Campania, il vitigno Camaiola iscritto al Registro nazionale

Per anni confuso con il Barbera di origine piemontese, dà vita al vino Barbera del Sannio nella Doc Sannio. Ma d'ora in avanti il vitigno autoctono del Sannio beneventano potrà tornare al suo antico nome

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

barbera-del-sannio-ora-camaiola15mag2021consorzio-tutela-vini-del-sannio.jpg

Un grappolo di Camaiola del Sannio: anche il vino monovitigno che se ne ottiene potrà assumerne la denominazione
Fonte foto: © Consorzio tutela vini Sannio

C'è una bella novità in campo enologico per la Campania: il vitigno a bacca rossa Camaiola sarà presto ufficialmente indicato nel Registro nazionale delle varietà di vite. Lo ha deciso il Comitato nazionale per la classificazione delle varietà di viti, dopo aver vagliato il corposo dossier presentato dal Consorzio tutela vini Sannio a supporto della richiesta di iscrizione al registro varietale, che sana definitivamente un antico errore nella classificazione delle viti da vino: infatti fino ad oggi il vitigno Camaiola è stato in realtà riconosciuto come Barbera. Per il via libera definitivo all'utilizzo del nome del vitigno si attende ora solo il decreto ministeriale, che disporrà la definitiva l'iscrizione del Camaiola a registro varietale.

"Si tratta del primo vitigno coltivato esclusivamente nella provincia di Benevento a essere inserito nell'elenco - si afferma con una punta d'orgoglio dal Consorzio tutela vini del Sannio. "E' un risultato storico - si sottolineana - non solo perché nessun vitigno coltivato in maniera esclusiva nel Sannio era stato mai inserito nel registro, ma anche perché il riconoscimento avviene dopo che il vitigno pur coltivato da sempre, in particolar modo nell'area telesina-titernina, era stato cancellato in passato perché confuso con quello del Barbera di origini piemontesi".

Il riconoscimento premia proprio il lavoro messo in campo dal Consorzio tutela vini Sannio che non solo ha inoltrato al ministero delle Politiche agricole la richiesta di iscrizione, ma ha provveduto alla stesura dell'articolatodettagliato dossier scientifico, indispensabile per giungere al risultato.

Ora sarà sempre compito del Consorzio di tutela vini Sannio procedere con tutte le attività successive alla registrazione del vitigno, per fare in modo che presto sulle bottiglie a denominazione si possa vedere scritto Camaiola. Il vitigno, vinificato in purezza, ha dato origine fino ad oggi alla tipologia monovitigno "Barbera del Sannio" nell'ambito dei vini a Dop Sannio. Sono queste bottiglie che d'ora in avanti potranno fregiarsi del nome "Camaiola del Sannio".

Il profilo sensoriale del vino da Camaiola presenta un colore rosso rubino intenso, con evidenti riflessi violacei. Olfatto ricco di frutta rossa matura, frutti del sottobosco e rosa, con accennate note vegetali, per un sorso pieno, intenso, morbido, poco tannico, con finale ricco di frutta.

Il Camaiola è un vitigno a bacca rossa adottato soprattutto nella Valle Telesina, terzo per ordine di importanza nello scenario produttivo dei vini rossi sanniti. L'uva mostra caratteristiche peculiari, diverse da quella del Barbera piemontese, con il quale è stato fino ad oggi confuso. Il grappolo si presenta conico piramidale; acino di forma ovoide, di colore blu-nero, ricco di pruina; polpa non colorata.
 

La storia dell'errore sul nome

L'errore e - se si vuole - l'equivoco sulla classificazione nasce perché del Camaiola non si trova nessuna traccia tra le "Viti coltivate nella provincia di Benevento" descritte dalla Commissione ampelografica presieduta da Giuseppe Frojo, lavoro pubblicato nel 1879.
Così come non vi è traccia di Camaiola nei "Primi studi ampelografici nella provincia di Terra di Lavoro" - territorio attualmente parzialmente coincidente con la provincia di Caserta e di cui il Sannio telesino faceva parte prima dell'Unità d'Italia - operati sempre dal Frojo e pubblicati nel 1878.

Sempre il Frojo cita invece un vitigno Barbera riferendosi all'area del Vesuvio. Notizia ripresa anche dal Molon, nel 1909, quando parlava della diffusione del vitigno originario del Monferrato in provincia di Ancona, nel mandamento di Monte Pulciano e poi in quello di Loreto, introdottovi dall'Amministrazione della Santa Casa. Ed ancora in provincia di L'Aquila, in quella di Napoli, nel comune di Somma Vesuviana, e in provincia di Campobasso, nel comune di Gildone.

In questo modo, a lungo andare, si accredita la presenza di un Barbera di origine piemontese in terra campana, che può ben aver attecchito nel territorio a più ampia superficie vocata per la vitivinicoltura: la provincia di Benevento.

In uno studio del 2005 condotto sulla genetica dei vitigni campani, ad opera di ricercatori dell'Istituto agrario di San Michele all'Adige e della facoltà di Agraria di Portici, viene evidenziato come il cosiddetto Barbera del Sannio, alias il Camaiola - "insieme al Summariello, al Casavecchia e al Catalanesca - mostra tratti distintivi rispetto al patrimonio della Vitis vinifera campana, potendo essere frutto di introduzioni recenti". Negli anni proseguono le ricerche, che oggi hanno portato all'autonoma designazione di questo vitigno come Camaiola, da sempre parte integrante della viticoltura sannita e presente sul territorio .

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

Autore:

Tag: prodotti tipici vino viticoltura vitivinicoltura politica agricola

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 261.888 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner