Campania, pubblicato il nuovo Piano d'azione per gestire i nitrati di origine agricola

Dal 22 luglio decorrono i 60 giorni entro i quali è possibile effettuare le osservazioni da parte delle organizzazioni agricole. Nuove zone vulnerabili verso l'entrata in vigore nella primavera 2020

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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In caso di adozione delle osservazioni, i tempi per l'applicazione delle nuove Zvn slittano ulteriormente
Fonte foto: © photoprojektrm - Fotolia

Direttiva nitrati: in Campania è partita la fase di consultazione pubblica della Disciplina tecnica regionale e del Programma di azione per le zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola. Ed è sempre più chiaro che l’entrata in vigore delle nuove zone vulnerabili, dove non sarà possibile spandere più di 170 chili di azoto per ettaro anno, perimetrate con la delibera di giunta regionale della Campania n. 762 del 5 dicembre 2017, finirà per slittare di fatto oltre il 1° marzo 2020. Si tratta di quell’atto, in parte contestato dalle organizzazioni agricole, che comporta il raddoppio delle zone vulnerabili, passate dai circa 158mila ettari definiti nella Delibera di giunta regionale della Campania n. 700 del 18 febbraio 2003, agli attuali 316.470 ettari, pari al 23,15% della superficie totale regionale.

La Direzione generale per le Politiche agricole  - Unità operativa dirigenziale 50 07 06 “Tutela della qualità, tracciabilità dei prodotti agricoli e zootecnici servizi di sviluppo agricolo” d’intesa con la Direzione generale per la Difesa del suolo e l’ecosistema - Uod 50 06 08 Tutela delle acque – Contratti di fiume hanno reso pubblica l’intera documentazione sul sito web della Regione Campania – assessorato Agricoltura.

Con il Decreto dirigenziale n. 124 del 22 luglio 2019,  l’assessorato Agricoltura ha preso atto della proposta di “Disciplina per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, dei digestati e delle acque reflue e programma d’azione per le zone vulnerabili all’inquinamento da nitrati di origine agricola” e della relativa documentazione tecnica di valutazione ambientale.

Gli allegati sono composti inoltre dalla procedura di Valutazione ambientale strategica e di Valutazione di incidenza relativa alla “Disciplina”. Questa documentazione è pertanto disponibile ai fini della consultazione pubblica prevista dall’articolo 14 del Decreto legislativo 152/2006, unitamente alla “Sintesi non tecnica del Rapporto ambientale" ed al "Rapporto ambientale".

Dal 22 luglio scattano così i 60 giorni entro i quali è possibile l’invio di eventuali osservazioni da parte delle organizzazioni agricole e degli stakeolders, e si arriva così oltre il 20 settembre. A quel punto le Direzioni generali di Agricoltura e Difesa Suolo, che hanno avviato il procedimento, insieme alla Direzione generale per il ciclo integrato per le acque, che è autorità competente, avranno altri 90 giorni per analizzarle ed esprimere il loro parere motivato.

Si arriva così a fine dicembre, quando gli spandimenti sono già vietati,  ma se alcune delle osservazioni dovessero essere accolte, il piano dovrebbe essere modificato, comportando un ulteriore slittamento dei tempi. Infine, la Direzione generale per il ciclo delle acque dovrà adottare la valutazione. E’ pertanto plausibile che il Piano d’azione entri in vigore in inverno, quando vige il divieto degli spandimenti, che permane fino a fine febbraio, come previsto dall’articolo 5 della Delibera di giunta regionale della Campania 771/2012, o anche oltre il 1° marzo 2020, data dalla quale è possibile effettuare gli spandimenti. Queste sono anche le date oltre le quali andranno verosimilmente in vigore anche le nuove zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola.

Sul come affrontare le conseguenze economiche della potenziale crisi che verrebbe indotta dal dimezzamento dei capi a parità di ettari sui quali effettuare gli spandimenti, Regione Campania sta approntando un “Piano straordinario per la specie bufalina” finalizzato a ridurre l’impatto ambientale di questi allevamenti, passati dal 1980 al 2008 da 41.380 a 294.467 capi. Non è ancora dato sapere con certezza l’entità dell’intervento, si sa che punterà invece su tecnologie in grado di abbattere il tenore di azoto delle deiezioni animali, da puntare su impianti consortili da cofinanziare con soldi pubblici. In gioco c'è, è noto, la possibilità stessa di mantenere le attuali consistenze degli allevamenti a base del successo della Mozzarella di bufala campana Dop.

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