Toscana, la posizione delle associazioni sulla crisi della pastorizia

Nell'ultimo vertice in regione riservato alle rappresentanze di categoria, è stato riconosciuto il lavoro e l'impegno della regione, ma si chiede di più sul fronte del prezzo del latte e della tutela degli allevatori

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Pastoria, le associazioni di categoria toscane apprezzano il lavoro della regione ma chiedono garanzie sul prezzo del latte
Fonte foto: © JoannaTkaczuk - Fotolia

Continua anche in Toscana il lavoro per cercare di dare una svolta alla crisi che sta colpendo la pastorizia della regione, che accanto a quella sarda, deve affrontare il problema della vendita del latte, dopo la disdetta di molti contratti di conferimento, e della difesa dai predatori.

Dopo la firma del protocollo di intesa, che ha stanziato 3 milioni di euro per il settore, in questi giorni si è tenuto un altro vertice, questa volta con le organizzazioni agricole e le cooperative dove è stata anche spiegata nel dettaglio la ripartizione dei fondi.

In particolare 700mila euro: sostegno alle aziende zootecniche per la perdita di produzione a seguito di attacchi di predatori per le annualità 2017 e 2018, intervento in regime de minimis, volto a compensare la perdita di produzione degli allevamenti che hanno avuto danni indiretti da predatori in questo biennio.

Poi 100mila euro andranno per il sostegno allo smaltimento delle carcasse degli animali morti in azienda, con priorità per gli allevamenti ovi-caprini e altri 100mila euro a sostegno degli allevatori che mettono a disposizione i propri capi come 'sentinelle' da Blue Tongue.

Altri 200mila euro: incentivazione all'acquisto e all'impiego di riproduttori iscritti nei libri genealogici e nei registri anagrafici, con priorità per gli allevamenti ovi-caprini e 50mila euro saranno destinati alla promozione della partecipazione a momenti di scambio tra allevatori che detengono animali iscritti ai libri genealogici o ai registri anagrafici, intervento volto a favorire il miglioramento del patrimonio genetico degli allevamenti.

Ci saranno poi 150mila euro per la valorizzazione delle aree marginali tramite investimenti nelle aziende zootecniche, finalizzati ad una corretta gestione del pascolo, all'utilizzo sostenibile delle risorse e alla conservazione del paesaggio.

Altri 700mila euro sono dedicati alla promozione dei formaggi ovini a denominazione di origine Pecorino Toscano Dop e Pecorino delle balze volterrane Dop, sia sul mercato nazionale che soprattutto quello estero da parte dei Consorzi di tutela e dei caseifici produttori dei formaggi a marchio Dop.

Infine 1 milione di euro andranno per i danni da predatori con 500mila euro per quelli diretti, come l'uccisione di capi di bestiame e 500mila euro in due anni per la lotta al randagismo e per supportare direttamente, attraverso il lavoro di veterinari specializzati, gli allevatori nella difesa degli attacchi da predatori.

Un impegno quello della Regione Toscana di cui la Coldiretti regionale riconosce l'importanza, assieme alle misure e ai fondi stanziati, anche se attualmente non basta.
Per il presidente regionale Fabrizio Filippi, per rilanciare il settore ovino da latte in Toscana, oltre al sostegno dell'intera filiera, occorre garantire un adeguata remunerazione a tutti i soggetti a comunicare dagli allevatori.

E per questo l'associazione chiede che le misure di sostegno per la promozione dei formaggi Dop destinati a Consorzi e caseifici siano legate ad un rapporto contrattuale che garantisca una equa remunerazione del latte.

E sul fronte del prezzo, per Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana, l'impegno della associazione è a tutto campo per cercare di portare il prezzo del latte ovino ad un livello equo cioè superiore ai costi di produzione che significa almeno ad 1 euro al litro di latte.

Per giungere a questo risultato, per De Concilio, bisognerà avere anche il coraggio e la capacità di percorrere strade innovative per individuare un'equa ridistribuzione del valore aggiunto all'interno della filiera, evitando posizioni dominanti a danno delle componenti più deboli come gli allevatori e i consumatori.

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