Prevenzione delle malattie e benessere animale. Sono questi i due elementi su cui i suinicoltori stanno facendo leva per ridurre l'impiego di farmaci e in particolare di antibiotici, ma anche per limare i costi produttivi e ottimizzare le performance zootecniche.
Ad evidenziarlo il pool di esperti italiani ed europei che è intervenuto alla Giornata della suinicoltura organizzata da Expo Consulting, tenutasi a Montichiari (Bs) alla presenza di più di duecento addetti ai lavori tra suinicoltori, tecnici e veterinari.

Tra i temi sviluppati, l'importanza di applicare con scrupolo un adeguato protocollo di biosicurezza e un piano vaccinale tagliato su misura del singolo allevamento. Sono questi, infatti, i due capisaldi su cui si basa l'attività di prevenzione, a cui va però affiancata anche un'alimentazione sana e bilanciata, eventualmente integrata con additivi in grado di migliorare la salute intestinale del suinetto e della scrofa.

Ma se sul piano delle vaccinazioni gli allevatori italiani sembrano del tutto al passo con i loro colleghi dei paesi a zootecnia avanzata, sul fronte della biosicurezza sembrano esserci ancora margini di miglioramento.
Pur considerando, infatti, i notevoli progressi compiuti dagli allevatori padani dopo l'epidemia di malattia vescicolare del 2007, esistono ancora alcune criticità, in particolare riguardo all'applicazione delle norme di biosicurezza "esterna", cioè di quelle misure atte a proteggere un allevamento dall'introduzione di patogeni per l'appunto dall'esterno. In quest'ambito il vero tallone di Achille della suinicoltura italiana sembra essere rappresentato dalla scarsa igiene dei mezzi di trasporto, che facendo indirettamente la spola tra le diverse porcilaie sono veicoli anche di batteri e virus.

Interessante, a questo proposito, l'intervento dell'ospite proveniente dalla lontana Danimarca, paese che in fatto di export di animali vivi e di carni suine è oggi una super-potenza, e per il quale l'assenza di certe patologie infettive altamente diffusive è dunque assolutamente strategica. Ebbene, in Danimarca esistono cinque centri nazionali di lavaggio e disinfezione dei camion che vanno e vengono dall'estero; unitamente alle ferree regole comportamentali in essere per i lavoratori stranieri, questi centri si sono dimostrati un'efficace barriera contro l'introduzione di pericolose malattie come la peste suina africana, oggi presente nell'Europa dell'Est.

Molto interessante anche l'intervento dell'ospite spagnolo, che sulla base di un'esperienza in corso nel proprio paese ha ricordato come oggi l'allevatore, attraverso il proprio smartphone, abbia la possibilità di monitorare i movimenti dei propri collaboratori all'interno della porcilaia e dunque di attivare misure correttive per scongiurare la diffusione di un'eventuale malattia da un settore all'altro dell'allevamento.

Naturalmente a Montichiari si è parlato anche di strategie e strumenti per ottimizzare il livello di benessere animale, un altro fondamentale tassello per allevare suini non stressati e quindi sani, e tagliare così la spesa farmaceutica.
Secondo gli intervenuti, un'adeguata ventilazione ambientale, unita a un'attenta pulizia della porcilaia e all'impiego di materiali manipolabili, sono le vie di elezione per massimizzare il comfort dei suini che vengono allevati in ambienti confinati.
Ma quando l'animale è malato, l'applicazione della terapia farmacologica prescritta dal veterinario è indispensabile. "Antibiotico zero" non è dunque sinonimo di benessere: ecco un altro dei messaggi lanciati nel corso della giornata, su cui tutti i presenti hanno ampiamente convenuto.

L'allevamento è la tua vita?

L'indirizzo giusto è questo: www.agronotizie.it/allevatoritop
Scarica un estratto, ricevi i primi tre numeri gratis
e contatta lo staff della nuova rivista Allevatori Top