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Api, sentinelle dei parchi

Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti ha indicato le priorità a cui destinare le risorse per le aree protette, tra cui l'uso delle api come bioindicatori della qualità ambientale

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un'ape operaia su un fiore di cisto
Fonte foto: Matteo Giusti - Agronotizie

Il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti ha recentemente indicato le priorità a cui destinare le risorse finanziarie assegnate per gli interventi di tutela della biodiversità.

Per gli enti parco, il ministro ha confermato azioni già previste in passato come il monitoraggio della biodiversità e dei servizi ecosistemici, l'impatto degli ungulati sulla biodiversità, la gestione del cinghiale e la convivenza con il lupo, gli uccelli quali indicatori di biodiversità, il monitoraggio e la conservazione degli uccelli migratori, lo studio degli ambienti umidi e la conservazione della lepre italica e della lontra.

Galletti però ha chiesto ai parchi anche altre azioni tra cui l'analisi del legame tra biodiversità e cambiamenti climatici, lo studio degli insetti di valore conservazionistico e delle loro interazioni con specie fitopatogene e lo studio delle api come bioindicatori della qualità ambientale.

Un interesse, quello dell'uso delle api come indicatori della qualità ambientale, che fa seguito a un progetto già realizzato dal ministero dell'Ambiente alcuni anni fa, che ha valutato lo stato di salute degli alveari nei parchi.

Il progetto, denominato Apipark, iniziò nel 2009 sotto i coordinamento dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il braccio operativo del ministero dell'Ambiente nel campo della ricerca.

Un progetto vide coinvolti sul campo quattro enti di ricerca: il dipartimento di Scienze veterinarie dell'Università di Pisa, il dipartimento di Scienze e tecnologie agroambientali dell'Università di Bologna, l'Izs delle Venezie e l'Izs Lazio e Toscana per lo studio di alveari in cinque aree protette: il parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi in Veneto, il parco dei gessi bolognesi e dei calanchi dell'Abbadessa in Emilia Romagna, il parco di Migliarino Sanrossore e Massaciuccoli in Toscana, la riserva naturale statale del litorale romano e il parco dei Monti Simbruini, nel Lazio.

L'obiettivo in quel caso fu lo studio delle condizioni di salute degli alveari confrontando apiari situati in aree agricole all'interno delle aree protette e apiari situati in zone naturali o a riserva integrale.

Lo studio, come riporta la relazione finale dell'Ispra, non mostrò differenze significative tra lo stato di salute e la mortalità delle api nelle zone agricole e in quelle naturali, indicando come buone pratiche agricole e la consapevolezza da parte degli agricoltori siano compatibili con l'attività apistica.

Questo progetto confermò invece la capacità delle api di 'captare' anche piccole quantità di contaminati, come metalli pesanti e residui di fitofarmaci, ritrovandole nei prodotti dell'alveare o nelle api stesse. Contaminanti che alle quantità ritrovate nello studio non costituivano un pericolo per le api, ma dimostravano la sensibilità e la versatilità di questi insetti come indicatori ambientali.

Caratteristiche che ora il ministro chiede di rimettere in campo per valutare lo stato della qualità ambientale delle aree protette.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: api ambiente biodiversità cambiamenti climatici apicoltura inquinamento

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