Pecorino Dop, l'asta indigenti arriva troppo tardi per la Sardegna

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il Programma di ritiro dal mercato del Pecorino romano, ma il prezzo alla Borsa merci di Milano non decolla

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Secondo il Banco di Sardegna le giacenze di formaggio sarebbero ormai esaurite
Fonte foto: © osmar01 - Adobe Stock

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 280 del 29 novembre 2019 il decreto del ministro alle Politiche agricole del 25 luglio 2019 “Programma nazionale 2019 per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti - Formaggio pecorino Dop”, evento annunciato il giorno prima dalla ministra Teresa Bellanova, a margine del Tavolo nazionale della filiera ovina. Il decreto, infatti, dispone l’asta in favore degli indigenti, che ora Agea dovrà organizzare, al fine di ritirare dal mercato Pecorini Dop in giacenza per un controvalore di 14 milioni di euro. Ma nonostante l’asta si avvicini, il prezzo del Pecorino romano Dop, del quale vi era eccedenza produttivo nella scorsa annata lattiero-casearia, ieri 2 dicembre 2019, non si è mosso.
 

Borsa merci di Milano, prezzo fermo

La Borsa merci di Milano ha confermato ieri le quotazioni di lunedì 25 novembre, quando i prezzi del formaggio si erano ripresi: il Pecorino romano con stagionatura almeno 5 mesi, alle condizioni di "Franco magazzino di stagionatura" e Iva esclusa aveva toccato in Borsa merci a Milano 6,80 euro al chilogrammo sui minimi e 7,10 sui massimi, mettendo a segno un incremento dell’1,5% sulla precedente seduta del 18 novembre scorso. Un segnale che era parso positivo, atteso che il prezzo del latte ovino sardo sarà comunque parametrato al prezzo del principale formaggio dell’isola. Ma la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell'atto che certifica l’avvicinarsi dell’asta non ha sortito effetti.
 

Banco di Sardegna: "Giacenze esaurite"

E salta fuori un particolare: durante l’incontro in Regione Sardegna dello scorso 29 ottobre, presente per altro la ministra Bellanova e l’assessora Daniela Murgia, il direttore del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese aveva annunciato che ormai le scorte di Pecorino romano si erano azzerate. Al punto che la circostanza era citata in un comunicato stampa di Coldiretti Sardegna come elemento positivo in vista della presente campagna lattiero-casearia. Del resto la stessa ministra Bellanova, nell’annunciare il 28 novembre l’imminenza dell’asta, aveva premesso: “È mio dovere attuare le norme previste dal decreto Emergenze agricole e su questo stiamo lavorando”.
 

I dubbi del Centro studi agricoli di Sassari

Sull’argomento è intervenuto ieri, con una nota stampa, il presidente del Centro studi agricoli di Sassari, Tore Piana, che teme che i 14 milioni a questo punto possano rimanere inutilizzati. Con riferimento all’asta Piana dice: “Questo meccanismo va in deroga ai regolamenti comunitari che vietano interventi pubblici diretti sulle produzioni e sui mercati. Ora il dubbio che viene sollevato dal Centro studi agricoli è che in mancanza di eccedenze di Pecorino romano, come in tutte le ultime riunioni si sta dichiarando, i 14 milioni destinati dal Governo per il ritiro del Pecorino Romano, attraverso un pubblico bando, non possano essere utilizzati, per il solo fatto che non esistono eccedenze”

E c’è di peggio, perché secondo il presidente del Centro studi agricoli di Sassari “Se utilizzati si tratterebbe di un puro e certo aiuto di Stato, che potrebbe essere condannato dalla stessa Unione europea”.
 

Anticipare Pac e Psr per dare liquidità a imprese ovine

Il Csa, inoltre, per dare liquidità alle imprese allevatoriali ovine, propone di “richiedere in via straordinaria la possibilità per la Sardegna di chiedere il pagamento dei premi Pac e Psr anticipati al mese di settembre di ciascun anno, anziché nel mese di dicembre come oggi avviene”.
“Questa decisione consentirebbe, in modo particolare all’allevatore sardo, produttore di latte ovino, di non dover ricorrere a prestiti” sotto forme di caparre anticipate dell’industria casearia privata, “motivo questo della firma da parte degli allevatori sardi di contratti di vendita del latte il più delle volte con prezzi sfavorevoli al produttore del latte ovino”, né di ricorrere a prestiti bancari onerosi. Una misura, che - va detto - a rigore di calendario potrebbe però essere attuata solo dal prossimo anno.

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: latte organizzazioni agricole formaggi aiuti agli indigenti aiuti diretti ovini zootecnia politica agricola

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