La Mozzarella di bufala campana è in preda alla crisi da Covid-19: i caseifici sono in grado di assorbire sempre meno latte, nonostante la deroga al disciplinare che consente il parziale utilizzo del latte congelato per l’emergenza nella Dop, mentre gli allevatori sono ormai sul piede di guerra ed in attesa di una risposta da parte delle istituzioni.
 

Regione Campania, 26 milioni in più per le zoonosi 

In questo scenario si inserisce il provvedimento assunto ieri dalla Giunta regionale della Campania, che nel quadro della crisi indotta dal crollo della domanda di mozzarella ha prorogato fino al 31 dicembre 2020 la concessione degli indennizzi integrativi regionali per le zoonosi, finalizzati a coprire i costi sostenuti per gli abbattimenti dei capi risultati positivi a brucellosi, tubercolosi e leucosi enzootica. E per proseguire le attività di risanamento per l'anno 2020, la Giunta ha modificato la copertura finanziaria dai complessivi 9,5 milioni di euro a 35 milioni, ripartiti in 20 milioni per l'anno 2019 e 15 milioni per l'anno 2020. Una prima risposta, che ovviamente non risolve ancora il problema fisico dell’eccesso di offerta di latte.
 

Latte bufalino inutilizzato a marzo per 7300 tonnellate

Per avere un’idea della gravità della situazione basta tenere conto che - secondo Assolatte - nelle prime due settimane di marzo 2020 si è trasformato in mozzarella il 60% di latte in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: questo significa che qualcosa come almeno 7300 tonnellate di latte di bufala idoneo alla Dop è finito nei congelatori, da dove ora può essere in parte utilizzato per produrre anche Mozzarella Dop, ma il perdurare della bassa domanda, ridottasi quasi di due terzi nella seconda settimana di marzo, pone l’ulteriore problema di commercializzare il prodotto.
Al punto che, in Lazio, come denuncia Coldiretti, i trasformatori hanno chiesto agli allevatori di bufale di pagare loro stessi il congelamento del latte, mediante una decurtazione di 40 centesimi del prezzo del latte già a partire dal mese di marzo e fino a quando le acque si saranno calmate.

Da quanto apprende AgroNotizie al ministero per le Politiche agricole sono al vaglio le diverse soluzioni proposte: tra queste ci sono anche quelle prodotte a Caserta dall’associazione Ricerca innovazione e selezione bufala, diretta da Angelo Coletta, e da Coldiretti Lazio.
 

Associazione Ris bufala: mozzarella congelata o latte in polvere

Il 20 marzo, il direttore di Ris bufala Coletta scrive direttamente alla ministra Teresa Bellanova, chiedendo interventi urgenti con l’obiettivo di sottrarre dal mercato il latte stoccato:Dall’analisi della popolazione bufalina attualmente in produzione in Italia ed alla  contezza delle eccedenze che si sono create e si andranno a consolidare entro le prossime 4 settimane, si stima che l’intervento dovrebbe puntare almeno a ritirare dal mercato 24 milioni di litri di latte di bufala.

In pratica, Coletta stima una giacenza da sottrarre al mercato che AgroNotizie converte in oltre 26mila 470 tonnellate, ben più del triplo del latte accumulatosi nelle sole prime due settimane di crisi.
Ma come si può sottrarre latte al mercato? Il direttore di Ris bufala - che arrotonda le stime per difetto - propone innanzitutto di produrre mozzarella congelata, non Dop, per circa 6 milioni di chilogrammi, da stoccare facilmente e da ritirare dal mercato ad un prezzo di 8 euro al chilo: costo dell’operazione 48 milioni di euro - in una ipotesi di asta indigenti - e prezzo del latte pagato dal trasformatore secondo la vigente contrattualistica.

Altra ipotesi è quella del ritiro per la produzione di latte in polvere per uso umano e zootecnico: in tal caso il costo dell’operazione è di 36 milioni di euro, 32 dei quali per indennizzare gli allevatori. Quest’ultima proposta, che era presente in nuce anche nel Protocollo di Caserta delle organizzazioni agricole Coldiretti, Confagricoltura, Cia e di Confartigianato, ha già ricevuto l’alt di Assolatte, che ritiene l’operazione non fattibile sul piano tecnico, per la mancanza di strutture sul territorio. Diversa la posizione di Ris bufala, che riferisce di avere contatti sul territorio campano con un'azienda in grado di assicurare l'intervento.

Ma lo stesso quantitativo di latte per farne latte in polvere, potrebbe essere ritirato dal mercato con un intervento dello Stato che ne incentivi l’acquisto da parte dell’azienda di trasformazione, normalmente impegnata nel ritiro di latte vaccino e nella produzione di mozzarella vaccina congelata, pagandole 1 euro per ogni litro di latte bufalino ritirato dal mercato. L’azienda di trasformazione individuata da Ris bufala andrebbe a corrispondere agli allevatori bufalini 1 euro di incentivazione più i 30 centesimi già normalmente pagati per il latte di vacca. L’operazione così costerebbe 24 milioni di euro e sarebbe anche neutra rispetto al mercato, di fatto non lasciando soldi nelle mani del trasformatore, che potrebbe solo giovarsi dei maggiori quantitativi di latte in polvere da smerciare. Su tanto ovviamente il Mipaaf dovrà valutare la consistenza degli sbocchi di mercato.
 

Coldiretti Lazio: latte congelato finanziato da decreto Cura Italia

L’obiettivo di Coldiretti Lazio è quello di accedere ai fondi destinati alle imprese del Decreto Cura Italia per consentire agli allevatori di far fronte alle perdite subite a causa di questa emergenza sanitaria mediante gli strumenti finanziari e l'accesso al credito agevolato, ma a condizione di poter conoscere il reale onere della crisi per il settore zootecnico.

“Ci stiamo adoperando – ha detto ieri il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieriper favorire l’accesso al credito degli imprenditori agricoli. Il ministero per le Politiche agricole ha messo a disposizione un fondo di garanzia per sostenere le aziende del settore. E molte sono le opportunità offerte anche dal decreto Cura Italia”.

"Da parte degli allevatori
- continua Granieri - c’è naturalmente la disponibilità a saldare quanto dovuto per le spese di stoccaggio e congelamento, ma non è giusto decurtare sin da subito 40 centesimi per ogni litro di latte. Sarebbe più corretto che i trasformatori consentissero agli allevatori di pagare nel momento in cui arriverà la fattura. Solo allora, peraltro, sarà possibile fare un’equa ripartizione dei costi, pagando dunque quanto è realmente dovuto sulla base di una stima reale”.