Pecorino romano, il formaggio vale il 19% in più di un anno fa

Stabile da tre sedute il prezzo del formaggio, ma i prezzi del latte ovino allo sprint finale di fine campagna salgono del 37,5%. Il presidente del Consorzio tutela Maoddi fa il punto con AgroNotizie sulla attuale favorevole situazione

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Secondo Maoddi alla fine del periodo di emergenza Covid-19 sarà possibile valutare di redigere una nuova programmazione produttiva

La campagna lattiero casearia 2020/2021 del Pecorino romano Dop in questi giorni chiude i battenti ed è tempo di bilanci in Sardegna per tutta la filiera ovina. Se in Borsa merci a Milano, dopo l'ultimo rialzo del 5 luglio scorso, i prezzi del tipico formaggio sardo hanno riacquistato stabilità, in Sardegna l'Ismea ha registrato un nuovo rialzo per i valori del latte ovino sardo con il prezzo prevalente, lievitato del 37,5% per effetto della rarefazione dell'offerta. E il Consorzio tutela del Pecorino romano, come si vedrà più avanti, registra questa annata positiva, che non è stata sempre facile, ma che chiude con prezzi in equilibrio ed un rapporto tra domanda e offerta premiante per tutti.
 

Pecorino romano, i valori di fine campagna

Il 26 luglio 2021, in Borsa merci a Milano il Pecorino romano Dop con cinque mesi di stagionatura e più, alle condizioni di "franco magazzino di stagionatura" Iva esclusa, è stato fissato a 8,65 euro al chilogrammo sui minimi e ad 8,80 euro sui massimi, registrando stabilità sulle ultime tre sedute del 5, 12 e 19 luglio. Sono valori cui si è giunti dopo una vera e propria raffica di rialzi, ben descritta da AgroNotizie.

A questo punto il prezzo medio su base annua raggiunto dal Pecorino romano a fine luglio 2021 - secondo il Clal - è di 8,39 euro al chilogrammo, il 15,24% in più rispetto a quello espresso nello stesso mese del 2020. Il valore medio su base mensile del Pecorino romano a luglio 2021 sale così a 8,73 euro al chilogrammo, in crescita del 1,45% su giugno scorso. Il prezzo medio di luglio 2021 è a questo punto superiore del 18,71% rispetto a quello dello stesso mese del 2020, quando il formaggio tutelato era attestato ad un valore medio di 7,35 euro al chilogrammo.
 

Latte ovino, prezzi allo sprint di fine campagna

Ismea il 23 luglio scorso rileva i prezzi del latte ovino in Sardegna, al lordo dell'Iva e franco azienda, a 1,05 euro al litro sui minimi e 1,15 sui massimi, per un prezzo medio di euro 1,10 al litro, ed un prezzo prevalente di 1,10 euro al litro, con questo ultimo valore in crescita del 37,5% sulla settimana precedente, che aveva osservato sostanziale stabilità sulle rilevazioni dal 16 aprile scorso in poi con un prezzo prevalente caparbiamente attestato a 0,80 euro al litro ed un prezzo medio di poco superiore: 0,87 euro. Si tratta di un vero e proprio sprint di fine campagna per i prezzi normalmente imputati al rapporto tra allevatori e trasformatori privati e mediamente più bassi di quelli praticati dai caseifici della cooperazione.

Sempre secondo l'istituto, il valore del latte ovino in Sardegna, al lordo dell'Iva e franco azienda, in una diversa situazione territoriale e di mercato il 23 luglio scorso oscilla tra un minimo di 0,85 euro al litro ed un massimo di 1,10 euro al litro, in media a 0,975 euro al litro, e conferma il prezzo rilevato da Ismea sin dal 25 giugno scorso, quando era cresciuto del 2,6%, come rilevato da AgroNotizie nell'articolo del 30 giugno scorso. Sono questi i prezzi orientativamente praticati dai caseifici cooperativi.
 

Il punto di vista del Consorzio di tutela Pecorino romano

Gianni Maoddi, presidente del Consorzio tutela Pecorino romano Dop, non nasconde la propria soddisfazione ad AgroNotizie per l'esito della campagna lattiero casearia 2020/2021 ormai al termine: "È andata e sta andando bene, e non solo per i prezzi soddisfacenti del Pecorino romano, per il quale si attendeva per maggio una inversione di tendenza o quanto meno un arresto della crescita che invece non ci sono stati, anzi, da allora si sono verificati altri aumenti sia in termini di prezzo che di consumi".

Maoddi spiega ad AgroNotizie: "Ci troviamo di fronte ad un mercato in sostanziale equilibrio, che non interrompe stock: mentre la produzione 2019/2020 risulta completamente assorbita, i quantitativi prodotti nella nuova stagione vengono gradualmente prenotati e al momento, per esempio, molte aziende impegnano già la produzione di febbraio 2021 che è pronta a passare di mano tra il compimento del quinto mese di stagionatura in luglio e le prenotazioni per il prodotto da grattugia, che sono quasi al termine, per il prodotto di otto mesi".

Per quanto riguarda il prezzo del latte ovino sardo, invece, nei giorni scorsi il direttore generale di Legacoop Sardegna, Daniele Caddeo aveva illustrato come il prezzo del latte all'ovile pagato dalla cooperazione aderente a Legacoop agli allevatori ovini - che acquista il 72% del latte ovino sardo - sia stato nel 2020/2021 di euro 1,09, per gli allevatori soci e di 1,03 per gli allevatori non soci, premiante su uno 0,85 euro di media pagato dai caseifici privati.

Per Maoddi su tanto si misurano due differenti tipologie di approccio al pagamento del latte: "Si tratta di due tipi di fornitura diversi, anche se i risultati convergono verso un valore che tende ad uniformarsi nel tempo; il prezzo pagato durante la campagna dagli operatori privati agli allevatori è un prezzo di acconto che verrà conguagliato entro l'anno e, visti i prezzi del Pecorino romano, coprirà sicuramente il divario apparente con il prezzo pagato ai soci della cooperazione. I soci delle coop dovranno aspettare a giugno 2022 per la chiusura dei bilanci 2021 per avere il conguaglio sul prezzo di acconto di questa campagna che oggi gravita intono ai 0,70-0,80 euro al litro".

Prezzi in equilibrio per il Pecorino romano, bene i prezzi per gli allevatori, ma forse sarebbe ora per la filiera ovina sarda di dotarsi di un Piano di regolazione dell'offerta, per evitare in futuro rialzi eccessivi del formaggio e conseguenti tracolli, con le più che ovvie ripercussioni negative sul prezzo del latte. Su tanto il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino romano dice: "Dopo il tentativo fallito del 2019/2020, è subentrata la crisi da Covid, che ha particolarmente colpito gli altri formaggi ovini sardi, che continuano a soffrire per mancanza di consumi da parte dell'horeca che stenta a ripartire. Il Pecorino romano rappresenta ancora una volta l'unica valvola di sfogo a tali situazioni di emergenza e ancora una volta è protagonista di un grande risultato, non mi pare inoltre che le attuali regole di ingaggio permettano la realizzazione di una programmazione che possa essere ampiamente condivisa ed approvata da tutti".

Infine su tanto Maoddi aggiunge: "Al riavvio della vita normale post pandemia, analizzeremo attentamente i nuovi e mutati livelli di consumo e insieme a tutti gli operatori valuteremo la necessità di intervenire su una nuova programmazione produttiva: coscienti del fatto che non sarà l'unica soluzione ai mali del nostro comparto".

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