Nel Chianti si usano gli ultrasuoni contro i cinghiali

Gli ungulati, e in particolare i cinghiali, rappresentano una minaccia importante per la redditività delle aziende agricole. Nel Chianti Classico si sono sperimentati gli ultrasuoni

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il cinghiale causa il 70% dei danni da fauna selvatica in agricoltura (Foto di archivio)
Fonte foto: © zolastro - Fotolia

In Toscana ci sono circa 400mila ungulati tra cinghiali, cervi e caprioli. Animali che negli ultimi anni sono aumentati di numero arrecando gravi danni alle coltivazioni. Questi animali infatti si nutrono di un gran numero di colture e spesso si avventurano anche nei centri urbani alla ricerca di cibo.

I cinghiali in particolare possono provocare danni ingenti sia diretti, cibandosi delle colture, sia indiretti, scortecciando alberi o smuovendo la terra alla ricerca di radici e semi. Le stime delle associazioni di categoria sui danni da fauna selvatica a livello nazionale sono variabili, la Coldiretti parla di 200 milioni di danni causati dai soli cinghiali ogni anno.
 
Per tentare di risolvere il problema nella zona del Chianti Classico è nato un Gruppo operativo (finanziato dalla misura 16 del Psr regionale) che ha provato ad impiegare gli ultrasuoni per allontanare gli ungulati dai campi coltivati.

"Si tratta di apparecchi che vengono installati a bordo campo ed emettono dei suoni a frequenze variabili, non udibili dall'uomo, ma che risultano estremamente fastidiosi per gli animali", racconta Massimiliano Biagi, agronomo dell'azienda vitivinicola Barone Ricasoli. Azienda capofila del progetto Ultrarep che ha visto coinvolti anche altre tre aziende agricole, centri di ricerca e la startup Natech, che ha sviluppato la tecnologia innovativa.
 

 
Niente reti, solo ultrasuoni

L'idea di fondo è semplice. Invece di difendere le coltivazioni con barriere fisiche, come le reti, che sono costose da installare e manutenere ed esteticamente spiacevoli, si utilizzano gli ultrasuoni per allontanare gli ungulati.

"Le prime sperimentazioni che abbiamo fatto sono state positive, ma questo strumento deve ancora essere migliorato per offrire una difesa adeguata", racconta Biagi. "Se infatti i caprioli vengono allontanati efficacemente, con i cinghiali la situazione è più difficile. I cinghiali sono meno timorosi e vivono in branchi anche grossi. Quando hanno fame e sentono l'odore dell'uva matura gli ultrasuoni poche volte riescono a fermarli".
 
L'installazione degli emettitori in un campo di orticole
L'installazione degli emettitori in un campo di orticole

"Credo che la strategia migliore sia quella di abbassare la popolazione con una caccia di selezione, in modo da alleggerire la pressione sulle colture. E poi strumenti come gli emettitori di ultrasuoni possono servire come ulteriore deterrente per gli ungulati", sottolinea Biagi. "Noi crediamo fortemente che questa tecnologia possa essere efficace e non possiamo pensare che per produrre il nostro vino si debba recintare ogni vigna del Chianti".

Un elemento fondamentale da tenere in considerazione è la predisposizione di 'corridoi ambientali'. Bisogna infatti prevedere delle aree intorno alle coltivazioni in cui gli ungulati possano essere liberi di muoversi in modo da potersi allontanare dalla fonte di ultrasuoni senza trovare ostacoli. In questo modo si evita che gli animali vengano 'spinti' nei campi del vicino e che gli ungulati, non avendo alternative, superino il fastidio degli ultrasuoni per cibarsi delle colture.

La sfida non è semplice visto che per ogni agricoltore, in Toscana, ci sono ben cinque ungulati, che attaccano soprattutto le coltivazioni a mezza quota, vicino ai boschi e lontane dai centri abitati. Per questo il progetto Ultrarep ha previsto l'applicazione dei dispositivi in tre aree target della Toscana (collina, pianura e montagna) e su tre diverse produzioni agroforestali (vite, ortaggi, rimboschimento e reimpianto di nuove aree verdi), caratterizzate da significativi danni arrecati dagli ungulati selvatici.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione tecnologia fauna selvatica danni

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