Non una goccia di latte è andata sprecata durante i lunghi e più difficili mesi dell'emergenza sanitaria.
I 12,6 milioni di tonnellate di latte prodotti in Italia nel 2020, a dispetto degli enormi problemi organizzativi di quel periodo, sono stati tutti raccolti e avviati al consumo, come latte o trasformati come formaggi.
Sebbene siano state forti le modifiche alle abitudini del consumo, con un'impennata di quelli domestici, i dati della filiera del latte nel 2020 sono di tutto rispetto: 2,2 milioni di tonnellate di latte confezionato, 1,1 milioni di tonnellate di formaggi, 267mila tonnellate di yogurt e 159mila tonnellate di burro.
Sono questi, in sintesi, i numeri del settore diffusi in occasione dell'annuale assemblea di Assolatte, l'associazione che riunisce la quasi totalità delle aziende lattiero casearie.


L'export cresce

Bene anche i numeri dell'export, arrivati a 463mila tonnellate, con un aumento dell'1% in quantità, sebbene pagando uno "scotto" in termini di valore, sceso di quasi il 3%, che equivale a 3,1 miliardi di euro.
A guidare i buoni risultati sul fronte dell'export i principali formaggi Dop, con in testa il Grana Padano (35% dell'export totale) e a seguire Parmigiano Reggiano (28%), Gorgonzola (11%), Mozzarella di Bufala (9%), Pecorino Romano (5%), Asiago (4%) e Taleggio (2%).


C'è più latte

Il buon andamento del 2020 è continuato nell'anno in corso, a iniziare dall'aumento della produzione di latte.
L'aumento produttivo delle stalle italiane, con il loro più 3,2%, è quello più alto in Europa e percentualmente fra i più elevati fra i "big" mondiali del settore.
Una massa di latte prevalentemente indirizzata alla trasformazione e assorbita dal mercato grazie alla crescita dell'export.
I dati diffusi da Assolatte indicano nel 12% l'aumento delle vendite all'estero nel primo semestre.
Principali mercati di destinazione quelli europei, con in testa la Francia, dove si registra un aumento delle vendite del 13,8%, seguita da Belgio (+20,8%) e Paesi bassi (+15,6%). Bene anche gli Stati Uniti con il loro più 27,3%.


Strada in salita

Osservando questi numeri la filiera del latte parrebbe aver imboccato senza tentennamenti la strada della ripresa.
Un settore, come ha evidenziato il presidente di Assolatte, Paolo Zanetti, che pur potendo contare su capacità imprenditoriali uniche, ha bisogno di essere accompagnato da adeguate politiche di sviluppo.
Va in questa direzione l'auspicio che i fondi del Recovery fund siano utilizzati per risolvere i problemi storici e strutturali del Paese, da attuare insieme a una seria riforma della burocrazia.
 

Stop alle fandonie

Fra gli elementi di criticità che preoccupano il settore c'è la lotta alle fandonie, le fake news per dirla con un termine inglese di moda, che coinvolgono il latte e i prodotti derivati, nonché l'utilizzo improprio della stessa denominazione di latte, quando associato a bevande che non ne contengono nemmeno una goccia.
Un capitolo che richiama il deciso no alle etichette "a semaforo", il Nutriscore, che penalizza gli alimenti più semplici e naturali come il latte.
"Qualsiasi sistema di etichettatura che non consideri, e premi, le specificità di alimenti basilari della dieta non ha alcuna ragione d'esistere", ha detto con forza Zanetti.
 

Troppa burocrazia

Un appello raccolto dal ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, che intervenendo all'assemblea di Assolatte ha rinnovato l'impegno del suo dicastero per contrastare i tentativi di arrecare danno alle produzioni agroalimentari italiane e di metterne in dubbio le prerogative.
Come pure ha fatto sue le istanze per una semplificazione dell'apparato burocratico. "Un problema che tutti sono pronti a combattere - ha ricordato Zanetti - ma che nei fatti nessuno sembra voler risolvere". Che sia la volta buona?