Il nuovo riso del Sud si coltiva in Calabria

La nuova varietà di riso nero Jemma è un'esclusiva della famiglia Praino che, con 450 ettari di risaie terrazzate e irrigazione a scorrimento, produce risoni di alta qualità nella piana di Sibari. E il ciclo della filiera si chiude con la riseria Magisa

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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In foto la nuova varietà di riso nero Jemma - prodotta e commercializzata in esclusiva dalla Magisa, la riseria della famiglia Praino

Coltivare e trasformare riso al Sud, dove fu originariamente introdotto dagli Arabi, e per giunta nella piana di Sibari, lungo il mar Ionio, contribuendo a migliorare terreni salmastri con una tecnica irrigua a scorrimento, che punta ad ottenere un prodotto di base di alta qualità e che, sbramato e confezionato, sta già riscuotendo un buon successo commerciale all'estero e nelle regioni meridionali. E le cose vanno bene al punto da contribuire allo sviluppo e adottare una nuova varietà in esclusiva di riso nero, la Jemma, che nei giorni scorsi è stata presentata alla stampa.

E' questa in estrema sintesi la storia del tandem costituito dall'azienda agricola Msg - con terreni in tutta la piana di Sibari - e della riseria Magisa, quest'ultima nata a Vallepiana (Cosenza), nel 2004, unica riseria a Sud di Firenze, ad opera di Giancarlo Praino e Agostino Rizzo, con la finalità di lavorare il riso con tecniche del tutto artigianali chiudendo così l'intero ciclo della filiera tra le due aziende della famiglia Praino.

L'azienda agricola Msg possiede le quote della riseria Magisa e dispongono, congiuntamente ed a vario titolo, di 450 ettari di risaie nella piana di Sibari, tutte coltivate con tecniche agricole a basso impatto ambientale, da cui provengono tutti i 25mila quintali di risone grezzo che poi viene lavorato nello stabilimento di oltre 700 metri quadri situato a pochi chilometri dai terreni.

E oggi azienda agricola e riseria sono guidate da tre donne, le figlie di Giancarlo Praino: Maria, Giusi e Sara, dai nomi di battesimo delle quali sono state ottenute le due sigle societarie, affiancate da Paolo e Daniela, figli di Agostino Rizzo.

AgroNotizie ha sentito Sara Praino, che sulla nuova varietà di riso nero – la Jemma – spiega: "Circa dieci anni fa mio padre, Giancarlo Praino, terza generazione di una famiglia di imprenditori agricoli, entrò in contatto con l'esperto di genetica agraria Giandomenico Polenghi, a cui chiese di ideare una varietà ad hoc per la coltivazione presso la piana di Sibari e la spinta a puntare su un riso nero - da produrre in esclusiva - è partita sia dall'aspetto pedoclimatico che dall'esigenza di arricchire il bouquet varietale della riseria".

Dopo aver selezionato alcune linee di risi a pericarpo nero e averle testate nell'azienda agricola dello stesso Praino è stata finalmente identificata la varietà che successivamente è stata denominata Jemma. Si tratta di un riso Lungo A a pericarpo nero, di forma semi affusolata e grossezza media, che durante la coltivazione emana un aroma simile a quello dei popcorn. "Tale varietà è coltivata e commercializzata in esclusiva da Magisa – sottolinea la Praino - ed è oggi un po' il nostro fiore all'occhiello, all'interno di una gamma che comprende Carnaroli, Arborio, Karnak, Originario, Gange, Rosso solitario, Integrale e Grandi chicchi".

I 450 ettari delle due aziende, dove la Msg lavora sui propri e da terzista su quelli della riseria Magisa, sono il vero asso nella manica per ottenere qualità: "Sono terreni di medio impasto – spiega la Praino – di argilla e sabbia, ma con una componente salmastra, pertanto la coltivazione del riso diventa miglioratrice del Ph del terreno che è tenuto ad ampie terrazze e che irrighiamo mediante continuo scorrimento con acqua del monte Pollino, che ha i requisiti di potabilità".

La coltivazione del riso – 25mila quintali anno e una resa per ettaro fino a 58 quintali - è in rotazione a scacchiera con il loietto e il set-aside: "La foraggera viene prodotta per un'azienda zootecnica della quale siamo produttori terzisti e sul quale si applica il sovescio" spiega l'imprenditrice. Il rapporto da terzisti consente così lo spandimento del digestato dell'impresa zootecnica che dispone anche di una centrale a biogas.

"L'utilizzo della tecnica irrigua dello scorrimento e le particolari condizioni pedologiche e climatiche della piana di Sibari, come la vicinanza al mare, l'intensità del sole, le temperature miti e la ventilazione costante, consentono di non fare ricorso a trattamenti anticrittogamici e fanno sì che il riso di quest'area presenti caratteristiche uniche – afferma la Praino che sottolinea come – lo scorrimento dell'acqua non favorisce l'insorgere delle infestanti, che monitoriamo costantemente". Ma i terreni non hanno una certificazione per il biologico. "I nostri processi produttivi sono certificati a norme ambientali Iso 14.000" dice invece la Praino.

Il tocco finale ad un prodotto che nasce in una risaia che è un parco naturale – dove nidificano le cicogne bianche – è il processo produttivo che avviene in riseria: "Proponiamo un prodotto non brillato, ottenuto con la sbramatura, una tecnica tradizionale, ma realizzata da due centrifughe a rotazione inversa, una tecnologia avanzata che consente di mantenere integre tutte le proprietà nutritive e organolettiche del riso - spiega l'imprenditrice - al punto che si condisce da sé e presenta una resa elevata in cottura del 25-30% in più, grazie al contenuto di amido che controlliamo".

Il riso così ottenuto, che va in confezione, è più ricco in proteine, facile da cucinare, e molto aromatico. Un prodotto di nicchia, che sta avendo successo dal punto di vista commerciale, a partire dalla vendita diretta, "E la commercializzazione - conclude la Praino - passa anche tramite un'agenzia che ha raggiunto oltre la Calabria, anche Puglia, Sicilia e Campania e con un export che tocca già dal 10 al 15% dei volumi prodotti".

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: cerealicoltura innovazione varietale interviste sostenibilità nutraceutica

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