Pecorino romano, il prezzo cresce ma non sfonda

Si avvicina la possibilità di un conguaglio sul prezzo del latte ovino a novembre, ma si è ancora lontani dalle richieste dei pastori di 1 euro al litro. L'assessora Murgia critica il Consorzio tutela per i provvedimenti troppo blandi contro una nuova crisi di sovrapproduzione

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Non vi sono notizie ufficiali sulle aste per gli indigenti, intanto la produzione di Pecorino Romano a giugno è in calo del 21,9 sul 2018
Fonte foto: © Consorzio Tutela Pecorino Romano Dop

Ieri - 22 luglio 2019 - alla Borsa merci della Camera di Commercio di Milano il Pecorino romano Dop - “stagionatura di 5 mesi e oltre” e alle condizioni di “acquistato da produttore” - ha spuntato i prezzi di euro 6,50 al chilogrammo sui minimi ed euro 6,80 sui massimi, confermando i valori della seduta precedente, quella del 15 luglio.
Lo scorso 3 giugno le quotazioni erano state di euro 6,30 al chilogrammo sui minimi ed euro 6,50 sui massimi, sui quali la seduta di ieri registra un incremento, in quasi due mesi, di 20 centesimi sui minimi e 30 centesimi sui massimi.
 

Prezzi del Pecorino e conguaglio sul prezzo del latte ovino

E secondo la griglia di corrispondenza tra prezzi del Pecorino romano e prezzi del latte ovino sardo, posta a base dellaccordo dell’8 marzo 2019 tra pastori, organizzazioni agricole e trasformatori, potrebbe iniziare a fare capolino un prezzo del latte ovino per prezzi medi ponderati sul mercato del Pecorino romano superiore ai 6 euro al chilogrammo, quindi più di 72 centesimi al litro per il latte pagato al pastore. Anche se si tratterebbe, per ora, di ben poco, con valori lontani dagli 8,50 euro al chilo che permetterebbero la corresponsione di 1,02 euro al litro ai pastori. E con l’annata lattiero-casearia ormai in dirittura d’arrivo tutto è affidato all’andamento del mercato del Pecorino romano da qui a fine ottobre.

Infatti, attualmente, il prezzo medio del Pecorino romano, misurato dal Clal da inizio campagna sulla Borsa merci di Milano, è di 5,99 euro, e risulta cresciuto di 8 centesimi rispetto ai 5,91 euro al chilo del 3 giugno. E' quindi necessario che il prezzo medio ponderato del formaggio, calcolato da novembre 2018 a ottobre 2019, lieviti oltre i 6 euro al chilo – come previsto dall’accordo dell’8 marzo - per poter pagare il conguaglio a novembre prossimo. Ora tutto dipende dalle quantità effettivamente compravendute e al come sarà operata la ponderazione di questa media e dai prezzi da ieri a fine ottobre, come previsto sempre dall'accordo.
 

Prezzi medi mensili e raffronti con il 2018

Intanto il prezzo medio su base mensile a luglio guadagna 10 centesimi di euro al chilo, passando da 6,53 euro al chilogrammo di giugno scorso ai 6,63 euro al chilo di ieri. E il prezzo medio mensile di luglio cresce del +1,53% su giugno, mentre il livello medio dei prezzi a luglio resta sotto del 3,43% rispetto al prezzo medio del 2018.
 

La produzione di Romano non cala abbastanza

E mentre non vi è traccia di notizie ufficiali sulle aste per cedere Pecorino romano agli indigenti e ritirare dal mercato parte della produzione in eccedenza, per favorire una ripresa dei prezzi di mercato, è ancora il Clal a monitorare l’andamento della produzione in questa campagna casearia 2018-2019. Il latte ovino prodotto destinato alla produzione di Pecorino romano non supera i 973.486 ettolitri, conteggiato dall’ottobre 2018 e fino all’aprile 2019, con un calo complessivo sull’annata 2017-2018 del 48,6%. Mentre risulta una produzione di Pecorino romano attestata da ottobre 2018 a giugno 2019 a complessive 25.389 tonnellate: ovvero -21,9% sulla trascorsa campagna, ma non lontana dalle 32.518 tonnellate che contribuirono a determinare la crisi di sovrapproduzione e il crollo dei prezzi.
 

L'assessora Murgia polemica con il Consorzio sul Piano triennale

Non a caso l’assessora regionale dell’Agricoltura della Regione Autonoma della Sardegna, Gabriella Murgia, in un messaggio all’assemblea dei soci del Consorzio del Pecorino romano Dop, convocata il 15 luglio scorso a Borore (Nu), ha scritto: "Il piano di regolazione dell'offerta del Pecorino romano non pone alcun argine alla produzione di eccedenze ed espone quindi il sistema alle speculazioni di mercato". E ha ribadito un "giudizio critico" sul Piano triennale 2019-2022 approvato dal Consiglio di amministrazione del Consorzio.

“Nel momento in cui – ha ancora scritto l’assessora Murgia - si attribuisce al produttore una quota pari alla migliore delle ultime tre annate senza tenere conto delle giacenze di magazzino, si formalizza di fatto l'autorizzazione a produrre in eccedenza, con i conseguenti effetti già noti fino a oggi”. Non solo: “Il sistema della contribuzione differenziata aggiuntiva, prevista nel caso di sforamento del tetto produttivo indicato annualmente dal Consorzio, elevata nella proposta a 0,64 euro al chilo di formaggio prodotto, è di fatto vanificata dalla previsione di un sistema di deroghe che rendono poco gravoso lo sforamento del tetto produttivo”, ha spiegato la Murgia, che ha anche chiesto di chiamare a far parte dell'assemblea, “a titolo meramente consultivo e non decisorio, due rappresentanti: uno designato dal ministero competente e l'altro dall'assessorato regionale dell’Agricoltura”.

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