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Sud, i pascoli nei boschi che Agea non vede più

La Commissione agricoltura della Conferenza Stato Regioni ha votato una richiesta di audizione al Mipaaf. A rischio i contributi Pac per gli allevatori sulle annualità dal 2015 al 2017 per difficoltà burocratiche

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Due recenti decreti ministeriali su boschi e pascoli e un audit della Commissione Ue bloccano i pagamenti
Fonte foto: © AVTG - Fotolia

Il 20 febbraio 2018, in Commissione agricoltura della Conferenza Stato Regioni, le Regioni del Mezzogiorno d'Italia hanno fatto approvare l'ordine del giorno della Regione Basilicata finalizzato a richiedere un'audizione urgente al ministero delle Politiche agricole sulla corretta gestione dei pagamenti Pac. Questi versamenti riguardano i titoli derivanti dalle superfici a pascolo gestite dagli allevatori meridionali nelle aree a bosco, normalmente non riconosciute eleggibili da Agea, ma riconosciute tali dall'Unione europea come pratiche locali tradizionali segnatamente in molte di queste regioni.

L'audizione è stata richiesta perché gli ultimi due decreti ministeriali sulla gestione dei pascoli e delle superfici boschive e un recente audit della Commissione Ue hanno introdotto nuove norme che complicano la gestione burocratica dei rapporti tra Regioni e Agea, al punto da mettere in condizione l'ente pagatore non solo di non corrispondere i premi delle misure a capo e superficie per il 2017, ma anche di chiedere il recupero delle annualità 2015 e del 2017: una beffa.
Urgono quindi correttivi urgenti ed indifferibili, pena un enorme danno per il potenziale zootecnico delle aree di montagna di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sardegna, le regioni del Mezzogiorno dove si pratica tradizionalmente l'attività di pascolo anche in determinate zone boscate.
 
"E' stata condivisa da tutte le Regioni in Commissione politiche agricole, la posizione comune e la richiesta, in tempi brevi, di un'audizione con gli uffici ministeriali che seguono la materia Pratiche locali tradizionali per individuare celermente una soluzione e restituire serenità e certezze alle migliaia di aziende zootecniche coinvolte" ha detto ieri sera l'assessore alle Politiche agricole della Regione Basilicata, Luca Braia.
 
"Come concordato con le organizzazioni professionali agricole, la Commissione politiche agricole del 20 febbraio ha approvato il punto all'ordine del giorno richiesto dalla Basilicata e inviato la nostra nota al Mipaaf, per ufficializzare la posizione e richiedere audizione, sottolineando la rilevanza enorme e l'impatto potenziale sul sistema zootecnico lucano e di molte altre regioni del Mezzogiorno che devono affrontare la problematica delle così dette Plt" ha aggiunto l'assessore.
 
Il rischio concreto è che migliaia di aziende zootecniche vedano "Non pagate nel 2017 le loro superfici quali titoli per le misure Psr e la Domanda unica e che Agea sulle anomalie dei fascicoli interessati da Plt non riscontrate, proceda ad un recupero per il 2015 e 2016, con un danno enorme per gli equilibri economici di produzioni di grande importanza per la nostra agricoltura e zootecnia" ha ancora sottolineato Braia.
 
A rompere i già precari equilibri del passato, nota ai lettori di AgroNotizie è la contrastata vicenda del refresh Agea della Regione Sardegna, sarebbero stati due decreti ministeriali che hanno apportato alcune modifiche nella gestione delle superfici a pascolo e nell'uso di superfici boschive e che impatterebbero in maniera enorme da un punto di vista applicativo e degli oneri burocratici sul sistema di relazione tra Regioni e Agea.

Ma tale quadro "E' stato ulteriormente complicato da un Audit comunitario all'inizio del 2017" ha spiegato Braia.  

L'audit della Commissione Ue, in particolare, ha determinato l'accensione di due anomalie Plt:
  • "Particella non presente nelle comunicazione della Regione ad Agea";
  • "Particella presente nella comunicazione, ma senza indicazione della tara, indicata dalle Regioni al 50%".

Su tali anomalie, Agea, non avendo riscontro dalle Regioni, ha attribuito alla tara il 70% rendendo non utilizzabile la particella stessa, determinando così il conseguente blocco dei pagamenti di migliaia di pratiche.
 
"Continueremo a monitorare giornalmente l'evoluzione della vicenda e siamo disposti ad intraprendere tutte le azioni necessarie senza esclusione alcuna, con il governo nazionale e soprattutto con la Comunità europea, perché non si modifichi nulla circa l'eleggibilità e il riconoscimento del pascolo nelle zone boschive, peculiare caratteristica delle Regioni Basilicata, Puglia, Campania e Calabria e Sardegna - ha concluso Braia, sottolineando - La pratica ha visto proprio in questi giorni il riconoscimento del sistema di qualità nazionale per il bovino podolico al pascolo che, paradossalmente, andrebbe effettivamente a rischio estinzione".

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