Biancolella di Ponza, riscoperta e opportunità per un vitigno eroico

Arsial sta continuando il lavoro di tutela e valorizzazione della varietà di uva ponzese a rischio di erosione genetica, proponendo anche di rivendicare vigneti non iscritti nello schedario viticolo per recuperare le superfici drasticamente diminuite nel corso di un secolo

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Uno dei vigneti dell'isola di Ponza
Fonte foto: Arsial

Noto come Biancolella o Jaunculella o Jaunculillo, questo vitigno a bacca bianca arrivò a Ponza da Ischia nel 1734, portato da coloni campani mandati da Carlo di Borbone, re di Napoli.

Ma oggi la Biancolella di Ponza può essere considerata a tutti gli effetti un vitigno autoctono, come ricorda Arsial, l'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione in agricoltura del Lazio, con caratteristiche diverse da quello ischitano, frutto di un adattamento al territorio e del lavoro dei contadini ponzesi, che per secoli l'hanno coltivata come oggi sui pendii terrazzati dell'isola regalando scorci paesaggistici unici.

Vigneti che continuano ancora oggi ad essere coltivati quasi interamente a mano, raggiungibili solo da strade di campagna e che fanno della viticoltura di Ponza uno dei principali esempi di viticoltura eroica del Lazio.

Oggi la Biancolella di Ponza è riconosciuta nel registro regionale delle varietà di vite classificate idonee alla produzione di uva da vino del Lazio che ne consente la coltivazione solo nell'arcipelago Pontino, con la possibilità di utilizzarla per la produzione di vini Igt.

Attualmente le aziende che coltivano la Biancolella sono tre: le Antiche cantine Migliaccio a Ponza, e Casale del Giglio e l'azienda agricola Taffuri Pouchain che hanno sede a Latina e a Benevento, ma che possiedono vigneti nell'arcipelago.

E ora Arsial sta portando avanti una serie di iniziative per riscoprire e tutelare questo vitigno, dopo averlo fatto inserire tra le risorse autoctone a rischio di erosione genetica del Lazio.

Insieme al comune di Ponza, l'Arsial sta portando avanti ormai da alcuni anni un lavoro di sensibilizzazione sulla filiera locale, per valorizzare il prodotto e per recuperare e tutelare le superfici vitate che, secondo lo schedario viticolo, non superano i 4 ettari in tutto l'arcipelago Pontino, mentre un secolo fa ne erano stati censiti oltre 300 ettari.

Per cercare di recuperare i terreni vitati Arsial sta proponendo un lavoro per far emergere i vigneti non dichiarati o abbandonati in modo da poter far ricrescere la superficie vitata nell'arcipelago e aumentare il potenziale produttivo.

Per fare questo i coltivatori possono legittimare i vigneti impiantati prima del marzo 1987 ma non dichiarati nello schedario viticolo con una richiesta da indirizzare all'area decentrata agricoltura Lazio Sud sede di Latina e il pagamento di una sanzione di 310 euro per ettaro.

Per la richiesta è possibile usare il modulo per notifica di vigenti non dichiarati e il modulo per la dichiarazione dei vigneti non dichiarati.

Inoltre l'Arsial ricorda che per i coltivatori c'è la possibilità di aderire alla rete di conservazione e sicurezza, nell'ambito delle attività di tutela della biodiversità agricola previste dalla legge rgionale 15/2000 con tutte le opportunità previste, non ultima l'accesso a contributi specifici.

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