Ciliegio, al centro c'è l'innovazione

Il 22 e 23 maggio 2019 a Vignola (Mo) il Simposio internazionale del ciliegio. Le anticipazioni nell'intervista a Stefano Lugli dell'Università di Bologna, organizzatore dell'evento

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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La città di Vignola (Mo) torna capitale mondiale della ciliegia per una due giorni di convegni e visite tecniche in campo
Fonte foto: © Università di Bologna

Il ciliegio è una delle piante che più si è evoluta di più negli ultimi anni. Un processo che ha seguito la crescente richiesta del mercato verso questa drupacea e che ha permesso di adeguarsi alle mutate esigenze dell'imprenditore agricolo. La coltivazione del ciliegio è così diventata più sostenibile, più performante e con un prodotto di maggiore qualità
Le previsioni produttive per le piante di ciliegio per il 2019 sono molto buone sia per quantità che per qualità, sempre salvo condizioni meteo avverse che potrebbero di fatto cambiare le carte in tavola. E quanto sta avvenendo in questi giorni in tutta Italia non fa presagire a nulla di positivo.

A livello mondiale nel 2017 sono stati coltivati 416.445 ettari (erano 439.692 ettari nel 2016) per una produzione totale di 2.443.407 tonnellate (2.317.956 tonnellate nel 2016): rispetto al 2010 un +9% per superficie e un +15% circa per prodotto (Fonte dati Faostat).
 

IL CILIEGIO

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Il 22 e 23 maggio 2019 è in programma l’International Cherry Symposium. Un convegno sul ciliegio che, dopo le edizioni del 2011 e del 2015 sempre a Vignola (Mo), sarà il primo a carattere internazionale. E' organizzato dall'Università di Bologna, dal Consorzio della ciliegia di Vignola Igp e dall'Accademia nazionale di agricoltura. Il programma completo della manifestazione si può consultare sul sito www.ciliegio.unibo.it.

Per sapere alcuni anticipazioni dell'evento la redazione di AgroNotizie, media partner dell'evento assieme a Plantgest.com e Italiafruit.it, ha chiesto a Stefano Lugli, docente e ricercatore dell'Università di Bologna, nonché organizzatore e ideatore della manifestazione, di rispondere ad alcune domande.

Lugli, come è cambiata la cerasicoltura mondiale in questi ultimi anni?
"Si è assistito ad una concentrazione dell’offerta mondiale. Nei primi cinque paesi sono concentrate il 60% delle produzioni mondiali, percentuale che sale al 70% se si considerano i primi dieci paesi produttori. Nello specifico, nel 2017 guida la classifica la Turchia con oltre 620mila tonnellate, seguita a distanza gli Stati Uniti (400mila t), l’Iran (140mila t) e due realtà emergenti, l’Uzbekistan (136mila t) e il Cile (126mila t)".

E in Italia?
"L’Italia arretra. Era leader mondiale negli anni ’60-'70, poi è iniziato un costante declino, per lo più strutturale. Al 2018 il nostro paese si colloca al settimo posto dopo la Spagna e poco prima della Grecia, altro paese emergente. Tutto questo in controtendenza rispetto a ciò che avviene a livello mondiale nelle principali aree a vocazione cerasicola".
 
Ciliegio, evoluzione produzione ciliegie dagli anni '60 al 2017
Andamento produttivo di ciliegie nel mondo dagli anni '60 al 2017: c'è chi sale e c'è chi scende
(Fonte foto: © Stefano Lugli - Unibo)

Perché la scelta di Vignola come luogo dell'evento?
"Nel suo piccolo, può essere definita la capitale delle ciliegie in Italia. A Vignola, e più in generale in Emilia Romagna, i ceraseti sono realizzati secondo i modelli della moderna frutticoltura intensiva: densità di impianto medio-alte, coperture multi-tasting, gestione degli impianti con tecniche PFI, scelte varietali orientate verso prodotti di alta qualità, buona organizzazione della produzione e della commercializzazione con politiche di marchio incisive e redditizie per l’intera filiera.
Due dati testimoniano il rinnovato interesse verso il ciliegio nel comprensorio vignolese: il 20% delle superfici è in allevamento (la media nazionale è del 5%); le rese produttive sono nell’ordine delle 7-8 t/ha/anno, circa il doppio della media nazionale. Non a caso proprio Vignola ospiterà la terza edizione del convegno sul ciliegio, quest’anno con un respiro ancor più internazionale".


Ciliegio ed innovazione varietale. Quali sono i parametri sui cui la ricerca sta lavorando?
"Gli obiettivi riguardanti il miglioramento delle performance produttive degli alberi (autofertilità) e l’innalzamento della qualità dei frutti (calibro, consistenza, sapore) sono stati in gran parte raggiunti. Poco o nulla è stato fatto e ottenuto per ampliare il calendario di maturazione delle ciliegie, ancora fermo a cinque settimane. Nei nuovi programmi di breeding si lavora sulle tolleranze/resistenze alle avversità (es. cracking, monilia), sull’adattabilità delle varietà alle moderne tecnologie in post raccolta e sulla 'elasticità' varietale ai cambiamenti climatici. Se ne parlerà nel dettaglio a ICS Vignola 2019".
 
Impianto ciliegio ad alta densità, con varietà di ciliegie del gruppo Sweet
Sempre di più si fanno impianti di ciliegio ad alta densità: qui con Sweet Stephany PA7UNIBO*
(Fonte foto: © Stefano Lugli - Unibo)

Qual è la situazione sul fronte dei portinnesti?
"La ricerca sui portinnesti è molto attiva. Si stanno introducendo nuovi soggetti con differente grado di nanizzazione e capaci di adattarsi alle alte densità di impianto ma più efficienti in termini di richieste energetiche, idriche e nutrizionali. Dunque portinnesti più rustici e proponibili anche in areali dove le condizioni ambientali e pedologiche rendono attualmente improponibile il ricorso ai soggetti nanizzanti e l’utilizzo dei sistemi di impianto intensivi. A queste novità nel corso di ICS Vignola 2019 verrà dedicato un seminario".

Sempre di più si va verso la specializzazione e sull’alta densità d’impianto. A che punto siamo? Quali sono le principali novità a livello di forme d’allevamento?
"La situazione è differente secondo le aree di coltivazione. Nei paesi mediterranei, Spagna, Italia centrale e meridionale e Grecia, i modelli d'impianto vanno verso densità medie o medio alte (600-800 piante/ha) con portinnesti vigorosi. Nelle aree alpine e continentali, il clima e le disponibilità idriche consentono l’utilizzo di soggetti nanizzanti con modelli ad alta o altissima densità (da 1000 a 5000 piante/ha). Circa le forme, si va verso architetture delle chiome molto strette in parete con alberi allevati a monoasse, biasse (Bibaum) o multiasse (UFO). Si tratta di impianti di facile gestione, adatti alla meccanizzazione di diversi interventi colturali (diradamento e potatura) e capaci di adattarsi bene ai nuovi modelli di copertura multi tasting".
Per partecipare al Simposio internazionale del ciliegio è necessaria l'iscrizione a questo link

Plantgest e AgroNotizie sono media partner dell'evento
 
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