Quinoa, dagli aspetti agronomici a quelli nutritivi

La quinoa è un pseudocereale che suscita sempre maggiore interesse tra consumatori e agricoltori. Un libro analizza gli aspetti agronomici e nutrizionali di questa coltura

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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I consumi di quinoa in Italia sono in crescita
Fonte foto: © Elena Schweitzer - Fotolia

Negli ultimi anni la quinoa (Chenopodium quinoa) sta vivendo una fase di grande successo, dovuta principalmente a due fattori: l'alta percentuale di amminoacidi utili, pari al 13% del peso della granella, e l'assenza di glutine, caratteristica che la rende una pietanza o un ingrediente perfetto da inserire nella dieta dei celiaci.

Circa dieci anni fa la richiesta di mercato crescente e una limitata disponibilità di prodotto, hanno fatto schizzare in alto i prezzi della derrata. Tuttavia negli ultimi anni le quotazioni si sono stabilizzate grazie ad una forte espansione delle superfici coltivate. Anche l'Italia non è esente da questo fenomeno, visto che i consumi di quinoa sono in costante crescita. Per quella convenzionale gli agricoltori italiani si devono scontrare con la concorrenza di quella prodotta oltreoceano e possono puntare solo sul marchio 'made in Italy'. Mentre per quella biologica i prezzi di mercato sono maggiormente remunerativi e visto che su questa coltura non sono registrati agrofarmaci il biologico diventa molto interessante.
 

Un libro per conoscere la quinoa

Per analizzare gli aspetti agronomici della coltivazione della quinoa e quelli nutritivi, è stato pubblicato un libro dal titolo 'Quinoa. Cultivation, nutritional properties and effects on health' a cui hanno partecipato i ricercatori del Cnr Pier Giorgio Peiretti e Francesco Gai. Nel libro, in inglese, non solo si parla della coltivazione, ma anche del profilo nutritivo nell'alimentazione umana e animale, dell'utilizzo della fermentazione come strumento per migliorare le caratteristiche nutrizionali della quinoa, nonché dei suggerimenti su come impiegare i derivati di questo pseudocereale di origine andina.

"La quinoa è un pseudocereale piuttosto rustico, che nelle varietà selezionate in Nord Europa e da team italiani si adatta bene ai nostri areali e rappresenta una interessante fonte di reddito", spiega ad AgroNotizie Francesco Gai, ricercatore del Cnr, Istituto di scienze delle produzioni alimentari. "Oltre alla presenza di proteine e all'assenza di glutine, la quinoa è interessante anche per il suo aspetto nutraceutico. Presenta infatti un buon potenziale come fonte di antiossidanti naturali, contenuti anche nei tessuti della pianta che volendo possono essere consumati".

La copertina del libro 'Quinoa. Cultivation, nutritional properties and effects on health'

La quinoa è una pianta erbacea annuale originaria del Sud America, per la precisione della regione andina. Piuttosto rustica e adattabile ai terreni marginali e salini, la quinoa è originariamente coltivata a 2.500-4mila metri di altitudine in una regione con un fotoperiodo tipicamente equatoriale. Questo ha creato non pochi problemi di adattabilità della coltura agli areali italiani, dove gli andamenti stagionali e la durata del giorno sono assai diversi da quelli andini.

Negli anni Novanta in Nord Europa si è iniziato un processo di breeding che ha messo a disposizione diverse varietà di quinoa coltivabili nel vecchio continente. E ancora oggi i ricercatori stanno cercando di selezionare varietà che spicchino per caratteristiche produttive nei nostri areali (come abbiamo scritto in questo articolo).
 

Il problema del diserbo della quinoa

Dal punto di vista agronomico l'aspetto forse più complesso da gestire riguarda il diserbo, visto che non esistono erbicidi registrati su questa coltura in Europa. Ad oggi la soluzione più efficace per il controllo delle malerbe resta la zappatura manuale, effettuata solitamente in associazione a semine ad interfila di 0,5 metri. Il momento più critico è quello rappresentato dalle due settimane successive la germinazione, quando la quinoa è in competizione diretta con le malerbe che devono essere eliminate per non creare problemi alla produttività del campo.

Come per altre colture l'erpice strigliatore, accoppiato alla tecnica della falsa semina, rappresenta lo strumento meccanico più adatto per il diserbo dei campi di quinoa. Si tratta tuttavia di uno strumento che deve essere utilizzato più volte e con tempestività, per impedire alle infestanti di radicarsi nel terreno.

Dal punto di vita della difesa fortunatamente Chenopodium quinoa non è suscettibile a molte avversità e può dirsi piuttosto tollerante a mancanza di acqua e alla presenza di terreni salini. Può essere soggetta all'attacco di alcuni insetti, ad esempio di afidi, che tuttavia sono controllati efficacemente con l'utilizzo di antagonisti naturali come le coccinelle.

Per quanto riguarda la raccolta della quinoa si può utilizzare una normale trebbia da grano, facendo attenzione tuttavia a pulirla perfettamente per evitare di contaminare la granella di quinoa, destinata spesso a consumatori celiaci, con cereali. Inoltre occorre modificare il macchinario con reti fini appositamente studiate per le dimensioni dei semi.

I ricercatori oggi stanno lavorando a varietà di quinoa che abbiano una crescita vegetativa vigorosa nei primi stadi, in modo da essere competitive con le malerbe. E che siano resistenti al freddo, in modo da inserirsi perfettamente in una semina autunno-vernina, come si fa solitamente con il frumento.

Per le caratteristiche sopra elencate la quinoa si può inserire bene in una strategia di diversificazione dell'azienda agricola, magari in un'ottica di rotazione delle colture, come previsto dal biologico. I prezzi di mercato per questo pseudocereale rimangono interessanti e potrebbero anche crescere nel momento in cui i consumatori la prediligeranno rispetto ad altri prodotti.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura biologico mercati libri miglioramento genetico quinoa

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