Tabacco, made in Italy da tradizione

Negli ultimi anni la produzione di tabacco in Italia e le superfici coltivate sono calate. Rimane comunque un prodotto importante e da valorizzare. AgroNotizie ha intervistato Giorgio Stramacci di Manifatture sigaro toscano

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Tabacco, una coltivazione che ha in Italia una lunga tradizione
Fonte foto: © Zbg2 - Adobe Stock

Il tabacco è da secoli una coltura di riferimento in Italia ed un’eccellenza dei territori d’origine. Tante sono le attività in questi anni messe in atto per salvaguardarlo: tra tutte quella del Fat - Fattoria autonoma tabacchi sulla tracciabilità isotopica del tabacco Virginia Bright per contrastare la contraffazione del tabacco italiano e valorizzarne il made in Italy (leggi il comunicato stampa sul sito del Fat).

Diamo qualche dato sulla situazione del consumo di tabacco destinato alla realizzazione di sigarette e sigari, principale uso ancora oggi. I fumatori nel mondo sono circa un 1,1 miliardi, in base ai dati dell'Oms pubblicati nel 2019. Numeri che certificano una lenta diminuzione del consumo mondiale di sigarette nei paesi industrializzati e, al contrario, un rilevante aumento nei paesi in via di sviluppo. L'Iss - Istituto superiore della sanità (su indagine Doxa, 2019) indica che in Italia il 22% della popolazione (circa 11,6 milioni di persone) fuma, un dato che, al di là di piccole oscillazioni, registra gli stessi valori dell'ultimo decennio, prendendo in esame la serie storica delle indagini Iss-Doxa (1957-2019). E' anche importante ricordare che il tabacco oggi viene prodotto per essere destinato ad altri usi: nella medicina, nella cosmesi, nel biocarburante, come piante ornamentale, nell'industria della carta, nel settore dei tessuti e in ambito della chimica in agricoltura (leggi informazioni più dettagliate sul sito dell'Associazione città del tabacco).
 
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Se viene consumato c'è necessariamente qualcuno che il tabacco lo produce. In totale la produzione mondiale di tabacco è di 6.094.875 tonnellate su una superficie di 3.368.929 ettari: rispetto al 2008 la produzione è calata del 12% e le superfici del 9%. L'Italia è il principale produttore europeo di tabacco nell’Unione europea con oltre 59mila tonnellate e con circa 17.100 ettari coltivati, ubicati soprattutto in Campania, Veneto, Umbria e Toscana: è circa un quarto della produzione complessiva europea e l'1% di quella mondiale (fonte Faostat, 2018). Con questi dati l'Italia è al 17esimo posto al mondo: al primo c'è la Cina con 2.241.000 tonnellate per 1.003.250 ettari, al secondo il Brasile 762.266 tonnellate per 356.477 ettari ed al terzo l'India con 749.907 tonnellate per 417.754 ettari.

Trend negativo quindi anche in Italia con un calo delle superfici coltivate a tabacco del 57% dal 2000 al 2018. In base ad un'elaborazione Ont - Organizzazione nazionale del tabacco Italia su fonte Agea nel 2019 sono state prodotte circa 55.500 tonnellate per una superficie di 14.500 ettari. Il tabacco comunque non è affatto un comparto marginale in Europa e per questo motivo, evidentemente, è necessario lavorare per far si che la filiera possa rafforzarsi e crescere. Per fare il punto sulla situazione del tabacco in Italia la redazione di AgroNotizie ha intervistato Giorgio Stramacci, Head of Leaf di Mst-Manifatture sigaro toscano.
 
Tabacco, fase dell'essicazione dopo la raccolta
Dal 2008 al 2018 la produzione di tabacco in Italia è calata del 12% e le superfici del 9%
(Fonte foto: © Sima - Adobe Stock)
 

Che cosa rappresenta oggi il tabacco per l'Italia?
"La graduale soppressione dei sussidi comunitari legati alla produzione, completatasi con il raccolto 2014, ha determinato la riduzione quantitativa del raccolto, stabilizzatosi a circa 50mila tonnellate.
Il raccolto quindi corrisponde oggi a poco più della metà rispetto ai valori di 20 anni fa. La riduzione più marcata è avvenuta a carico dei tabacchi e delle zone qualitativamente inferiori, che non hanno retto la valorizzazione determinata esclusivamente dal mercato.
Il tabacco Kentucky e il Virginia Bright sono le varietà che hanno subito le riduzioni più contenute, almeno nelle zone dove si ottiene un prodotto di qualità. Per il Kentucky in particolare, la produzione italiana si caratterizza per l'elevata frazione di tabacco fasciante, foglie destinate ad avvolgere e contenere il tabacco nei sigari. Per la funzione che deve svolgere, il tabacco per fascia deve essere di colore intenso ed uniforme nonché privo di lacerazioni o difetti d'origine parassitaria. I prezzi per questo tabacco possono giungere fino ai 14 euro al chilo".

Quali le sue possibili evoluzioni?
"La produzione europea, e quindi quella italiana che è la più elevata dell'Ue, è in competizione con quelle produzioni straniere dove il costo del lavoro è alquanto inferiore rispetto al nostro. Occorre quindi continuare ad operare per ottenere un prodotto di qualità sempre più elevata: che sia ottenuto secondo 'best practices' che riducano al minimo l'uso di agrofarmaci, che sia rispettoso dell'ambiente e che garantisca condizioni di lavoro eque. In una parola: prodotto di qualità ottenuto secondo i dettami della 'social responsibility'.
Probabilmente si registreranno ulteriori modeste riduzioni di produzione a carico dei tabacchi meno apprezzati dal mercato, dato anche l'insufficiente ricambio generazionale. Sarebbe anche auspicabile che nella nuova programmazione comunitaria (Pac) fosse riconosciuto al tabacco un sussidio accoppiato per le produzioni di qualità, come avviene per diverse altre produzioni agricole".
 
Tabacco, destinazione per produzione sigarette e sigari
Tabacco, un prodotto di qualità per valorizzare il made in Italy
(Fonte foto: © Brian - Fotolia)
 

In che modo la Mst sta sostenendo il made in Italy e i tabacchicoltori italiani?
"La valorizzazione del tabacco 'secco sciolto' prodotto dai singoli agricoltori, riuniti in associazione, si basa su tariffe contrattuali: prezzi relativi a singoli gradi qualitativi. Il prezzo delle singole partite di tabacco quindi deriva dalla composizione in gradi a cui si applicano le tariffe contrattuali.
Prendendo in esame il decennio 2010-2020, relativamente al tabacco Kentucky, si registra un aumento delle tariffe del 45% contro un'inflazione statistica del 12% ed a fronte della perdita di sussidi comunitari corrispondenti mediamente al 19% del valore del tabacco. Questo impegno economico da parte di Mst è stato in parte vanificato, ai fini della sostenibilità della produzione agricola, da andamenti stagionali caratterizzati da accresciuta variabilità, precipitazioni eccessive all'epoca dei trapianti e nella fase estiva con volumi di acqua rilevanti concentrati in tempi brevi. Queste condizioni deprimono le rese quantitative e favoriscono le malattie parassitarie, in particolare una di origine batterica per la quale non vi sono varietà di tabacco sufficientemente resistenti.
Mst comunque interviene in annate particolarmente critiche con un supporto economico addizionale per sostenere le aziende, cosi come successo per il raccolto 2016. Per quanto sopra, oltre al sostegno economico continuo sui prezzi da parte di Mst, l'intera filiera è impegnata nella prevenzione delle malattie, nell'introduzione e sperimentazione di nuove varietà più produttive, per la quale Mst è in prima linea, e nella ricerca di efficientamento ai fini del contenimento dei costi di produzione della fase agricola".

Si ricorda che sarà italiano il tabacco per il Sigaro Toscano. Nel febbraio del 2019 è stato infatti firmato un protocollo d'intesa tra Mst e Gian Marco Centinaio, all’epoca ministro delle Politiche agricole nel governo giallo-verde, per l'acquisto di tabacco Kentucky destinato alla produzione dei sigari a marchio Toscano. L'accordo durerà sei anni, dal 2019 a tutto il 2024, e garantisce ogni anno l'acquisto di un minimo di 2.200 tonnellate di tabacco prodotto in Italia, per un valore di circa 15 milioni di euro annui. Leggi l'articolo completo su AgroNotizie.it.

 
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© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: interviste sostenibilità made in italy

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