La riscoperta del mais corvino

Realizzare il desiderio di diventare un agricoltore dando vita ad una coltivazione innovativa ma allo stesso dalle antiche origini. La storia dell'azienda agricola Mais corvino Srl

Giulia Romualdi di Giulia Romualdi

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Il giovane imprenditore agrario Carlo Maria Recchia
Fonte foto: Mais corvino Srl

Nel settore tessile e dell'abbigliamento il colore nero da sempre è un classico, ma negli ultimi anni è esplosa una vera e propria "black mania" anche nel settore alimentare. Dal gelato alla pasta, dai dolci alla pizza, sempre più consumatori sono attratti da quello che viene chiamato "black food", cibo che tra l'altro ben si presta a foto da postare sui social network.

Il nero, dunque, va sempre di moda. E forse è proprio questo che ha pensato Carlo Maria Recchia, classe 1993, quando ha deciso di dar vita ad una coltivazione di mais corvino.
Così a soli diciassette anni, in seguito ad una scoperta fatta durante una ricerca ai tempi della scuola, ha iniziato a dedicarsi a questa tipologia di mais dal chicco nero e allungato.

Dai banchi di scuola al campo, come è nata questa passione?
"Il mio sogno era diventare un agricoltore. Però, non provenendo da una famiglia con quelle origini, fin da subito ho pensato che dovevo dar vita a qualcosa di estremamente originale per potermi differenziare. Così, dopo aver scoperto l'esistenza del mais nero tramite internet quando frequentavo l'Istituto tecnico di Agraria di Crema, ho preso contatto con la banca del seme che nel 2010 ci fornì i primi quaranta semi di mais corvino".

In questo modo, con la voglia di rendere contemporaneo l'antico mestiere dell'agricoltore e volendo investire nel suo territorio, Carlo ha iniziato quest'avvenuta che oggi l'ha portato ad essere l'unico produttore e distributore di mais corvino in tutta l'Europa. Sì, perché i Maya lo coltivavano nel 3.500 a.C., ma in Europa non si coltivava più dal 1700.

Partito nel 2011 con quaranta piante, nel 2014 Carlo Maria Recchia fonda la ditta individuale Cmr mais corvino e diventa un coltivatore diretto della Coldiretti. Le piante di mais corvino coltivate sono 2.400 in 3mila mq, nella campagna intorno a Cremona. Ma il grande passo si ha nel 2017 con la trasformazione della ditta individuale in una vera e propria azienda, la Mais corvino Srl.

Nel corso degli anni il numero delle piante coltivate aumenta arrivando nel 2017 a 1.350.000. Quest'incremento produttivo porta con sé anche l'ampliamento dell'azienda, il trasferimento di sede a Castelleone (Cr) e l'installazione di un proprio e innovativo mulino a pietra.

Il tutto non senza qualche difficoltà. Come spiega Carlo, infatti, "la prima difficoltà è stata ed è tuttora quella di trovare il terreno su cui coltivare e trovare dei collaboratori fidati con cui fare contratti di coltivazione. In secondo luogo è difficile trovare le risorse finanziare per poter aumentare le superfici e le trasformazioni. Ma con un po' di coraggio e incoscienza oggi mi appresto a seminare la mia nuova campagna su ventidue ettari".

Ma quali sono le necessità della coltura?
"Quelle di un comune mais vitreo: soffre il ristagno d'acqua ed assorbe meno azoto in quanto ha una vegetazione molto ridotta, fa pochissime foglie".

E quali sono le differenze tra la coltivazione del mais corvino e quella del mais comune?
"In termini di coltivazione non cambia molto da un classico mais, è più resistente alle gelate tardive come dimostrato due anni fa, e la pianta finisce il suo ciclo vegetativo in soli 120 giorni".

Rispetto al mais comune, inoltre, contiene il doppio delle proteine, il 20% dei carboidrati in meno, e venti volte gli antiossidanti, pari a quelli contenuti nel mirtillo. In particolare il mais corvino è ricco di flavonoidi, betacarotene, vitamina A ed è senza glutine.

Una pannocchia di mais corvino
Il mais corvino è un cereale antico, dal chicco nero e allungato
(Fonte foto: Mais corvino Srl)

La coltivazione dell'azienda Mais corvino Srl è una coltivazione che segue metodi al 100% sostenibili e naturali. E' escluso l'utilizzo di agrofarmaci e insetticidi grazie all'utilizzo di droni per la diffusione aerea di ovuli contenenti insetti antagonisti ai patogeni del mais.

E dal punto di vista della difesa?
"Per quanto riguarda la diabrotica abbiamo notato una maggiore resistenza vista la spiga coriacea, mentre per la piralide né più né meno del mais comune. Il mais nero è sensibile alle fumonisine, ma questo dipende da annata ad annata".

Ma non solo. Visto che sei l'unico coltivatore di mais corvino, hai adottato anche misure ad hoc per difenderti per esempio dai furti?
"La coltivazione dove avviene la raccolta del mais da seme è completamente recintata e sorvegliata. Per il resto è tutto a pieno campo, anche perché il furto non è sufficiente a replicare il seme, serve know how".

Venendo proprio alla raccolta, Carlo racconta che solitamente avviene intorno alla prima settimana di settembre mediante delle mietitrebbiatrici specializzate nell'alimentare e che mietono solo mais, al fine di non avere contaminazioni con altri cereali.

Dopo la raccolta si passa alla macinazione. Ma prima, come spiega il titolare dell'azienda, ci sono tutta una serie di operazioni da compiere.
"Immediatamente dopo la raccolta, entro quattro ore, il mais corvino viene essiccato mediante essiccatore a Gpl con fiamma indiretta. Dopodiché viene raffreddato e stoccato in big bag da mille chilogrammi e immagazzinato. Prima di essere macinato passa attraverso un pulitore che aspira le polveri e le micropolveri, poi attraverso una spietratrice, un metal detector ed infine sotto la spazzola grano per togliere tutte le impurità rimaste. A questo punto il mais viene macinato".

Macinazione del mais corvino
Dopo la raccolta si passa alla macinazione
(Fonte foto: Mais corvino Srl)

Come anticipato, se inizialmente i chicchi di mais venivano macinati a pietra nel mulino La grande ruota del 1857 di Dello (Bs), "da ormai un anno ho realizzato un impianto di pulitura, come spiegavo prima, abbinato ad un mulino a pietra naturale con setacciature e confezionamento".

Anche se di ultima generazione, il mulino lavora come gli antichi mulini a pietra. La pietra è stata intagliata ad hoc per formare due dischi perfetti, le macine, che sfregando una contro l'altra macinano il mais senza scaldarlo, in modo tale da non intaccare le proprietà organolettiche e nutrizionali. Inoltre la macina a pietra, essendo più ruvida, permette di mantenere una percentuale più alta di fibre, di conseguenza il prodotto finale risulta integrale.
Ma la vera innovazione di questo mulino è nella pulitura di ultima generazione: permette di ottenere una granella perfettamente pulita prima di essere macinata e poi trasformata in farina.

Questo tipo di coltivazione è una buona coltura da reddito?
"La sua forza sta nella qualità e nei suoi principi attivi che lo differenziano da un qualsiasi altro mais. Il reddito passa attraverso la trasformazione e la valorizzazione in prodotti finiti".
Prodotti che spaziano dalla farina alla pasta, per passare anche alla birra.

Quali sono i tuoi principali sbocchi commerciali?
"La ristorazione, i piccoli artigiani dell'arte bianca, negozi specializzati e la vendita online che quest'anno ha raggiunto il 3% del fatturato, un dato significativo se considero che non ho mai investito un singolo euro in pubblicità della piattaforma".

Ma la voglia di innovare e di scoprire di Carlo non si ferma perché ha già in cantiere nuovi progetti. "Sto sperimentando nuove culture, inoltre vorrei sviluppare nuovi prodotti".

 
Racconti, esperienze e realtà di chi, nella propria azienda agricola, ha riscoperto la tradizione unendola all'innovazione.
Leggi tutte le altre testimonianze nella rubrica AgroInnovatori: le loro storie

 


Mais corvino Srl
Via Castello, 1
26020 Formigara (Cr), Italy
Tel: 0039 347 719 1733
E-mail: info@maiscorvino.it

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura innovazione azienda agricola interviste

Rubrica: AgroInnovatori: le loro storie

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