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Campania, il castagneto si salva solo se diventa frutteto

Il definitivo passaggio di status giuridico da bosco ceduo a frutteto permetterà di utilizzare fitofarmaci contro il marciume e insetticidi contro il cinipide. Obiettivo ultimo: il recupero della normale produttività dei castagneti

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Castagne, si corre ai ripari per recuperare una produzione che ancora nel 1999 era di oltre 260mila quintali
Fonte foto: © underworld - Fotolia

La crisi della castanicoltura in Campania verso una svolta.
Nel tavolo tecnico convocato dall’assessorato agricoltura della Regione Campania nel municipio di Roccamonfina (Caserta) il 26 ottobre 2018 sono state rese note alcune decisioni ormai non più rinviabili e che vanno nella direzione di confermare la linea già tracciata da tempo: trasformare lo status giuridico dei castagneti produttivi da boschi in frutteti, con la possibilità di utilizzare fitofarmaci contro il marciume, insetticidi contro il cinipide del castagno e concimazioni per rendere le piante più forti. Perché anche quest’anno – secondo una stima di Cia Campania - la produzione regionale dei castagneti si attesta in media a circa il 20-30 per cento di quella potenziale, risentendo ancora dell’attività del cinipide del castagno. E di quella pur ottenuta circa il 40 per cento risulta colpita da patologie fungine, con grave deprezzamento dei frutti sul mercato, che è stato preso d’assalto da castagne di produzione estera. Più grave, secondo stime Coldiretti Caserta, la situazione negli areali del casertano, che riescono a produrre appena il 10 per cento del potenziale, con un danno da marciume attestato al 40 per cento di quanto raccolto.

Sono numeri per i quali, anche quest’anno, per la castanicoltura campana si chiederà lo stato di calamità naturale, e l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale. Ma il vero obiettivo è il recupero della normale produttività dei castagneti: a tanto lavorerà il tavolo tecnico che sarà d’ora in avanti struttura permanente – aperta agli esperti – per il coordinamento di tutte le misure necessarie ad un comparto che ancora nel 1999 produceva oltre 260mila quintali di castagne e marroni - la metà della produzione nazionale - e valeva oltre 18 milioni di euro, pari al 43 per cento del fatturato all'origine del comparto in Italia.
 

Le dichiarazioni di Franco Alfieri

Il confronto è stato coordinato dal direttore generale per le Politiche agricole, Filippo Diasco, al quale hanno partecipato le organizzazioni agricole Cia e Coldiretti, le associazioni di produttori Verde Collina e Castanicoltori campani, l’organismo interprofessionale Ortofrutta Italia, il professor Antonio De Cristofaro, docente di controllo biologico e integrato e di entomologia agraria e forestale all’Università degli studi del Molise, la ricercatrice del Cnr di Portici, Michelina Ruocco e numerosi operatori del settore. Al termine ha preso la parola Franco Alfieri, capo della segreteria del presidente e assessore all’Agricoltura della Regione Campania Vincenzo De Luca.

“Siamo al pronto soccorso della castanicoltura regionale – ha esordito Alfierila prima cosa da fare è rivedere i disciplinari regionali in modo da aggiungervi le prescrizioni d’uso per i prodotti fitosanitari registrati per il castagno e già autorizzati dal ministero per le Politiche agricole sia per le coltivazioni biologiche che per quelle in integrata. Secondo Alfieri, l’aggiornamento dovrà essere pronto a breve “In modo che i castanicoltori potranno legittimamente farne uso a partire dal prossimo dicembre”.

Ma per consentire l’utilizzo effettivo di fitofarmaci e nutrienti è necessario compiere la definitiva conversione dei castagneti dallo status di boschi cedui a quello di frutteti in attività di coltura. Attualmente, tale passaggio, pure consentito dalla nuova legge regionale sulla castanicoltura su base volontaria, trova un ostacolo insormontabile nel costo di 15mila euro ad ettaro per la conversione da bosco ceduo a frutteto, previsto dal comma 6 dell’articolo 155 del Regolamento regionale 28 settembre 2017, n. 3 sulla “tutela e gestione sostenibile del patrimonio forestale regionale”.

Su tanto Alfieri ha detto: ”C’è il parere positivo dell’Avvocatura regionale per la modifica del regolamento, in modo da prevedere l’abbassamento dell’onere di conversione da 15mila euro a circa 2mila euro ad ettaro, e che conto di far approvare già nella prossima giunta regionale”.
Sulla possibilità di portare sui castagneti ulteriori contributi ad ettaro previsti dal Psr, Alfieri si è detto in linea di principio contrario ad azioni indiscriminate: “Se riusciremo ad individuare risorse le riserveremo a quelle aziende castanicole che si trovano in zone di particolare difficile accesso, e dove i costi di cura e manutenzione sono resi effettivamente troppo alti e quindi tale patrimonio va comunque difeso per motivi ambientali e per la valenza multifunzionale dei castagneti”.

Per quanto riguarda la difficoltà più onerose Alfieri ha invitato i castanicoltori ad unirsi“E’ possibile cooperando pagare un tecnico anche mediante la misura del Psr sull’assistenza tecnica, cooperando è possibile dividere le spese per un drone con il quale eseguire i trattamenti”.
 

Cia Campania, vittoria degli agricoltori

 “E’ una grande vittoria degli agricoltori che, grazie alla disponibilità e alla capacità di ascolto di Franco Alfieri, portano a casa risultati significativi per un settore che sta pagando cara un’emergenza dovuta all’attacco di parassiti e anche una grave disattenzione da parte delle istituzioni. Ora, finalmente, si cambia passo” afferma Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania, organizzazione che vede accolte tutte le sue proposte. Cia Campania da tempo sostiene che in regione sia insufficiente l’attività del Torymus sinensis, l’insetto antagonista del Cinipide del castagno, lanciato per limitarne i danni.  

“Si comincia a mettere la parola fine all’inutile quanto dannoso terrorismo mediatico e non solo che si è fatto sul trattamento dei castagneti. Si è giocato sulla pelle degli agricoltori e di una delle nostre produzioni di eccellenza", aggiunge Mario Grasso, direttore regionale di Cia Campania.

Cia Campania ha inoltre proposto ed ottenuto la sperimentazione di altri prodotti e di monitorare le principali malattie che interessando il castagno solo ed esclusivamente da parte del Servizio fitosanitario centrale della Regione Campania, di intensificare i controlli nei castagneti e di insediare un tavolo regionale permanente dedicato aperto a istituti di ricerca da convocare quando necessario per analizzare le problematiche del settore.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: castanicoltura fitopatie cinipide danni

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