Un sms per salvare lupi e greggi

Abbiamo intervistato Andrea Palomba della Cia Umbria sulla sperimentazione di un dispositivo, messo a punto dall'Università della Tuscia, che avverte gli allevatori in caso di attacco da animali selvatici

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un particolare del dispositivo installato su un palo di recinzione durante la giornata dimostrativa
Fonte foto: Cia Umbria

Gli attacchi dei predatori agli animali al pascolo stanno diventando uno dei problemi principali dell'allevamento estensivo, soprattutto in zone di collina e di montagna.

Un problema complesso perché da un lato c'è la necessità di garantire la sicurezza degli animali domestici e l'attività e il reddito degli allevatori, e dall'altro, come nel caso dei lupi, c'è il dovere di tutelare animali selvatici protetti.
 
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Un problema particolarmente sentito anche in Umbria dove la Cia regionale ha coordinato il progetto AllesteQual per sperimentare un dispositivo messo a punto dall'Università della Tuscia di Viterbo che vuol proteggere le greggi, e il lavoro dei loro allevatori, e salvaguardare gli animali selvatici.

Un dispositivo che in caso di attacco da predatori manda immediatamente un messaggio sul telefono dell'allevatore, che può intervenire prontamente sventando o limitando i danni, sviluppato grazie ai finanziamenti della sottomisura 16.2 del Psr Umbria 2014-2020 per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie.

Per capire meglio come funziona questo strumento abbiamo intervistato Andrea Palomba, responsabile progettazione della Cia Umbria.

Andrea Palomba, come  è fatto e come funziona questo dispositivo?
"Si tratta di un dispositivo molto semplice, composto da un microfono ad alta sensibilità associato ad un processore di frequenze audio, il tutto collegato a una scheda sim che in caso in cui i suoni superino una certa intensità invia un messaggio al telefono dell'allevatore. Il dispositivo deve essere settato sul rumore standard dell'ambiente, in modo che possa percepire quando ci sono delle diversità di rumori che possano indicare un evento anomalo come un attacco di lupi.

Fisicamente può essere installato dove vuole l'allevatore, sia all'interno di recenti che su superfici di pascolo. Però più è rumoroso l'ambiente più il raggio di azione in cui il dispositivo può rilevare suoni anomali si restringe. Comunque può coprire discretamente raggi di  alcune decine di metri anche con importanti disturbi di rumori esterni.

Per quanto riguarda l'alimentazione, si può collegare ad una batteria o magari ad un piccolo pannello fotovoltaico come quelli usati per il campeggio, dal momento che il fabbisogno di energia è basso"
.

Dove è stato collaudato? E che risultati ha dato?
"E' stato collaudato presso la società agricola Marceddu di Castelgiorgio, in provincia di Terni. Una azienda che alleva pecore da latte in maniera estensiva, in una zona dove gli attacchi di lupo documentati sono molto frequenti. I risultati sono stati molto positivi perché lo strumento si è rivelato molto sensibile a distinguere la variazione del rumore standard del gregge, come ad esempio belati e suoni dei campanacci, rilevando le variazioni e la presenza di rumori anomali".

C'è il rischio che il dispositivo dia dei falsi allarmi?
"Il segreto sta nel settaggio iniziale dello strumento, rispetto alla rumorosità standard dell'ambiente e del gregge. Ovviamente possono esistere dei rumori estranei non previsti che possono generare dei falsi allarmi".

In caso di allarme come si deve comportare l'allevatore?
"In caso di allarme l'allevatore riceve un sms sul cellulare e se si trova in prossimità del gregge può intervenire tempestivamente. Però in caso di grandi spazi non è ovviamente possibile garantire sempre una tempestività di intervento. Per questo, in prospettiva, è stata pensata la possibilità di collegare il dispositivo a dei dissuasori che partano in automatico, come luci abbaglianti, sirene, altoparlanti, ecc., in grado di spaventare i lupi".

Questo dispositivo è stato presentato recentemente in una prova dimostrativa, gli allevatori si sono mostrati interessati?
"Nonostante le restrizioni dovute alla situazione epidemiologica e al fatto che l'azienda non sia in una località troppo pratica da raggiungere, c'è stata una presenza di una ventina di partecipanti tra allevatori e tecnici, che si sono mostrati interessati, anche perché ad oggi non ci sono strumenti difensivi nei confronti dei lupi, al di là degli indennizzi che in ogni caso non sono mai sufficienti a coprire i danni diretti, come la morte degli animali, e quelli indiretti, come le perdite di produzione e gli eventuali aborti dovuti allo stress delle pecore spaventate".

Quale potrebbe essere il costo di un dispositivo del genere?
"Facendo una stima, l'assemblaggio delle componenti ha un costo di circa 500 euro, senza alimentazione, quindi verosimilmente il costo totale si dovrebbe aggirare intorno ai 700 euro, un costo sostenibile se si considerano le possibili riduzioni dei danni dovuti agli attacchi dei lupi".

Attualmente è ancora a livello di prototipo. E' prevista una industrializzazione e una messa sul mercato?
"Il progetto AllesteQual si è concluso a settembre, ora il dispositivo è realizzato, ma non è ancora industrializzato e attualmente nemmeno brevettato. Le strade al momento possono essere due: o una azienda tecnologica è interessata ad acquisirlo, produrlo e commercializzarlo, o gli allevatori interessati possono richiedere l'assemblaggio delle componenti per realizzare un dispositivo per loro stesse".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento ricerca interviste ovini tecnologia fauna selvatica università lupi

Rubrica: AgroInnovAzione

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