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Parassiti, la sfida continua

Gli allevatori spesso li sottovalutano, ma questi indesiderati ospiti riducono l'efficienza delle nostre mandrie, anche nelle super stalle della Pianura Padana. Giuseppe Cringoli, parassitologo dell'Università di Napoli ci spiega perché

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Giuseppe Cringoli mentre mostra il kit del Flotac

I parassiti sono uno degli ultimi baluardi di democrazia, perché guardano all'ospite senza farne una questione di sesso, stato sociale o reddito. Quando trovano le condizioni giuste per "accasarsi" non perdono l'occasione di fermarsi per qualche giorno o per una vita intera, creando danni e problemi di salute. E questo accomuna gli umani agli animali, con ovvie differenze, ma con un approccio utilitaristico che ha permesso ai parassiti di condividere la propria esistenza con il nostro mondo, generazione, dopo generazione, senza correre troppi rischi.

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Giuseppe Cringoli lo sa bene e, nella sua veste di professore ordinario di Parassitologia e malattie parassitarie presso il dipartimento di Veterinaria e produzioni animali, dell'Università degli studi di Napoli Federico II, ha avuto modo di conoscere bene questo mondo, non solo sotto il profilo zootecnico, ma anche "sconfinando" in quello della medicina umana.
Due mondi apparentemente lontani fra di loro, ma in realtà sempre più vicini. Oltre ad essere un ricercatore conosciuto a livello internazionale (750 le pubblicazioni), Cringoli non ha mai perso la sua vocazione alla divulgazione, condividendo da sempre il suo sapere con le nuove generazioni, senza cessare il dialogo con gli allevatori e le istituzioni. Perché la lotta ai parassiti potrà essere vinta solo con un'azione integrata, maturando la consapevolezza dei danni economici che questi ospiti causano ogni giorno, sia negli allevamenti estensivi del Sud, che nelle stalle superspecializzate del Nord Italia, dove sono ugualmente presenti, anche se un po' snobbati.
 

Creativi si nasce

Lo incontriamo a Napoli nel suo studio, spazio fisicamente limitato, ma vitale in ogni suo angolo. Ci sono varie versioni del Flotac, lo strumento inventato da Cringoli per la ricerca copromiscopica quali-quantitativa di uova, larve, cisti e oocisti di parassiti. Una piccola rivoluzione che ha migliorato la qualità dell'esame coprologico tradizionale, rendendolo disponibile anche nei paesi in via di sviluppo, dove ad esempio mancano le centrifughe e tutta la classica strumentazione presente nei nostri laboratori.

Il Flotac ha riscosso un grande successo nella comunità scientifica internazionale
Il Flotac ha riscosso un grande successo nella comunità scientifica internazionale

Senza dimenticare che la metodica Flotac oggi permette una precisione quantitativa sino a ieri difficile da raggiungere con i sistemi tradizionali. E questo vale per umani e animali, dimostrando una volta di più quanto due mondi apparentemente separati siano in realtà profondamente uniti.
 

Si fa poca diagnosi

"In Italia l'approccio alle parassitosi - spiega Cringoli - è basato sul loro trattamento e poco si fa per affrontare il problema in maniera sistemica, a differenza di quanto accade ad esempio per le malattie infettive, area in cui la profilassi di Stato è ben diversa. E questo sistema coinvolge a cascata tutte le strutture, dagli Zooprofilattici alle Asl, creando una situazione non certo funzionale per combattere le parassitosi in maniera organica".

Cringoli e il suo gruppo di lavoro hanno anche messo a punto questa confezione che contiene tutto il necessario per effettuare da 100 a 200 test nelle diverse specie
Cringoli e il suo gruppo di lavoro hanno anche messo a punto questa confezione che contiene tutto il necessario per effettuare da cento a duecento test nelle diverse specie

Nel 2008 Cringoli e altri esponenti del mondo della parassitologia si sono messi insieme per censire i parassiti italiani (umani e animali), trovando 340 generi o specie presenti sul territorio nazionale, di cui 94 nel cane e nel gatto, 69 nel cavallo, 102 negli ovini, 79 nei caprini, 96 nei bovini, 54 nelle bufale, 44 nei suini e 101 nella specie umana.
"Poi abbiamo ampliato la nostra ricerca - spiega Cringoli - censendo anche tutti i prodotti antiparassitari e classificandoli in base al principio attivo e allo spettro di azione. In commercio ce ne sono ben 329 e tutti quelli che abbiamo testato hanno dimostrato di essere efficaci. Il vero problema è che spesso chi affronta il problema dei parassiti tratta genericamente senza una diagnosi preliminare, seguendo più le tradizioni che non gli esami di laboratorio".
 

Perdite economiche

E questo ha spinto Cringoli e i suoi a concentrare l'attenzione sulla diagnostica, che in parassitologia si effettua con una piastra, un campione di feci, un microscopio e l'occhio allenato di chi deve identificare e contare i parassiti.
"Comprendo che rispetto alle attrezzature da centinaia di migliaia di euro di un laboratorio di malattie infettive, noi siamo poco 'appealing', ma l'arte suprema è la diagnosi e non lo strumento con cui la si effettua. C'è poi un altro aspetto, non secondario. Oggi i parassiti generalmente non portano alla morte degli animali, ma ne compromettono il reddito in maniera subdola, impattando sulla parte economica in maniera pesante. Quando abbiamo iniziato ad occuparci di queste tematiche abbiamo stimato nel 30% della produzione lorda vendibile il danno alla zootecnia, ricordando che non esiste un allevamento senza parassiti, nemmeno nel cuore della Pianura Padana, dove l'allevamento da latte ha raggiunto livelli di eccellenza estremi".
 

Spazio al Cremopar

La Regione Campania crede nel progetto di Cringoli e ad Eboli nasce nel 2000 il Centro regionale per il monitoraggio delle parassitosi (Cremopar), con un laboratorio di coprologia ed elmintologia dove oggi vengono addestrati medici veterinari provenienti da tutta Italia e dall'estero. Il tutto con una sala per le necroscopie, una delle poche del Mezzogiorno e una foresteria dove ospitare gli studenti.

"Insegniamo l'arte della diagnosi e sviluppiamo sistemi semplici per trovare gli elementi parassitari e riuscire a contarli con la maggior precisione possibile. E qui entra in gioco il Flotac, sviluppato fra queste mura e oggi disponibile con manuali che consentono di utilizzarlo negli erbivori, nei carnivori e nell'uomo. Uno strumento di basso costo, che si impara ad utilizzare rapidamente e che ha una sensibilità superiore a quella delle metodiche tradizionali, perfetto anche nelle realtà più disagiate, dove non c'è la possibilità di grandi tecnologie o investimenti elevati, come quelle dei paesi in via di sviluppo. Oltre a ciò è una tecnica polivalente, perché, ad esempio negli ovini, con un solo esame si effettuano ventuno diagnosi contemporaneamente e questo ci permette, dopo aver ultimato l'esame, di produrre un certificato che definisce lo stato parassitologico dell'allevamento, una vera e propria fotografia della mandria e dei suoi parassiti".
 

Effetto Ostertagia

Grazie al Flotac oggi è emerso che nelle stalle di bovini da latte c'è un ospite non gradito che si chiama Ostertagia ostertagi, la cui presenza è molto più elevata di quando si potrebbe pensare: l'infezione da Ostertagia, senza alcun sintomo apparente, mediamente può ridurre la produzione di latte di oltre i 5 chilogrammi/giorno/capo.

Bovini al pascolo
Osteragia può causare severe perdite economiche nelle stalle da latte, anche se il bestiame non va al pascolo

Non ci credete? Seguiteci su Allevatori Top, dove Cringoli ci parlerà di questa parassitosi e del modo in cui poterla affrontare.

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di Giovanni De Luca

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Allevatori Top

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Tag: latte ricerca suini bovini ovini salute animale salute

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