La canapa industriale: sviluppo e valorizzazione di una filiera agroalimentare ecosostenibile

Studi e ricerche del Dafne dell'Università della Tuscia, in collaborazione con l'Università di Roma la Sapienza

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Con l'approvazione della legge n. 242 del 2 dicembre 2016 è stata riammessa la coltivazione della canapa industriale a basso contenuto di Thc

La canapa (Cannabis sativa L.) è una coltura "antica" la cui presenza in Italia si fa risalire ai tempi della civiltà degli Etruschi che la coltivavano per utilizzarla in molte attività, da quelle civili come l'alimentazione e l'abbigliamento, a quelle militari per la realizzazione di armature e navi da guerra. Da allora la canapa ha avuto una larga diffusione nel nostro paese, prima con l'espansione dell'Impero romano e successivamente, durante il periodo medioevale e quello rinascimentale, come pianta per la produzione di fibre da impiegare prevalentemente nei settori dell'abbigliamento e della marina.

La sua diffusione ha raggiunto l'apice negli anni '50, quando l'Italia era il secondo produttore al mondo con una estensione di circa 90mila ettari. In seguito, l'avvento delle fibre tessili sintetiche e i provvedimenti legislativi che avevano inserito la pianta della canapa tra quelle per la produzione di sostanze stupefacenti, senza distinguere le varietà a basso ed alto tenore di tetraidrocannabinolo (Thc), che è il principio attivo psicotropo, hanno portato alla scomparsa di questa coltura nel nostro paese.

Attualmente, con l'approvazione della legge n. 242 del 2 dicembre 2016 è stata riammessa la coltivazione della canapa industriale a basso contenuto di Thc (< 0,2%) che reca tra le proprie finalità "il sostegno e la promozione della coltivazione della filiera della canapa (Cannabis sativa L.), quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell'impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura di rotazione".

In questo contesto, il dipartimento di Scienze agrarie e forestali (Dafne) dell'Università degli studi della Tuscia, in collaborazione con i dipartimenti di Chimica e tecnologia del farmaco, di Management e di Medicina sperimentale della Sapienza dell'Università di Roma, sta svolgendo una sperimentazione dal titolo "La canapa industriale: sviluppo e valorizzazione di una filiera agroalimentare ecosostenibile".

Il progetto di ricerca, iniziato nel giugno 2018 e della durata di 26 mesi, ha come obiettivo principale la reintroduzione della canapa industriale nella Regione Lazio attraverso:
  • l'individuazione delle varietà commerciali di canapa idonee all'ambiente pedo-climatico del Lazio;
  • la messa a punto delle tecniche di coltivazione di pieno campo;
  • l'identificazione di appropriati protocolli analitici per studiare il profilo chimico-nutrizionale delle infiorescenze, dei semi della canapa e dei prodotti derivati quali olio, farine, ecc.;
  • la valutazione economica, ambientale e sociale riguardo le potenzialità di filiere della canapa industriale.

Canapa

Il progetto mira a soddisfare il bisogno di innovazione in agricoltura, intravedendo nella coltura della canapa una nuova opportunità di sviluppo per realtà territoriali vocate a produzioni agricole di alta qualità con particolare riguardo all'area Agri-Food.

I risultati della ricerca saranno messi a disposizione dei diversi soggetti interessati in modo da poter valutare in termini economici, sociali e ambientali, i costi e i benefici degli interventi proposti dal progetto. A compimento del primo anno di attività si è svolta presso il Dafne, il 4 luglio 2019, una giornata informativa sui risultati ottenuti alla quale hanno partecipato numerose aziende del settore. In particolare, è stato evidenziato come differenti varietà di canapa industriale e pratiche agronomiche possano influenzare non soltanto la resa di seme, infiorescenze e biomassa, ma anche la qualità dei prodotti riguardo il profilo dei cannabinoidi, la capacità antiossidante, il contenuto di clorofille e carotenoidi.

 
di Enio Campiglia, dipartimento di Scienze agrarie e forestali, Università della Tuscia, Viterbo


Ringraziamenti
L'articolo rientra nell'attività svolta nell'ambito WP7 del Progetto 'Safe-Med' finanziato al dipartimento di Scienze agrarie e forestali dell'Università degli studi della Tuscia dal Miur (legge 232 del 2016 - dipartimento di eccellenza). 
La ricerca è stata finanziata dalla Regione Lazio "Progetto di ricerca, finanziato ai sensi della L.R. 13/18".

Image Line e Università della Tuscia, insieme per diffondere l'innovazione in agricoltura

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