I legumi in genere rappresentano alimenti in grande crescita negli ultimi anni, spinti da una nuova etica consumistica e salutistica. Ma non possiamo dimenticare le nuove politiche agrarie ed ambientali. La produzione mondiale di legumi, in base ai dati della Fao, ha raggiunto nel 2016 il record di 82 milioni di tonnellate e risulta in costante aumento. L'India è il primo produttore. In Europa la produzione ha presentato un trend più fluttuante ed oggi sfiora i 5 milioni di tonnellate.
 

LA LENTICCHIA

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La lenticchia rappresenta all'incirca il 6,6% dell'intera produzione mondiale di legumi: al primo posto i fagioli con il 32%. Nel 2019, in base ai dati Istat, la produzione in Italia di lenticchia è stata di 53.864 quintali su una superficie coltivata di 5.861 ettari, in crescita rispetto agli ultimi anni. Ismea indica che la produzione è principalmente localizzata al Centro Sud Italia: l'83% è presente nelle Marche, Puglia, Umbria, Sicilia e Toscana.
Ma se si pensa alla lenticchia la mente va direttamente alla lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp, prodotto che presenta la maggiore incidenza in quantità tra tutte le produzioni di legumi in Italia e che assorbe l'86% delle produzioni Igp di legumi (Fonte dati Ismea, 2015).

La lenticchia di Castelluccio di Norcia (Pg) ha ottenuto il riconoscimento della prestigiosa Igp nel 1997. Le sue caratteristiche peculiari sono la resistenza alla siccità e al freddo. La sua elevata rusticità, inoltre, consente di non fare ricorso a diserbanti ed agrofarmaci nel processo di coltivazione, se non in casi particolari. Un elemento non trascurabile che la qualifica ulteriormente all'occhio del consumatore.
"Oggi la richiesta di lenticchia in Italia è in crescita" spiega Ottavio Testa, proprietario dell'azienda agricola Castelluccio SS. "Per questo motivo sono in crescita le superfici coltivate a lenticchia. Nella mia azienda coltiviamo circa 20 ettari di questo legume, in biologico".
 
Lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp
Le lenticchie di Castelluccio di Norcia, che si fregiano del marchio Igp
(Fonte foto: Pro Loco di Norcia)

"Le nostre lenticchie - prosegue Testa - appaiono piuttosto piccole e piatte, dalla forma rotonda e regolare. Il colore è variegato: si spazia tra le tonalità del giallo, del verde e del marrone. Il vero punto forte, però, è la buccia, sottile ma resistente, che non si stacca durante la cottura. Il terreno dove coltiviamo la lenticchia è di tipo franco-argilloso, ricco di sostanza organica e fosforo. La tecnica colturale prevede un'aratura all'inizio della primavera, un'eventuale erpicatura e la semina dalla metà di marzo alla metà di maggio (per evitare il pericolo delle basse temperature notturne). La trebbiatura avviene entro agosto, per poi far riposare il prodotto raccolto per diverse settimane per prepararlo al consumo. La produzione media è fissata in 8-10 quintali/ettaro, con punte di 12-13 quintali/ettaro in buone annate".

L'altopiano di Castelluccio è situato a circa 1.500 metri sul livello del mare ed è caratterizzato da un clima con inverni piuttosto rigidi e gelate primaverili che si protraggono fino a giugno. L'estate è breve e con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Il pH ottimale per la lenticchia è compreso tra i valori 6 e 7,2, cioè neutro o leggermente acido. Se nelle regioni dell'Italia settentrionale e sulle zone montane la semina della lenticchia può essere effettuata in primavera, nelle regioni dell'Italia meridionale può essere invece effettuata in autunno.

Capitolo a parte per quanto riguarda l'acqua e l'irrigazione. La lenticchia in linea generale tollera bene la siccità ed ha una richiesta d'acqua di media entità. I periodi più critici comunque sono quelli compresi tra la fioritura e l'inizio della maturazione e la piena estate, soprattutto in presenza di una stagione particolarmente secca. Attenzione a non bagnare direttamente le piantine: i fiori ed i germogli sono infatti piuttosto delicati e possono essere danneggiati dalla caduta dell'acqua e subire bruciature o scottature.
La lenticchia in Italia oggi ha una bilancia commerciale molto sbilanciata verso l'import: circa i tre quarti consumati nella nostra penisola sono importati da altri paesi. Nel 2015 le lenticchie esportate sono state 1.844 quintali mentre le importate 34.145 quintali (Fonte dati Ismea).

Le piante leguminose, e quindi anche la lenticchia, sono fondamentali nella rotazione colturale in quanto arricchiscono il terreno di azoto grazie all'azotofissazione. Proprio per questo la lenticchia è molto interessante in una rotazione colturale con piante che hanno bisogno di azoto. Perfetta quindi per precedere solanacee o cucurbitacee.
 
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