma il problema è che non abbiamo farmaci antivirali utilizzabili per le api da miele, né si possono sviluppare vaccini, dal momento che gli insetti non producono anticorpi.

 

L'unico farmaco ad azione antivirale basato sull'Rna interferente, venduto con il nome commerciale di Remebee, fu realizzato alcuni anni fa da una startup israeliana e immesso sul mercato statunitense.

 

Ora però uno studio, condotto da ricercatori dell'Università della Boemia meridionale e dell'Accademia di scienze della Repubblica Ceca, apre orizzonti nuovi e interessanti.

 

I ricercatori hanno valutato l'attività antivirale del fungo Cortinarius caperatus contro il Dwv, ottenendo risultati interessanti sia in laboratorio che in campo.

 

L'idea di testare l'efficacia di un fungo contro dei virus è nata dal fatto che esistono già dei dati noti sugli effetti antivirali di alcuni funghi.

 

Inoltre altri effetti antivirali proprio contro il Dwv erano stati rilevati dal gruppo di ricerca di apidologia dell'Università di Pisa del professor Antonio Felicioli, utilizzando beta-glucani aggiunti all'alimentazione artificiale. 

 

E i beta-glucani sono dei particolari polisaccaridi prodotti come metaboliti secondari da molti tipi di funghi.

 

Così i ricercatori cechi hanno allestito una prova di laboratorio con api allevate in gabbiette e una prova di campo su degli alveari in produzione, somministrando degli sciroppi zuccherini con aggiunta di varie concentrazioni di un estratto di Cortinarius caperatus.

 

E i risultati sono stati più che incoraggianti. Questo tipo di alimentazione oltre a non danneggiare le api (anzi in alcune prove si riscontrava anche un aumento della loro aspettativa di vita) riduceva sensibilmente lo sviluppo dell'infezione virale.

 

Sia in laboratorio che in pieno campo, dopo un mese di trattamento la carica virale delle api che erano state nutrite con uno sciroppo con l'1% di estratto del fungo era la stessa carica che era stata rilevata all'inizio della prova.

 

Mentre nelle api usate come controllo e alimentate solo con lo sciroppo la carica virale aumentava sempre.

 

A conferma dell'effetto antivirale, nella prova di laboratorio è stato osservato che la somministrazione dell'estratto del fungo faceva attivare specifici geni che codificano per proteine importanti per la risposta immunitaria delle api.

 

Inoltre nella prova di campo è stato valutato anche il possibile rischio di residui nel miele, per quanto Cortinarius caperatus sia un fungo commestibile, anzi spesso piuttosto apprezzato in cucina.

 

E dopo tre somministrazioni di sciroppo in agosto, il primo miele prodotto a giugno dell'anno successivo risultava completamente privo di residui del fungo.

 

Un risultato quindi molto interessante che potrebbe aprire una strada nuova per il contrasto di una delle virosi più pericolose per le api da miele, contro la quale al momento non abbiamo altri strumenti se non quello indiretto della lotta contro la varroa che è il suo vettore.

 

Nella prova è stato valutato se questo estratto avesse un effetto curativo sull'infestazione del triponosomatide Lotmaria passim, visto che questo parassita intestinale era presente in tutti gli alveari usati nella prova. Ma per questo problema non è stato rilevato nessun beneficio.

 

D'altronde non si può pretendere una panacea per tutti i mali.