Api regine, intervista a Aiaar

Abbiamo intervistato il nuovo presidente Salvatore Ziliani, insieme ad altri consiglieri e tecnici dell'Associazione italiana allevatori api regine, per farci spiegare quali sono le priorità del nuovo direttivo e gli obiettivi generali della loro attività

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un'ape regina di sottospecie ligustica su un favo
Fonte foto: Aiaar

Nel panorama apistico italiano, l'allevamento delle api regine ha un ruolo importante, non solo tecnico, ma anche economico e ecologico ed è al centro di un forte dibattito su quali siano le strade da seguire.

Aiaar, l'Associazione italiana allevatori di api regine, è stata una delle prime associazioni, se non la prima, ad essere stata fondata per unire e coordinare gli apicoltori che si dedicano a questa attività.

Recentemente il direttivo dell'associazione è stato rinnovato, così abbiamo deciso di intervistare il nuovo presidente Salvatore Ziliani, che ha accettato l'invito, chiedendo però di allargarlo anche ad altri membri dell'associazione.

E così questa intervista si è trasformata in una discussione a più voci che ha visto la partecipazione anche dei consiglieri Paolo Spiccalunto, Angelo Dettori, Riccardo Babini e del responsabile tecnico Raffaele Dall'Olio.

Signor Ziliani, da chi è composto il nuovo consiglio direttivo di Aiaar?
Salvatore Ziliani: "Il nuovo consiglio direttivo è variegato, ma ha una continuità: Marco Valentini, che da anni si occupa di apicoltura e politica apistica, Leandro Cilia, che erano già consiglieri, poi abbiamo Paolo Spiccalunto, di Roma, che è anche il tesoriere e che sposta la rappresentanza anche verso Sud assieme a Riccardo Terriaca direttore del Conaproa, in Molise, poi Riccardo Babini, direttore dell'Ara, l'Associazione romagnola apicoltori, che è la più importante realtà italiana per la commercializzazione delle api regine, Angelo Dettori presidente anche lui di una associazione territoriale e assieme a Valentini rappresentante del mondo del biologico, e poi io che sono stato scelto come presidente all'unanimità, che indica già una unità di intenti".

Visto che ha fatto un quadro geografico, per quanto riguarda il Nord Est e il Nord Ovest e le grandi isole, attualmente non c'è nessuno?
Salvatore Ziliani: "Nel consiglio no, ma abbiamo dei soci, in Sicilia, allevatori di Apis mellifera siciliana, e uno Sapienza che è anche il nostro referente presso l'Albo nazionale allevatori di api regine e due soci della Sardegna, Giuseppe Caboni e Deidda".

Quali sono gli obiettivi del nuovo consiglio?
Salvatore Ziliani: "Ci sono obbiettivi nel breve e nel medio e lungo periodo. A breve termine stiamo lavorando su problematiche legate alla logistica degli allevamenti delle api regine, e abbiamo aperto dei canali di dialogo con il ministero e con gli esportatori, portando avanti un lavoro che era stato abbozzato anche dal vecchio consiglio. Nel brevissimo periodo stiamo partendo con una serie di webinar non tanto sull'allevamento delle api regine ma sulla diffusione della cultura della genetica apistica, perché siamo convinti che quello che manca al settore sia proprio una base solida di genetica apistica.

Per quanto riguarda la formazione di base invece abbiamo deciso di non occuparcene direttamente, per non disperdere energie, ma di creare delle collaborazioni con associazioni locali e anche enti formativi privati, da coinvolgere con un patrocinio in cui si definiscano le modalità e le finalità di Aiaar e di cui abbiamo già steso la bozza. Finalità che sono il portare avanti l'interesse degli allevatori, ma anche fare selezione fatta bene con criterio e anche sempre con una grande attenzione alla tutela delle sottospecie autoctone. Perché oggi non si può pensare di fare selezione senza fare tutela. E qui lascerei la parola a Raffaele Dall'Olio".


Certo, oggi quando si parla di allevamento di api regine, si deve parlare anche di selezione, e anche miglioramento genetico, e di tutela della biodiversità. Ma quali sono i caratteri che volete selezionare o migliorare e dal punto di vista della tutela, cosa e come volete tutelare?
Raffaele Dall'Olio: "Adesso il consiglio è appena insediato e nel dettaglio gli obiettivi non sono stati ancora formalizzati. Ma Aiaar ha una storia e aveva già un progetto che si chiama Italian queens, che è stato messo in pausa nel 2020 per l'emergenza sanitaria, ma che verrà portato avanti, magari con qualche modifica, ma credo che l'impostazione di fondo rimanga valida. Un progetto che prevede la valutazione dei riproduttori in gruppi di sorelle, l'inserimento dei dati in una piattaforma europea come Beebreed, l'utilizzo di stazioni di monta isolati, o là dove non è possibile l'isolamento completo puntando sulla saturazione dell'areale con i fuchi selezionati, con linee conosciute. E questo per quanto riguarda la selezione e il miglioramento delle performance zootecniche.

Ma accanto a questo in Aiaar è ben chiaro e condiviso che
Apis mellifera non ha solo una valenza zootecnica, ma ha anche una valenza ambientale che deve essere tutelata: nel tentativo lecito di migliorare certe caratteristiche non riteniamo una scelta sostenibile quella che andrebbe ad intaccare (o anche solo rischiare di intaccare) la fitness di popolazioni endemiche quali sono le popolazioni di Apis mellifera ligustica nella penisola ed in Sardegna e di Apis mellifera siciliana in Sicilia. Mentre si lavora perseguendo l'interesse degli apicoltori, quello che è stato il lavoro della selezione naturale che ha portato al differenziamento di queste popolazioni nel corso dell'evoluzione va tutelato. E gli strumenti per farlo ci sono".

Andando nello specifico, quali sono i caratteri zootecnici ricercati?
Raffaele Dall'Olio: "Nel programma originale di Italian queens, i caratteri ricercati sono, lo sviluppo della popolazione, la produzione in miele, la docilità, la scarsa tendenza alla sciamatura, un indice di svernamento e anche caratteri di tolleranza a malattie e parassiti, in particolare, covata calcificata, pesti e altre malattie della covata.

E poi si deve tener conto anche che chi acquista regine, magari non lo fa solo per scopi produttivi professionali, ci sono anche i così detti hobbisti, di chi magari non ha necessità di particolari esigenze produttive o aziendali, ma vuole api che siano facili da allevare, che stiano bene, che in qualche modo abbiano poco bisogno di cure perché si adattano al posto dove sono. E non è una porzione di utenti trascurabile".


Salvatore Ziliani: "Oltre alla produzione oggi dobbiamo guardare anche alla sostenibilità aziendale. Guardare solo alla produzione non è molto intelligente se poi, a fronte di un aumento di miele, aumentano molto di più i costi di gestione, ad esempio in termini di nutrizione artificiale e di lavoro".

Salvatore Ziliani
Salvatore Ziliani, presidente Aiaar

Per quanto riguarda la tutela, da quello che avete detto, mi sembra di capire che l'idea sia quella di selezionare all'interno della sottospecie autoctona, giusto?
Angelo Dettori: "Quello del mantenimento della sottospecie autoctona è una cosa che Aiaar porta avanti da anni e da quando è partito il progetto Italian queens c'è attenzione anche nella scelta delle linee da portare avanti e su cui fare selezione per garantire che si stia lavorando con Apis mellifera ligustica. Quindi la scelta e la certezza di lavorare con la sottospecie autoctona è un discorso basilare e di partenza".

Raffaele Dall'Olio: "Per questo abbiamo una convenzione con l'università della Murcia in Spagna, per le analisi del Dna mitocondriale che sono un primo filtro, a maglia larga, per andare a vedere se le linee che andiamo a selezionare sono davvero appartenenti alla sottospecie desiderata".

Angelo Dettori: "Noi abbiamo la fortuna di avere una sottospecie che è nata da una ibridazione naturale di Apis mellifera mellifera e Apis mellifera carnica e da una successiva selezione naturale che fa si che ci sia al suo interno una grande variabilità e una grande plasticità di adattamento e quindi abbiamo anche la possibilità di selezionare i vari caratteri e costituire varie linee che siano adatte alle varie esigenze. Sta a noi andarle a sceglierle, selezionarle e proporle".

Sì, ma in realtà noi di specie autoctone ne abbiamo quattro: la ligustica, la siciliana, ma anche la mellifera sulle Alpi occidentali e la carnica sulle Alpi orientali, per quello anche la mia domanda su eventuali soci in quelle zone geografiche.
Raffaele Dall'Olio: "Sì è vero, anche se personalmente preferisco parlare di endemismi, e le sottospecie endemiche in Italia sono la ligustica e la siciliana. E' vero che ci sono popolazioni autoctone locali di Apis mellifera mellifera e di Apis mellifera carnica, ma è anche vero che una mellifera allevata nel Ponente ligure viene portata in Francia o in Inghilterra, non è proprio riconoscibile come la Apis mellifera mellifera di quelle zone, così come per una Apis mellifera carnica allevata in certe parti del Friuli che potrebbe non essere riconosciuta come tale in Slovenia. Quindi sono popolazioni autoctone, ma non sarei così sicuro di poterle ricondurle a una sottospecie. Quindi va bene anche lavorare con popolazioni autoctone localmente adattate essendo coscienti di questo".

Angelo Dettori: "Al momento per statuto Aiaar alleva Apis mellifera ligustica e Apis mellifera siciliana, per gli apicoltori Siciliani. Abbiamo pensato di inserire anche allevatori locali di Apis mellifera mellifera sul confine Ovest e di Apis mellifera carnica su quello Est, ma per altri tipi di problemi interni, per ora non ci siamo ancora riusciti".

Salvatore Ziliani: "Riguardo alla tutela però ci tengo a sottolineare che Aiaar è totalmente in disaccordo con le teorie che ormai l'ibridazione è troppo diffusa e che per tutelare le sottospecie autoctone si debba lavora sulle isole, nelle stazioni di fecondazione isolate o con l'inseminazione strumentale. Perché se la tutela di una sottospecie è in luogo isolato, allora anche lo zoo è una tutela degli animali. La vera tutela delle sottospecie è nei loro areali di origine.

Anzi ribalterei la cosa. Aiaar riconosce a tutti la libertà di fare impresa, e se uno vuole allevare, per un suo mercato di esportazione una sottospecie diversa, o un ibrido, allora in quel caso si usino le zone isolate, per non inquinare le popolazioni endemiche".


Comunque la si giri, resta un problema pratico e giuridico. La libertà di impresa non la riconosce una associazione, la riconosce la legge. E in assenza di norme specifiche chiunque può allevare l'ape che vuole nel posto che vuole. Una stazione isolata, anche una piccola isola, per qualunque scopo la si voglia usare, potrebbe non restare isolata, se non c'è una norma che lo garantisce, perché qualcun altro può andarci. Quindi quali strumenti giuridici ci sono o proponete per individuare e garantire zone isolate?
Salvatore Ziliani: "Come si normano le spiagge e le cave, non vedo impossibile normare anche cose del genere. E il lavoro che si sta portando avanti con il ministero per la logistica degli allevamenti va anche in questa direzione".

Rafaele Dall'Olio: "Poi, al di là della norma, o meglio dove non arriva la norma deve arrivare l'etica e la cultura dell'apicoltore e questo fa parte del lavoro di comunicazione che stiamo portando avanti".

Paolo Spiccalunto: "Spesso bisogna stare attenti a scelte che, in nome della libertà di impresa, sono e saranno dannose per tutto il settore apistico nazionale, e che penalizzano milioni di anni di selezione naturale che ha portato a una sottospecie con potenzialità enormi, invidiata e riconosciuta anche in passato come una delle migliori api per fare apicoltura. Scelte che spesso sono fatte per mancanza o poca conoscenza di questa ricchezza, che così non viene tutelata e viene messa a rischio.

E per questo creare una rete territoriale di Aiaar su base regionale, per dialogare e per diffondere formazione e informazione sul territorio".


Ma rispetto alla tutela, quale è secondo voi il livello di rischio di erosione genetica delle due sottospecie? Oltre ad un lavoro di tutela è anche necessario un lavoro di ripristino?
Salvatore Ziliani: "E' una domanda difficile, il livello di erosione genetica va valutato. Personalmente ho notato un peggioramento, e ad esempio non sono più in grado di allevare nel mio territorio regine che abbiano caratteri omogenei, e sono costretto a comprarle. Sicuramente la teoria che ormai il danno è fatto, i buoi sono scappati, non la accettiamo.

Sicuramente come Aiaar non tollereremo più la falsa narrazione che in Italia si sono diffuse altre sottospecie e incroci come la Buckfast, perché sulla ligustica non è mai stato fatto un lavoro di selezione serio. Sono panzanate che non siamo più disposti a tollerare. E mi raccomando scriva panzanate.

E quindi lavoriamo per salvaguardare quello che c'è e per ripristinare là dove ci sia da ripristinare".


Raffaele Dall'Olio: "L'esempio dell' Apis mellifera siciliana su questo è incoraggiante. Il progetto ApeSlow, ben fatto, oltre ad aver salvaguardato un patrimonio genetico ha creato un interesse e una cultura che continuano a crescere anche a distanza di anni. E anche il concetto che ormai era tutto ibridato, che pure c'era, è stato superato ed è stato dimostrato che in effetti la siciliana era presente sul territorio".

Quali sono oggi i rapporti con gli enti di ricerca?
Salvatore Ziliani: "Attualmente stiamo iniziando ad allacciare i rapporti e proporre collaborazioni e progetti, ma è presto per parlarne. Ovviamente il Crea resta centrale. Continua la relazione con l'università di Murcia in Spagna, perché al momento è l'unica che ci offre il servizio di analisi del Dna mitocondriale, ma nulla vieta che analisi del genere possano essere fatte anche da altre parti".

E per quanto riguardo le relazioni con l'Albo nazionale degli allevatori di api regine?
Salvatore Ziliani: "I rapporti con l'Albo sono buoni e stretti. Giuseppe Caboni, Sergio Sapienza e Leandro Cilia sono tutti soci che sono anche referenti tecnici dell'Albo. Teniamo ad avere buoni rapporti con l'Albo e a garantire le competenze e le peculiarità reciproche: Aiaar è un'associazione, non è l'Albo e non si vuole sostituire all'Albo. Noi abbiamo bisogno dell'Albo, perché l'Albo è una istituzione".

Raffaele Dall'Olio: "Io personalmente dal punto di vista tecnico ho sempre visto l'Albo come un riferimento, ad esempio rispetto ai criteri di valutazione alle definizioni delle caratteristiche delle varie sottospecie. Sono ovviamente attento anche a quello che avviene in altri paesi dove non esistono albi, ma in Italia abbiamo la fortuna di avere un Albo ministeriale e secondo me le linee guida devono venire da lì".

Dal punto di vista del rapporto con le associazioni di apicoltori, quale è la posizione di Aiaar?
Salvatore Ziliani: "Aiaar si pone a 360 gradi in un'ottica completamente laica e aperta. Ad esempio Babini è direttore Ara e di Miele in Cooperativa, io sono anche vicepresidente Fai, Cilia è iscritto all'Associazione apicoltori Felsinei che è associata Unaapi, Valentini è presidente di Pronubìo che rappresenta una parte importante del mondo biologico. Quindi le maggiori associazioni sono già in qualche modo presenti nello stesso direttivo di Aiaar, che da parte sua non si vuole affiliare a nessuno e resta aperta a dialogare con tutti".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: api interviste apicoltura genetica

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