Il viaggio del cibo parte dal seme per più di nove italiani su dieci

Assosementi: "Il 30% della soia in Italia ha provenienza non tracciata, rischio per made in Italy"

Tommaso Tetro di Tommaso Tetro

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'La tracciabilità tradita: il caso della soia'
Fonte foto: Assosementi

Il viaggio del cibo parte dal seme per oltre nove italiani su dieci. E' questo quello che emerge da una ricerca di Assosementi (l'Associazione italiana sementi) presentata nel corso del convegno 'La tracciabilità tradita: il caso della soia', lo scorso 28 marzo a Roma, in cui si parla di sicurezza alimentare e tracciabilità dei prodotti derivati dalla soia. Un approfondimento, quello sulla soia - consumata abitualmente da un terzo degli italiani (soprattutto giovani tra i 18 e i 34 anni, con leggera supremazia femminile) - che mette in evidenza come in Italia il 30% non sia tracciata; cosa che, secondo l'associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, "compromette le filiere agroalimentari del made in Italy".

La tracciabilità della produzione agroalimentare - viene spiegato - deve partire dal seme per il 91% degli italiani; cosa che si accoppia con l'83% degli italiani che, mentre fanno i propri acquisti, fanno attenzione alle informazioni sulla tracciabilità degli alimenti e all'origine delle materie prime. Ma per il 90% degli intervistati mancano adeguati strumenti di informazione. Il 97% del campione è anche correttamente informato sul ruolo che riveste la soia nell'alimentazione animale. Ma, avverte Assosementi, "in Italia non è possibile garantire la provenienza di circa il 30% della soia seminata"; un'incertezza che "mina la qualità di questa coltura alla base della dieta animale e perciò all'origine di alcune filiere d'eccellenza del made in Italy".

Per il presidente di Assosementi, Giuseppe Carli, "il miglioramento genetico dei prodotti come per esempio un determinato seme di soia permette di avere meno emissioni CO2; un altro seme riduce l'uso della chimica; e un altro ancora permette di avere farine più bianche per l'alimentazione".

"I cittadini sono in prima linea nella richiesta di prodotti di qualità e realizzati in modo tracciabile a partire dal seme - rileva il presidente della Commissione Agricoltura alla Camera Filippo Gallinella - per questo stiamo lavorando per rendere migliori i contratti di filiera, la chiave per costruire un percorso che garantisca la totale trasparenza dell'iter produttivo agroalimentare italiano. Ci aspettiamo un segnale concreto proprio dalla filiera stessa in questa direzione. La soia rappresenta una questione importante per la zootecnia. Oggi la possibilità di poter gestire scienza e genetica ci permetterà di sfamare quei due miliardi di persone che soffrono la fame; in questo caso il lavoro politico che si deve fare è a livello internazionale. I dati ci permetteranno poi di gestire una filiera sicura e tracciata, anche grazie alle nuove tecnologie che oggi ci possono dare una mano".

"L'Italia - osserva il presidente della Sezione colture industriali di Assosementi, Paolo Marchesini - è il primo produttore di soia a livello europeo; le produzioni sono minacciate dall'uso crescente di sementi non certificate e di origine incerta. Se il 30% del prodotto non è tracciato e si mischia con la soia certificata a risentirne sono proprio le eccellenze agroalimentari" del nostro paese, diventate ormai "un marchio di qualità e distinzione nel mondo. Per evitare questo fenomeno è sufficiente mettere in atto le misure necessarie già previste dalla legge. La certificazione, effettuata da un organismo pubblico indipendente, garantisce produzioni di qualità e sostenibilità ambientale".

Per questo, conclude Marchesini, "chiediamo alla politica di mettere in atto le misure necessarie per garantire l'applicazione della legge che obbliga il commercio di sementi certificate per la produzione di soia. Si tratta prima di tutto di una garanzia per i consumatori che sono i primi a ritenere che la completa tracciabilità debba partire dal seme".