L'avvocato generale della Ue lo aveva già anticipato questa primavera.
Sull'applicazione delle quote latte e in particolare sui rimborsi in caso di supero dei prelievi, l'Italia sembrava aver commesso degli errori di interpretazione delle norme comunitarie. Argomento del quale AgroNotizie aveva parlato in modo approfondito.

Ora, con la sentenza emessa l'11 settembre, arriva la conferma della Corte di giustizia, dalla quale potrebbe derivare un ricalcolo delle multe.


Le premesse

Ma andiamo con ordine, riprendendo le fila di questa complessa materia.
Tutto prende le mosse dalla campagna lattiero-casearia 2003-2004, durante la quale vennero rilevate multe (i prelievi supplementari) più alte del dovuto.

Si imponeva così la restituzione della parte eccedente di multe ai singoli allevatori, sulla base delle dichiarazioni di versamento presentate dagli acquirenti del latte (incaricati della "riscossione" delle multe).
Criterio guida per questa restituzione, la regolarità nel pagamento delle multe stesse e poi una "premialità" per talune categorie (ad esempio gli allevamenti in aree difficili).


Il ricorso

Ovvia conseguenza, l'esclusione da questi rimborsi dei produttori che non avessero provveduto direttamente o per il tramite dei primi acquirenti al pagamento delle multe.
Sembra una cosa di buon senso, ma cozza contro alcune pieghe dei regolamenti comunitari.

Così il caseificio San Rocco (in veste di primo acquirente), insieme ad alcuni allevatori, si è rivolto prima al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato, per lamentare l'esclusione dai rimborsi.
E' bene ricordare che il caseificio San Rocco non aveva trattenuto agli allevatori il prelievo supplementare, da versare poi all'Agea.
 

La sentenza

Alla fine la materia è approdata sul tavolo della Corte europea, che ha confermato le anticipazioni dell'avvocato generale, dando ragione ai ricorrenti.
In sintesi il giudizio della Corte conferma che "L'incompatibilità...della normativa nazionale...non implica che i produttori...non siano più debitori di tale prelievo".
In altre parole, le multe per la sovrapproduzione di latte erano e sono da pagare.

La sentenza continua affermando che i regolamenti comunitari su questa materia non prevedono "che il rimborso...debba favorire, in via prioritaria, i produttori che... abbiano adempiuto il loro obbligo".
Traducendo, le restituzioni devono riguardare tutti i produttori, che siano o meno in regola con il pagamento delle multe.

Infine si afferma "non osta a che … sia ricalcolato l'importo del prelievo supplementare dovuto dai produttori che non hanno adempiuto l'obbligo … di versare su base mensile tale prelievo".
Ne consegue che si dovrebbero ricalcolare tutte le multe non pagate.


Da Bruxelles a Roma

La sentenza della Corte, che si aggiunge a quella per un analogo caso (si veda AgroNotizie del primo luglio), non risolve tuttavia la controversia e ora spetta al giudice italiano dare una risposta definitiva, che sia in linea con la decisione della Corte stessa.

Qualunque sia l'esito finale, si spera in tempi rapidi, anche questa vicenda finisce con il complicare ancor più l'intricata matassa delle quote latte, ora nella mani di una Commissione ministeriale di verifica, dopo le pesanti critiche che alla gestione di questa materia sono venute dal Tribunale di Roma (AgroNotizie del 10 giugno).


E gli esattori?

Con la fine di dicembre gli esattori dovrebbero però bussare alle porte delle stalle che non hanno pagato quanto dovuto.
A quella data mancano poco più di 100 giorni.
Difficile immaginare che in così poco tempo tutto sia chiarito.