Potatura del ciliegio, cinque consigli per non sbagliare

Il ciliegio è una pianta che mal sopporta potature drastiche. Per questo occorrono pochi tagli ma fatti nei punti giusti

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il ciliegio non ama potature drastiche, ma predilige piccoli interventi
Fonte foto: Geoplant Vivai

Il ciliegio (Prunus avium) è un albero da frutto della famiglia delle rosacee coltivato sia nelle aziende agricole che nei giardini per i suoi frutti, le ciliegie. È un albero che può crescere anche fino a 30 metri di altezza e ha un portamento assurgente, tende cioè a crescere verso l'alto.

Per questo motivo è necessario gestire la chioma attraverso una potatura di allevamento e di produzione. La prima si imposta nei primi anni di vita e ha il compito di dare una forma bassa e aperta alla chioma, in modo che sia facile raccogliere le ciliegie. La seconda serve invece a mantenere produttiva e in salute la pianta, evitando che 'scappi' verso l'alto.

Il ciliegio, a differenza di molti altri alberi da frutto, non ha bisogno di potature pesanti. Anzi, mal sopporta i tagli drastici e predilige piccoli interventi, effettuati ogni anno. Prima di mettere mano a seghe e cesoie è dunque necessario pensare attentamente quali sono i tagli necessari. Potature mal eseguite possono infatti portare a perdite di produzione, ma anche alla comparsa di infezioni batteriche e fungine che possono decretare la morte della pianta.


Cinque consigli per una potatura a regola d'arte

Fatte queste premesse vediamo dunque qualche consiglio per effettuare una potatura del ciliegio in modo da rispettare la pianta e massimizzare la produzione di frutti.

Epoca di intervento. A differenza della maggior parte degli alberi da frutto il ciliegio non va potato durante l'inverno, ma in estate, dopo la raccolta dei frutti. In questo periodo infatti la cicatrizzazione delle ferite è più veloce e il clima è sfavorevole alla comparsa di malattie. Durante l'inverno si possono invece eseguire solamente i piccoli tagli, magari ai rametti secchi, oppure pianificare le legature, come vedremo in seguito.

Tagli netti e puliti. Anche per il ciliegio valgono le buone regole per ogni potatura. Bisogna utilizzare lame affilate e pulite e sarebbe buona norma sterilizzarle con prodotti a base di rame (come l'ossicloruro di rame) in modo da evitare il più possibile la contaminazione incrociata tra le piante ad opera di funghi e batteri.

I tagli devono essere rasi per i rami più piccoli, mentre bisogna lasciare un paio di centimetri per quelli più grossi. È buona norma poi eseguire tagli inclinati, in modo da evitare ristagni di acqua, e proteggere le ferite con del mastice o agrofarmaci a base di microrganismi 'buoni' (come il Trichoderma) che proteggono il tessuto legnoso dall'aggressione di funghi e batteri.

Riconoscere i rami. Lo scopo della potatura del ciliegio è quello di contenere la chioma dell'albero, mantenendola bassa e produttiva. Per questo occorre favorire la penetrazione del sole nella chioma sfoltendo i rami interni ed eliminare quelli eccessivamente vigorosi che tendono a 'fuggire' verso l'alto. È bene distinguere tra:
  • Branche primarie. Sono i rami che derivano direttamente dal tronco. A meno di interventi eccezionali non andrebbero mai toccati.
  • Succhioni. Sono rami molto vigorosi, di un anno, che crescono sul dorso delle branche e puntano diritti verso l'alto. La quasi totalità dei succhioni va eliminata a meno che non se ne vogliano tenere alcuni, da piegare in seguito, per rimpiazzare branche rotte o recise.
  • Polloni. Crescono dalla base del tronco e vanno eliminati.
  • Mazzetti di maggio. Chiamati anche dardi fioriferi, sono rametti di pochi centimetri con una gemma a legno circondata da gemme a fiore. In primavera fioriscono e fruttificano e si rinnovano di anno in anno. Si devono eliminare solo se disseccati a fine ciclo.
 
Un mazzetto di maggio o dardo fiorifero
Un mazzetto di maggio o dardo fiorifero
(Fonte foto: Stocker)
 
  • Brindilli. Sono rami esili, di 10-30 centimetri, con gemme a fiore e a legno. Sono produttivi e non vanno potati a meno che non crescano troppo internamente alla pianta, in zone in ombra.
  • Ramo misto. È un ramo vigoroso, lungo 40-50 centimetri, con gemme sia a fiore che a legno. In generale non andrebbe cimato, in quanto si provocherebbe l'esplosione delle gemme laterali che aggroviglierebbero troppo la chioma. La potatura è da eseguirsi solo in caso si voglia sfoltire la chioma.
Succhioni e polloni vanno generalmente eliminati
Succhioni e polloni vanno generalmente eliminati
(Fonte foto: Solabiol)

Tagli di ritorno. Sono quei tagli eseguiti in prossimità di un ramo più giovane affinché questo diventi la nuova branca. Andrebbero eseguiti in via eccezionale solo per eliminare rami vecchi, improduttivi e non più gestibili.

Legature. Un modo efficace e semplice per gestire la forma della chioma del ciliegio ed evitare tagli drastici è quello di applicare delle legature alle branche secondarie per abbassarne l'inclinazione e renderle orizzontali rispetto al suolo. È questo un sistema ingegnoso per moderare la vigoria del ramo, incentivare la fruttificazione e agevolare la raccolta delle ciliegie, che in questo modo crescono ad altezza uomo.

Le legature sono semplici. Si fa passare una corda attorno alla branca lasciando largo il nodo e frapponendo tra la corteccia e la corda della paglia, oppure del cartone o altro materiale morbido, in modo da non rovinare la pianta. Poi si lega la corda al suolo tramite un paletto e si tende fino ad abbassare il ramo all'altezza desiderata. Le legature andrebbero eseguite in primavera e dopo un anno è possibile togliere la corda e il ramo manterrà l'inclinazione desiderata.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura ortofrutta potatura

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