La mosca dell'olivo (Bactrocera oleae) è un insetto estremamente dannoso per la coltura dell'olivo, in quanto arreca seri danni alle produzioni sia a livello quantitativo che qualitativo. La situazione si è fatta ancora più complicata negli ultimi anni, da quando l'Unione Europea ha deciso di non rinnovare l'autorizzazione all'impiego del dimetoato, un insetticida ampiamente utilizzato in olivicoltura grazie alla sua efficacia e al fatto che non lasciasse residui all'interno dell'olio.

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Le strategie di difesa dalla mosca si basano oggi sull'impiego sì di prodotti insetticidi (quei pochi rimasti), ma anche su un approccio agronomico più attento, l'uso di trappole a cattura massale, l'impiego di esche insetticide, nonché di caolino e altre polveri di roccia.

 

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L'inerbimento del terreno per contenere la mosca dell'olivo

In un contesto così complesso è necessario che l'agricoltore adotti una gestione integrata della mosca dell'olivo, mettendo in campo tutte le conoscenze agronomiche e i mezzi tecnici oggi disponibili. In quest'ottica è di particolare interesse il ruolo che possono svolgere alcuni insetti predatori, come ad esempio coleotteri carabidi e stafilinidi, in grado di nutrirsi delle pupe di mosca, abbassandone quindi la popolazione.

 

"Abbiamo condotto diversi studi per identificare, nel suolo, eventuali insetti utili predatori delle pupe di mosca dell'olivo e i dati che abbiamo raccolto in anni di lavoro hanno identificato due famiglie di coleotteri interessanti, quella dei carabidi e quella degli stafilinidi", spiega Ruggero Petacchi, ricercatore del Centro di Ricerca in Scienze delle Piante della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che da anni studia proprio la biologia e l'ecologia della mosca delle olive.

 

"Attraverso la tecnica PCR abbiamo analizzato a livello genetico il contenuto dell'apparato digerente di questi insetti catturati in campo e abbiamo rilevato la presenza di Dna di Bactrocera oleae, segno inequivocabile che queste specie sono predatrici abituali delle pupe di mosca dell'olivo".

 

Schema con esempio del tipo di trappola utilizzata in campo e principali gruppi di insetti predatori su cui è stata concentrata l'attenzione

Schema con esempio del tipo di trappola utilizzata in campo e principali gruppi di insetti predatori su cui è stata concentrata l'attenzione

(Fonte foto: Ruggero Petacchi, ricercatore del Centro Scienze delle Piante della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa)

 

L'inerbimento dell'oliveto contro la mosca

Posto dunque che esistono dei predatori naturali, sarebbe auspicabile che gli agricoltori promuovessero la presenza di questi insetti in campo, al fine di assecondare un naturale contenimento delle popolazioni di mosca.

 

Bactrocera oleae è infatti un dittero che depone le proprie uova all'interno delle drupe di olivo. La larva cresce a scapito della polpa e quando raggiunge gli stadi finali fuoriesce dal frutto e si lascia cadere al suolo, dove si impupa nei primi cinque centimetri di terreno. Qui completa il suo ciclo di sviluppo e fuoriesce dal suolo come adulto, volando alla ricerca di una compagna per l'accoppiamento e dando così avvio ad un nuovo ciclo biologico.

 

Durante la sua permanenza nel terreno, la mosca è dunque estremamente vulnerabile e ci sono diversi insetti che la predano. Avere in campo una popolazione abbondante e sana di questi predatori e parassitoidi permetterebbe dunque di svolgere un controllo naturale sulla mosca.

 

"Noi consigliamo di lasciare il terreno inerbito durante l'autunno e in primavera, per offrire agli insetti utili un ambiente ospitale dove riprodursi e quindi svolgere la loro attività di contenimento nei confronti della mosca", sottolinea Petacchi.

 

"Ovviamente, è difficile quantificare la percentuale di riduzione delle popolazioni, resa possibile dall'intervento degli insetti utili, in quanto suscettibile ad un numero molto elevato di variabili. Tuttavia è indubbio che rappresenti un interessante metodo di biocontrollo".

 

Una proposta di gestione del terreno per abbassare le popolazioni di mosca

Una proposta di gestione del terreno per abbassare le popolazioni di mosca

(Fonte foto: Ruggero Petacchi, ricercatore del Centro Scienze delle Piante della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa)

 

Le larve di mosca che si trovano all'interno del suolo in autunno rappresentano infatti la popolazione svernante, che poi in primavera darà origine alla prima generazione annuale. Riuscire a diminuirne la consistenza durante l'inverno consente dunque di arrivare alla primavera con una pressione minore del fitofago, che può quindi essere controllato con maggiore facilità con altri strumenti, come ad esempio la cattura massale.

 

"Pertanto gli agricoltori dovrebbero mantenere inerbito il terreno in autunno per favorire la predazione delle pupe ed eventualmente potrebbero procedere con una lavorazione superficiale del terreno nei mesi di gennaio e febbraio, al fine di esporre le larve dell’'nsetto ai rigori dell'inverno", conclude Ruggero Petacchi.

 

Le ricerche svolte presso il Centro di Ricerca in Scienze delle Piante della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa hanno d'altronde confermato che c'è una certa sovrapposizione tra i cicli biologici della mosca dell'olivo e alcuni insetti predatori, e dunque occorre solo favorirne la presenza in campo.

 

Da questo punto di vista offre un certo supporto la presenza di aree naturali, come piccoli boschetti o aree incolte (ma senza la presenza di olivi abbandonati) che possono fungere da riserva per gli insetti utili, che durante l'estate non troverebbero negli oliveti un habitat favorevole a causa delle lavorazioni del terreno utili a controllare la flora spontanea e ridurre la perdita di risorsa idrica.