Vespa orientalis in Toscana, ne parliamo con gli esperti

Abbiamo intervistato Rita Cervo e Federico Cappa dell'Università di Firenze che, insieme ai tecnici dell'Associazione regionale produttori apistici toscani, hanno effettuato un sopralluogo a Grosseto dove nei giorni scorsi è stato segnalato il calabrone orientale

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un esemplare di Vespa orientalis
Fonte foto: MattiPaavola - Wikipedia

Nei giorni scorsi è arrivata la notizia, pubblicata dal sito di StopVelutina, del ritrovamento di vari esemplari di Vespa orientalis a Grosseto, nel Sud della Toscana.

Si tratta della prima segnalazione ufficiale di Vespa orientalis in Toscana, che è stata fatta da un appassionato di entomologia, Giacomo Capitani, che il 27 e il 29 agosto aveva osservato alcuni esemplari sul tronco di un albero nel centro urbano, intenti probabilmente a bottinare della melata.

Poi venerdì scorso due referenti regionali della rete StopVelutina, Rita CervoFederico Cappa dell'Università di Firenze, hanno fatto un sopralluogo nella zona di ritrovamento, insieme a Michele Valleri, tecnico di Arpat, l'Associazione regionale produttori apistici toscani, e noi li abbiamo intervistati per cercare di capire meglio chi è questo calabrone, quale è la situazione e quali scenari e problematiche può aprire.

Cosa è stato visto nel sopralluogo di venerdì scorso?
"Durante il sopralluogo nella mattina del venerdì è stata confermata la presenza di operaie di Vespa orientalis sul luogo della segnalazione,  già a partire dal momento del nostro arrivo intorno alle ore 11:00. Il luogo della segnalazione si trova nel centro di Grosseto, in corrispondenza del Parco della Rimembranza, circondato dalle Mura Medicee, a pochi minuti da piazza Dante Alighieri.
Gli individui di Vespa orientalis, sempre presenti in numero di uno o due durante tutto il periodo di osservazione, fino alle ore 13:00 circa, erano intenti a foraggiare sul tronco di un giovane olmo, in corrispondenza di piccole aperture da cui fuoriusciva un essudato zuccherino. Ciascun esemplare spendeva alcuni minuti a succhiare il liquido, per poi allontanarsi seguendo una traiettoria piuttosto precisa in direzione Nord-Ovest"
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Quindi è quasi sicuro che ci sia un nido?
"Il fatto che i diversi individui presenti seguissero più o meno la stessa direzione una volta lasciato il tronco, fa pensare alla presenza di un unico nido, probabilmente situato entro la distanza di circa un chilometro dal luogo del rilievo. Purtroppo, l'ispezione della zona, con particolare attenzione alle cavità presenti sia negli alberi del parco, sia tra le mura, non ha permesso di individuare il nido, che potrebbe però essere situato anche in un edificio o altra struttura di origine antropica, dato che la specie ama molto nidificare in ambienti chiusi, quali ad esempio l'interno dei cassoni degli avvolgibili nelle case.

L'ispezione della zona in cui viene effettuato il mercato cittadino (piazza Esperanto e via dei Lavatoi), sul lato opposto del centro storico, non ha evidenziato la presenza di altri esemplari di Vespa orientalis, in corrispondenza dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti organici, intensamente pattugliati invece da esemplari di Vespula. Questo fa pensare che la specie non sia ancora molto diffusa sul territorio cittadino, dato che, nelle città del Sud Italia (come a Palermo o a Napoli) in cui la specie è abbondante, la presenza di operaie impegnate a foraggiare si registra frequentemente, insieme a quella di Vespula spp., nelle zone in cui vengono smaltiti gli scarti alimentari dei mercati. La specie, infatti, sembra essere piuttosto opportunista dal punto di vista trofico, cioè della sua alimentazione"
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Ma chi è e come si comporta Vespa orientalis?
"La Vespa orientalis o calabrone orientale è una delle tre specie del genere Vespa attualmente presenti in Europa ed è da sempre presente in Italia, ma fino ad ora solo nel Sud del paese. Le altre due sono il calabrone europeo, Vespa crabro, e il calabrone asiatico o calabrone dalle zampe gialle, Vespa velutina, una specie invasiva segnalata in Italia a partire dal 2012-2013 e attualmente presente nel ponente ligure, nel basso Piemonte e al confine tra Liguria e Toscana.

Vespa orientalis ha un ciclo coloniale simile a quello delle altre specie: la regina fonda una nuova colonia in primavera, dopo la diapausa invernale, e si prende cura della prima generazione di larve. Una volta sfarfallate le prime operaie, in primavera inoltrata, queste si fanno carico di tutte le mansioni di costruzione della colonia e allevamento della prole della regina, che continua soltanto il suo compito riproduttivo di deposizione. In autunno, quando la colonia è al suo massimo dal punto di vista del numero di individui, vengono prodotti i nuovi riproduttori (maschi e future regine); questi si accoppiano e in seguito le femmine accoppiate cercano un luogo riparato in cui svernare, mentre i maschi muoiono e la colonia con le sue operaie si avvia verso il declino con l'arrivo dei primi freddi autunnali.

Il nido, come in Vespa crabro, viene tipicamente costruito all'interno di cavità, prediligendo tronchi cavi, edifici abbandonati o tane sotterranee in ambiente rurale. A differenza di Vespa crabro, però, il calabrone orientale sembra avere una predilezione per l'ambiente urbano, caratteristica che lo accomuna all'asiatica Vespa velutina sebbene, a differenza di quest'ultima, non costruisca nidi all'aperto di notevoli dimensioni, prediligendo invece luoghi asciutti e riparati, quali i cassoni degli avvolgibili, per le sue colonie di dimensioni più contenute.

Le tre specie si possono distinguere in base ad alcune differenze morfologiche, come riportato anche in una brochure scaricabile alla fine di questo articolo"
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Un esemplare di Vespa orientalis a Grosseto
Un esemplare di Vespa orientalis fotografato a Grosseto, con in dettaglio il tronco dell'olmo su cui era in attività
(Fonte foto: Michele Valleri - Arpat)

Rispetto a Vespa crabro e a Vespa velutina, quale è il rischio per le api mellifere?
"Come le altre specie del genere Vespa, anche Vespa orientalis è un efficiente predatore dell'ape (Apis mellifera). L'ape da miele, infatti, rappresenta la preda ideale essendo abbondante e concentrata e soprattutto disponibile durante i mesi estivi e inizio-autunnali quando la colonia di calabroni necessita di un abbondante apporto proteico per allevare le larve dei nuovi riproduttori. Gli apicoltori in alcune zone di Sicilia e Campania hanno infatti riportato negli ultimi anni un'intensa attività di predazione sugli apiari alla fine dell'estate da parte di questa specie, con notevole indebolimento delle famiglie di api che, stremate, spesso non sopravvivono ai successivi mesi invernali".

Quando e come attacca Vespa orientalis?
"L'attività di predazione di Vespa orientalis sull'ape da miele si concentra essenzialmente alla fine dell'estate o durante l'inizio dell'autunno, come avviene anche per le altre specie di calabrone. In questo periodo infatti, come detto prima, la colonia deve far fronte al notevole fabbisogno di cibo di natura proteica, necessario per lo sviluppo larvale della nuova generazione di riproduttori (maschi e future regine). La strategia di predazione appare simile a quella messa in campo dalle altre specie del genere Vespa. Le operaie di calabrone pattugliano l'ingresso delle arnie, mantenendosi in volo librato dinanzi al predellino, tentando di intercettare le api bottinatrici in uscita o in rientro dai voli di bottinamento, oppure catturando individui isolati direttamente sul predellino. Inoltre, a differenza di Vespa crabro, ma in maniera più simile a Vespa velutina, anche Vespa orientalis sembra effettuare degli attacchi in massa in cui le operaie del calabrone assediano la famiglia di api, indebolendola progressivamente ed arrivando perfino ad entrare anche all’interno dell’arnia per completare la razzia della colonia, uccidendo la prole immatura e saccheggiandola delle sue risorse".

Ci sono state altre segnalazioni di Vespa orientalis in altre zone del Nord Italia, in particolare a Trieste e a Genova. Che sta succedendo?
"Vespa orientalis ha una distribuzione tipicamente mediterranea, la specie sembra essere ben adattata a climi relativamente caldi e secchi ed è infatti diffusa nel Sud-Est europeo (compresa l'Italia centro-meridionale), nell'Africa mediterranea e nel Medio Oriente fino ad arrivare all'India e al Madagascar. In Italia negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva espansione del suo areale verso Nord, probabilmente facilitata dal sempre più evidente cambiamento climatico, con stagioni estive più lunghe e torride. La presenza di Vespa orientalis in Campania e Lazio si registra già da qualche anno e non è improbabile che il calabrone orientale abbia proseguito nella sua risalita raggiungendo il territorio toscano, almeno nella sua parte meridionale".

Vespa orientalis sembra avere una preferenza per i centri urbani, può essere un pericolo per le persone?
"Come si è detto sopra, la specie sembra avere una predilezione per gli ambienti antropizzati. In ambiente urbano, infatti, vi è ampia disponibilità di siti di nidificazione protetti e di potenziali risorse trofiche date dagli scarti di materiale organico prodotto dall'uomo. Naturalmente, la nidificazione in ambiente urbano, soprattutto se nei pressi delle abitazioni, può comportare dei rischi per l'uomo essendo un insetto pungitore di certa dimensione ed in grado di iniettare un discreto quantitativo di veleno. Gli esemplari in particolare possono diventare piuttosto aggressivi se il nido è minacciato, soprattutto durante i mesi tardo-estivi quando nella colonia sono presenti le larve dei futuri riproduttori".

Tornando al ritrovamento di Grosseto, c'erano mai state altre segnalazioni in zona o in zone vicine?
"Fino ad oggi non erano giunte segnalazioni poi confermate da foto. Un collega che si occupa di specie aliene di vertebrati ha però riportato una possibile segnalazione della specie (non confermabile tramite foto purtroppo) risalente al 2017 nei pressi del comune di Manciano, sempre in provincia di Grosseto".

Attualmente sono stati segnalati danni alle api da miele in zona?
"Ad oggi non sono stati segnalati particolari attacchi agli apiari in quella zona, sebbene, negli ultimi anni, si sia registrato un progressivo aumento delle segnalazioni di attacchi da parte di calabroni alle arnie alla fine dell'estate un po' su tutto il territorio regionale. Al momento però si tratta di un dato empirico e le segnalazioni corredate da immagini hanno sempre identificato il comune calabrone europeo, Vespa crabro, come responsabile di tali eventi di predazione e, purtroppo, l'asiatica Vespa velutina nella zona al confine con la Liguria".

Cosa si può fare e cosa verrà fatto ora in Toscana?
"Per valutare se l'arrivo di Vespa orientalis a Grosseto sia un evento isolato, frutto di un 'salto' di una singola regina che ha poi fondato il suo nido al di fuori dell'areale attuale, o una progressiva espansione di quest'ultimo verso Nord, con un'attuale diffusione della specie già sul territorio toscano, sarebbe auspicabile approntare una rete di monitoraggio e segnalazione precoce sia sugli apiari presenti in zona, sia nelle zone potenzialmente attrattive per la specie (es. mercati cittadini, centri di raccolta e smaltimento rifiuti organici).

In effetti una simile rete di segnalazione per monitorare la presenza di Vespa velutina è già presente in Toscana come frutto della collaborazione delle associazioni apistiche e i gruppi dell'Università di Firenze e di Pisa afferenti a StopVelutina e proprio tramite tale rete di segnalazione è stato possibile diffondere la notizia del ritrovamento di Vespa orientalis agli apicoltori ed all'opinione pubblica.

Sempre in collaborazione con le associazioni apistiche, si sta cercando di allertare gli apicoltori presenti sul territorio affinché prendano parte a questa campagna di monitoraggio delle specie di calabroni sul territorio regionale ed è stata diffusa una semplice scheda identificativa per riconoscere la specie, distinguendola da Vespa crabro e da Vespa velutina. Per prima cosa sarebbe importante capire se la presenza del calabrone orientale in Toscana è limitata solo a Grosseto, o se la specie è già presente anche in altre zone. Per capire ciò è fondamentale che gli apicoltori monitorino la situazione negli apiari distribuiti in zona, adottando un protocollo simile a quello già diffuso in questi anni per la segnalazione ed il monitoraggio di Vespa velutina"
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Scarica la brochure per il riconoscimento dei calabroni

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: ricerca api interviste apicoltura salute animale

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