Con 130mila tonnellate prodotte all'anno e oltre 71mila ettari coltivati, l'Italia è il terzo Paese al mondo produttore di nocciole (dopo aver ceduto, di recente, il posto d'onore all'Azerbaigian e dietro al colosso turco). Un trend in crescita fin dagli anni '60 (quando le superfici superavano di poco i 52mila ettari) a oggi e che non sembra intenzionato ad arrestarsi: merito della redditività di questo tipo di coltivazione che nasce da un mix ideale di semplicità delle operazioni necessarie in campo, grande longevità della pianta in piena produzione e una domanda mondiale in crescita costante, con il prodotto "made in Italy" molto apprezzato anche oltre confine.


Non è un caso che realtà di grande rilevanza come Ferrero abbiamo sposato da tempo la causa del prodotto nazionale: nell'ambito del progetto "Nocciola Italia", la multinazionale ha firmato recentemente un contratto di filiera con 75 produttori locali della rete di imprese "Calabria in guscio" per la messa a dimora di 100 ettari di noccioleti nel Nord della Regione e nel catanzarese, a cui faranno seguito altri 400 ettari totali entro il 2025. Un progetto di grande respiro che, peraltro, punta con decisione in direzione della sostenibilità e della tutela ambientale: le nuove piante, infatti, sono state innestate su superfici per lo più abbandonate e a rischio di erosione idrogeologica.

 

Operazione simile quella messa in campo da Loacker, che da qualche anno ha dato vita a 2 nuovi noccioleti per complessivi 240 ettari (gestiti anche grazie al supporto di QdC® – Quaderno di Campagna®, strumento importante per supportare la filiera del nocciolo che accompagna i produttori nella gestione di 3547 ettari di noccioleti in Italia, in prevalenza in Piemonte).

 

Lo stesso trend si rileva, infine, anche oltreoceano: negli Usa l'Oregon (principale responsabile della produzione nazionale) è passato da poco più di 12mila ettari nel 2012 a oltre 34mila nel 2019 e l'obiettivo di 30mila ettari in piena produzione entro il 2024.


Sul fronte dei consumi, poi, le stime parlano di un tasso annuo di crescita composto (Cagr) del 10,1% nel quinquennio 2020-2025 con grandi aspettative sul fronte dei mercati asiatici, in particolare quelli maggiormente occidentalizzati anche dal punto di vista alimentare e nei quali si registra una disponibilità economica crescente (India e Cina, in particolare).


Ecco perché l'ipotesi di un investimento per lo sviluppo della produzione di nocciole, dunque, non è di scarso interesse per le aziende agricole che, in alcune aree potrebbero anche accedere a specifici incentivi: la Legge di Bilancio 2022, infatti, prevede al Comma 861 almeno 300mila euro da destinare alla corilicoltura per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024 e negli ultimi anni sono diverse le regioni che hanno pubblicato bandi per sostenere l'avvio di nuovi impianti. Ultimo, ma non per importanza, il Piano Corilicolo Nazionale, atteso nel giro di poche settimane dopo una lunga gestazione che punterà su tre grandi filoni: qualità, aggregazione e innovazione.


Ad attirare i produttori è anche la (relativa) semplicità di gestione dei noccioleti, se paragonati ad altre colture. Occorrono però specifici accorgimenti dal punto di vista del terreno, dell'irrigazione, della nutrizione e della potatura e occorre tenere conto degli effetti che il cambiamento climatico sta avendo su tutte le produzioni ortofrutticole, anche quelle più rustiche come il nocciolo. Per gli aspiranti produttori (e non solo), proprio al tema degli effetti climatici sulla corilicoltura è dedicato un importante convegno organizzato da Confagricoltura Cuneo previsto per sabato 28 maggio 2022 a Cherasco (Cu).


Moderati da Ercole Zuccaro, interverranno Alessandro Annibali, Ad di New Factor e ambasciatore per l'Italia dell'Inc (International Nut and Dried Fruit Council), Federico Spanna del Settore Fitosanitario e Servizi Tecnico Scientifici della Regione Piemonte, Alberto Alma e Luciana Tavella del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (Disafa) dell'Università degli Studi di Torino, Monica Mezzalama di Agroinnova (Università di Torino), Simone Bardella e Lorenzo Berra di Agrion, Fondazione per la Ricerca, l'Innovazione e lo Sviluppo Tecnologico dell'Agricoltura Piemontese. Il convegno, a numero chiuso potrà essere seguito anche in streaming sul sito di Confagricoltura Cuneo.

 

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Nuovi noccioleti stanno venendo impiantati in diversi areali del Paese (Foto di archivio) Fonte foto: © Robbic - Adobe Stock