Ogm: circondati da mutanti sì, ma buoni

Niente paura, sono tutti sicuri. Bene però conoscere lo stato dell'arte circa le molteplici varietà coltivate che derivano da mutagenesi artificiale, cioè da tecniche precedenti alla transgenesi e al genome editing

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

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Tutte le varietà derivanti da mutagenesi, in un database

Presero il via come ricerca negli anni ’50, moltiplicandosi nel tempo fino a raggiungere, a oggi, 11 dicembre 2020, le 3.364 varietà censite, almeno stando al Database ufficiale. Una visita al sito è pertanto fortemente raccomandata, soprattutto a seguito della sentenza della Corte di Giustizia europea del luglio 2018 che ha classificato Ogm anche le colture derivanti da "mutagenesi tradizionale", cioè indotta o con radiazioni, o tramite sostanze chimiche.

In pratica, una sorta di lotteria con la quale prima si fa esplodere il Dna di una coltura, poi si aspetta di vedere se dopo le riparazioni ai cromosomi ci sono scappate anche mutazioni favorevoli per i nostri scopi, come per esempio una resistenza a un erbicida, oppure una taglia più bassa, oppure ancora una modifica migliorativa della composizione del prodotto finale.

Ovviamente, tale sistema si porta dietro tutta una serie di altre mutazioni che non possono poi essere facilmente filtrate con le selezioni successive. In altre parole, tali tecniche sono molto più obsolete di quelle legate alla transgenesi, ottenuta per esempio utilizzando come vettore l’Agrobacterium tumefaciens. Ancor più “vintage”, esse appaiono se le si confronta con l’ultima frontiera della ricerca, ovvero il genome editing, basato su precise forbici molecolari che tagliano e cuciono serie di basi al fine di modificare il DNA in modo così “discreto” che volendo si potrebbe persino dire che tale modifica non la si è nemmeno prodotta, attribuendola alla natura.

Cosa che ovviamente nessuno si sognerebbe mai di fare, perché i bugiardi prima o poi fanno una brutta fine, per lo meno se prendono lo stipendio da una multinazionale che rischi per tale bugia di essere trascinata in tribunale e pagarla terribilmente cara. Cosa che purtroppo non accade ad altri soggetti che hanno basato tutta la propria vita sulla menzogna e che si teme mai pagheranno per questo.

Ciò che lascia perplessi è che la Corte di giustizia ha concesso a ogni singolo Stato membro di valutare in piena indipendenza se sottoporre o meno tali varietà al pesantissimo iter di valutazione previsto per gli Ogm finora considerati tali. Il motivo di tale scappatoia (nessuno sarà così folle da richiederlo) poggia sulla “lunga tradizione di sicurezza” mostrata in questi decenni. Così ragionando, si spera che anche per gli altri Ogm valga lo stesso approccio, prima o poi, perché ormai è un quarto di secolo che li utilizziamo e sono stati seminati complessivamente su una superficie che oggi è la somma di Canada e Russia messe insieme.
 

La banca dati dei mutanti

A differenza della Marvel, i cui X-Men sono mutanti frutto della pura fantasia, nella banca dati sopra menzionata si possono trovare ben altri frutti della mutagenesi, questa volta reali. Solo di frumento, per esempio, ne risulterebbero 298, pari all’8,8% del totale. Peraltro, risultano sparse un po’ in tutti i continenti con la Cina che gioca la parte del leone con una ricca messe di frumenti mutanti. Alcune varietà di grano ottenuto tramite mutagenesi “tradizionale” risultano perfino in Uganda, ove ne sono stati lanciati tre nel 2015 (NAROwheat, 1, 2, 3).

Interessante soprattutto la tradizione italiana, con diversi grani duri che hanno fatto la storia della pasta del Belpaese, come Giano, del 1982, poi Attila (1980), Augusto (1976), Centauro e Mida (1974), concludendo con Castelporziano, del 1968. Questo solo per citarne alcuni e senza risalire troppo indietro nel tempo.  

A essere sviluppate tramite mutagenesi artificiale sono però molte altre colture, a partire dal riso, vero campione in tal senso con 860 varietà. Paesi del Far East sugli scudi, ovviamente, visto che sono i maggiori produttori al mondo di riso.

Altro cereale molto rappresentato, l’orzo, con 316 varietà, cui si aggiungono 96 di mais, 23 di avena e 4 di segale. Solo i cereali annoverano cioè 1.597 varietà, pari al 47% del totale.

Meno rappresentati i legumi, con 181 varietà mutanti di soia, 60 di fagiolo, 34 di pisello, 27 di cece, 18 di lenticchie. In totale assommano a 320 varietà, ovvero il 9,5% del totale.

A titolo di curiosità si riportano le 48 varietà mutanti di cotone, seguite da 41 di brassicacee, 25 di pomodoro, 21 di ciliegio, 16 di peperone, 14 di melo, 13 di patata, dalle 7 di pesco, dalle 6 di pero, 5 di melanzana.
 

Etichette: come la mettiamo?

Ci si domanda quindi, in base a quanto sopra esposto, come faranno ora coloro che hanno basato il proprio marketing sul messaggio "No-Ogm" oppure "Ogm-Free"? Perché sarebbe interessante verificare varietà per varietà l'origine dei prodotti, magari costringendo chi li vende a rinunciare a tale ingannevole pubblicità basata su paure che di fatto non hanno alcun motivo di esistere.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura ogm legumi

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