Agrion, il punto sulla ricerca e l'innovazione in frutticoltura

All'incontro di fine anno si è parlato dell'attività 2021, in particolare di innovazione varietale del melo e dei nuovi portinnesti, ma anche dell'afide lanigero e dei fitofagi emergenti forficula e lecanio del pesco

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Un momento dell'incontro

Innovazione varietale del melo, i nuovi portinnesti e la situazione territoriale relativa all'afide lanigero sono stati alcuni dei temi al centro dell'incontro di fine anno "Ricerca e innovazione in frutticoltura", organizzato da Fondazione Agrion nella sua sede a Manta (Cn) il 10 dicembre scorso.

Un incontro necessario per trasferire, a produttori e tecnici frutticoli, le novità della ricerca in ambito frutticolo, relazionando le principali sperimentazioni condotte dalla Fondazione e i risultati raggiunti nel corso del 2021. 

Dopo i saluti iniziali del Presidente di Agrion, Giacomo Ballari, e del consigliere regionale, Maurizio Marello, il coordinatore tecnico scientifico della Fondazione, Lorenzo Berra, ha moderato l'incontro introducendo i diversi interventi a cura dei ricercatori di Agrion.


Innovazione varietale del melo

Il responsabile della sperimentazione varietale, Davide Nari, ha presentato le ultime acquisizioni varietali dalla sperimentazione del melo, analizzando l'andamento delle superfici e la ripartizione varietale piemontese che ha permesso di evidenziare come la crescita del melo in Piemonte rimanga constante. I dati Istat 2021 indicano, infatti, una superficie ormai prossima ai 6.800 ettari che rappresentano il 40% dell'intera superficie frutticola piemontese.

L'assetto varietale piemontese conferma la dominanza del gruppo Gala che continua ad aumentare raggiungendo, nel 2021, il 44% del totale delle mele piemontesi. Al contrario, invece, i nuovi impianti di Red Delicious sono drasticamente diminuiti, ma rimane comunque una significativa superficie dedicata al gruppo che interessa il 22% del totale. Fuji è stabile al 5% del totale: la sensibilità del gruppo all'alternanza di produzione continua a limitarne l'aumento anche se l'interesse, in particolare da punto di vista commerciale, rimane elevato.

Più recente è la diffusione che ha interessato alcune varietà resistenti alla ticchiolatura, portatrici del gene Vf (Rvi6). Queste, ad oggi, interessano in totale quasi 400 ettari, non solo grazie al carattere legato alla resistenza, ma soprattutto alle caratteristiche agropomologiche d'insieme.

Nel gruppo Fuji, tra le novità del 2021, sono state segnalate Rubinfuji® Fenfu*, cultivar con colorazione di tipologia striata, di buona estensione, e Fuji Phoenix® Fenduf3*, clone salvato con elevata estensione della colorazione.

Molto interessanti le prime produzioni degli impianti pilota di Tessa®, cultivar di origine sudtirolese in via di diffusione in Piemonte in esclusiva. La colorazione è molto estesa con una tonalità di rosso intenso e brillante, la polpa è mediamente croccante, non molto succosa, ma nel complesso di buona struttura, mentre il sapore è buono ed equilibrato. 

Ottimi risultati dal pieno campo per la cultivar Smeralda* che matura qualche giorno dopo il riferimento Golden Delicious. L'albero è di facile gestione con produttività regolare e costante e buon equilibrio vegeto produttivo. Il frutto è di buona pezzatura, con una buccia verde chiaro che vira al giallo in prossimità della maturazione di raccolta, e una polpa croccante, succosa e dall'ottimo sapore dolce con leggera componente acidulo aromatica.

Tra le recenti novità, si segnala Lory® Inogo*, cultivar di origine francese Golden simile, di pari epoca della varietà Smeralda*. L'albero è di medio vigore, con produttività regolare. La pezzatura è media e regolare, con buccia liscia, priva di sovraccolore e poco sensibile a rugginosità, e polpa soda, succosa e dal buon sapore dolce e aromatico.

In epoca Fuji, interessante la prima produzione di Delcored*. La pezzatura dei frutti è grossa e regolare, l'aspetto è attraente con colorazione rossa sulla quasi totalità della buccia con evidente pruina. La polpa è croccante e succosa, di buon sapore equilibrato e aromatico. Da verificare la regolarità di produzione.


Nuovi portinnesti per la melicoltura piemontese

Alla panoramica sulle ultime acquisizioni ottenute dalla sperimentazione per l'innovazione varietale del melo, è seguito l'intervento di Valentina Roera che ha fatto il punto sui nuovi portinnesti per la melicoltura piemontese.

Partendo dall'inquadramento generale sui criteri di scelta, per un'azienda frutticola, del portinnesto più idoneo in caso di realizzazione di un nuovo impianto, è seguita una panoramica mondiale sulla situazione della ricerca sui portinnesti del melo. Attualmente vi sono tre programmi internazionali di miglioramento genetico: il programma americano "Geneva" e il programma neozelandese "Plant and food research", il cui obiettivo comune è quello di sviluppare portinnesti resistenti o tolleranti a parassiti o malattie (come la Phythophtora, il colpo di fuoco batterico, l'afide lanigero, eccetera), e il programma britannico "East Malling", il cui obiettivo è approfondire le cause legate alla stanchezza del suolo.

I portinnesti già avviati alla sperimentazione estesa in Piemonte della serie Geneva® sono il G11 e il G213. In particolare il G11 sembra essere, al momento, il più promettente in situazioni di reimpianto ed è caratterizzato da un vigore leggermente superiore a M9 EMLA, apparato radicale ampio e fascicolato, scarsa presenza di sferoblasti, sfogliature e polloni, buon rinnovo vegetativo e produttività paragonabile a M9.

Il portinnesto M200, selezionato nella stazione sperimentale di East Malling, si distingue invece per un vigore medio elevato (circa un 20% maggiore di M9 Emla), una scarsa presenza di polloni e un potenziale buon adattamento alle condizioni di reimpianto.


L'afide lanigero: situazione territoriale e focus sulle attività sperimentali in corso

Il punto sull'afide lanigero del melo è stato fatto da Luca Nari, responsabile del settore Difesa e Tecnica Colturale in Frutticoltura di Agrion, che ha presentato la situazione territoriale e le attività sperimentali realizzate durante il 2021.

L'afide lanigero (Eriosoma lanigero) rappresenta una problematica sempre più diffusa e di difficile contenimento. Anche per la produzione biologica sta diventando un fattore limitante, arrivando talvolta a determinare l'estirpo di interi meleti ormai non più produttivi. Tuttavia, gli ultimi inverni, tendenzialmente più miti, ne stanno facilitando lo svernamento anche a livello di chioma. Le temperature di fine stagione (settembre-ottobre), registrate altresì mediamente più elevate, stanno determinando un prolungamento sia della messa a riposo delle piante, sia dell'attività del fitofago, il quale viene spesso osservato nel corso delle operazioni di raccolta. È stato inoltre osservato come il suo limitatore naturale, l'imenottero parassitoide Aphelinus mali, arrivi nel meleto troppo tardi (da metà giugno), ovvero quando i danni sono già in parte compiuti. A questi fattori, si sommano poi la riduzione di principi attivi disponibili, le distanze d'impianto sempre più ridotte e le pratiche agronomiche non razionali, che favoriscono ulteriormente lo sviluppo del parassita.

L'attività sperimentale svolta si è posta come obiettivo la valutazione dell'efficacia di strategie di difesa alternative mediante interventi, in autunno e d'inverno, con principi attivi comunemente utilizzati per la difesa del melo (ad esempio fosmet, olio minerale, eccetera) e l'impiego in post fioritura della Beauveria bassiana (Naturalis) recentemente registrata contro l'avversità. I risultati emersi hanno evidenziato un'efficacia parziale dei trattamenti realizzati, rilevando un rallentamento dell'attività del fitofago, ma non un suo completo controllo. Da qui la necessità di integrare tra loro i mezzi tecnici a disposizione con una razionale gestione agronomica delle piante, una corretta programmazione dei prodotti ancora disponibili e la tutela dei predatori o dei parassitoidi naturali.


Forficula e lecanio del pesco: fitofagi emergenti della frutticoltura piemontese

Il ricercatore Alessandro Bevilacqua ha chiuso la mattinata con un intervento su due problematiche emergenti del pesco: la forficula e la cocciniglia a barchetta (Lecanio), ponendo l'attenzione su quelle che sono le principali misure preventive di contenimento attualmente disponibili.

Nel corso della campagna 2021 questi due insetti hanno determinato un danno significativo in molti pescheti. La forficula ha colpito principalmente le varietà precoci (Big top, eccetera), ma sono state segnalate perdite di prodotto anche su quelle a maturazione intermedia (Alitop, eccetera). La presenza del dermattero è in continua crescita in Piemonte e la situazione è preoccupante, sia su albicocco sia su pesco. Gli ultimi inverni più miti ne hanno favorito la sopravvivenza e la recente revoca dell'unica esca granulare registrata ha reso ancora più difficoltoso il suo contenimento.

Dopo aver esposto i risultati relativi alle indagini bioetologiche e alla valutazione di efficacia delle lavorazioni del suolo, con interventi autunnali e primaverili per il contenimento del fitofago, il ricercatore ha proseguito il suo intervento spiegando l'attività di monitoraggio condotta. Si è evidenziato che la comparsa dei giovani in quantità significative avviene da metà maggio (quando inizia la risalita sul tronco delle piante da frutto), mentre la comparsa degli adulti indicativamente da metà giugno. La lavorazione del terreno realizzata nell'autunno 2020 (ottobre) e nella primavera 2021 (aprile), a differenza di quanto osservato in passato in prove sperimentali analoghe, non ha determinato una riduzione significativa della popolazione del dermattero, e richiede ulteriori approfondimenti, soprattutto relativamente al momento di intervento.

Più recente è il lecanio del pesco, le cui prime segnalazioni in Piemonte risalgono al 2019.
Il danno di questa nuova cocciniglia è prodotto dalla melata che le forme giovanili producono sui frutti e la successiva formazione di fumaggini. Inoltre, l'elevata fecondità delle femmine e la nascita scalare delle neanidi, per tutto il periodo estivo, rendono il suo contenimento molto difficoltoso.

L'attività sperimentale presentata ha avuto l'obiettivo di valutare l'effetto collaterale di contenimento del lecanide da parte di insetticidi comunemente impiegati nella difesa fitosanitaria del pesco, applicati nel periodo estivo su infestazioni in atto. I risultati hanno mostrato una scarsa efficacia per tutti i principi attivi saggiati, evidenziando la necessità di impostare la difesa sulle forme svernanti dell'insetto.

Per maggiori informazioni o rimanere aggiornati sulle attività della Fondazione, visitare il sito 

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