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Campania, rinvio per le nuove zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola

Il Programma di azione sarà effettivamente vigente solo dal 1° marzo 2019. Soddisfazione di Coldiretti, mentre tace Confagricoltura, che aveva presentato ricorso al Tar venerdì scorso

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Il decreto dirigenziale di ieri prevede la revisione del Programma di azione per le aree soggette ad una eccessiva presenza di azoto nelle acque di superficie e sotterranee
Fonte foto: © Wolfilser - Fotolia

In giornata di ieri - 12 febbraio 2018 - l’assessorato Agricoltura della Regione Campania con Decreto dirigenziale n. 2 a firma della dirigente Maria Passari, ha emesso l’avviso che è in corso il processo di revisione del Programma di azione per le zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola e - al tempo stesso – ha rinviato i tempi di applicazione del Programma all’11 dicembre 2018 per le nuove zone vulnerabili individuate con la delibera di giunta regionale della Campania n. 762 del 5 dicembre 2017.

Questo significa che, per effetto del blocco degli spandimenti di letame e liquame - in vigore dal  1° dicembre al 28 febbraio - le nuove zone vulnerabili saranno effettivamente tali solo dal 1° marzo 2019. Con la delibera di giunta 762 la Regione Campania ha portato le zone vulnerabili ad oltre 316mila ettari, pari al 23,15% della superficie totale regionale, generando la reazione degli allevatori e degli agricoltori della Regione e inducendo il 9 febbraio scorso Confagricoltura Campania a presentare contro il provvedimento un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
 
"Nel ringraziare l'assessorato per il provvedimento – sottolinea oggi Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – vorrei invitare la Regione Campania ad aprire in tempi rapidi un tavolo di lavoro con il mondo scientifico e le associazioni di categoria per arrivare a scelte ponderate. Noi siamo perfettamente d'accordo sulla necessità di proteggere le acque dall'inquinamento provocato dai nitrati, ma occorre mettere le aziende agricole nella condizione di adeguarsi”.
 
“Allo stesso tempo occorre individuare tutte le fonti di inquinamento – sottolinea Loffreda - senza puntare l'attenzione solo verso le aziende agricole. Spesso la causa è da ricercare nella mancata depurazione e quindi da origini antropiche. Una volta individuato il carico inquinante delle diverse fonti, le imprese agricole sono disponibili a svolgere la propria parte".
 
Al momento, invece, si registra il silenzio di Confagricoltura Campania, che il 9 febbraio scorso, con una lunga nota alla stampa, aveva annunciato l’avvenuta presentazione del ricorso al Tar Campania contro la delibera di giunta 762/2017 che aveva portato al raddoppio delle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola in regione, chiedendo la sospensiva del provvedimento e un accertamento nel merito degli errori nella sua istruzione, vista la situazione di prossimità tra le stazioni di monitoraggio dei nitrati con ampie zone urbanizzate e la mancanza di riscontri oggettivi sull’effettiva origine agricola dei nitrati ritrovati nelle acque sotterranee e di superficie.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: azienda agricola nitrati zootecnia

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