Buona la qualità in termini di gradi brix, il contenuto zuccherino, ma rese all’ettaro sotto le medie degli ultimi anni. E' quanto ci si aspetta dalla campagna del pomodoro di industria in Italia. I dati sono riportati da una nota di Coldiretti che stima un raccolto attorno alle 4.750.000 tonnellate.
L’Italia, si legge ancora nel comunicato dell'organizzazione, è il principale produttore dell’Unione europea dove le previsioni riportano un calo produttivo complessivo del 14%, con riduzioni superiori al 20% in Spagna e Portogallo. A livello mondiale il calo della produzione sarebbe meno sostenuto (-6,6%), nonostante la previsione di un -40% per la produzione cinese di pomodoro da industria, mitigata da un +14% della produzione californiana.


In Nord Italia -10% la produzione

A metà campagna al Nord Italia risulta di 1,4 milioni di tonnellate il quantitativo per ora lavorato. Dati diffusi dall'Organizzazione interprofessionale del pomodoro da industria del Nord Italia, a cui si aggiunge il commento del presidente Tiberio Rabboni: “Allo stato attuale, gli operatori della filiera stimano un possibile calo della produzione totale del 10% rispetto a quanto contrattato ad inizio campagna. Buono il dato del brix che si attesta attorno ad un valore di 4.9".

Il numero uno della Op ha sottolineato l'andamento molto sostenuto delle consegne di materia prima in stabilimento per quanto riguarda la campagna di quest'anno, iniziata a metà luglio e che proseguirà fino alla fine di settembre, ma ha evidenziato anche le difficoltà legate al maltempo, soprattutto alla grandine, che ha colpito specialmente Lombardia, Veneto e il ferrarese.

"Dal punto di vista agronomico - ha poi aggiunto Rabboni - abbiamo dovuto affrontare alcune problematiche per la presenza del ragnetto rosso nel piacentino, avversità che si sta manifestando in modo sempre più preoccupante tanto che come Oi abbiamo proposto alla Regione Emilia Romagna di studiare insieme un approccio condiviso che coinvolga tutti gli attori del territorio per mettere a punto una strategia intercolturale per una difesa efficace. Per il futuro vorremmo giungere ad un marchio che certifichi la qualità, l’eticità e la sostenibilità ambientale della produzione di pomodoro italiano su scala europea”.

La Regione Emilia Romagna sta investendo fondi per affrontare le difficoltà legate al cambiamento climatico ed elaborare nuovi strumenti di gestione dei rischi a cominciare da quelli legati proprio alle avversità climatiche, oltre alle oscillazioni di prezzo. Lo ha dichiarato l'assessore regionale all'Agricoltura Simona Caselli in visita alle realtà produttive di Menù di Medolla (Mo), azienda completamente ricostruita dopo i terremoti del 2012, e di Opoe-Gruppo Cavicchi di XII Morelli di Cento (Fe), che ha inaugurato un innovativo impianto evaporatore, in grado di contenere i consumi energetici. L'assessore Caselli ha inoltre illustrato il quadro internazionale delle produzioni di pomodoro da industria che presenta un calo generale. Questo porterà ad una riduzione delle scorte di magazzino e quindi a condizioni probabilmente più favorevoli in termini di prezzo in vista della campagna 2019.
 

La situazione al Sud

C’è preoccupazione nel comparto pomodoro da industria al Centro-Sud Italia, sia per la difficoltà a rispettare gli impegni contrattuali assunti, sia per i risultati economici conseguibili. Ad oggi è stato raccolto circa il 60 per cento delle superfici impegnate e dai dati emergono quantitativi avviati alla trasformazione non sono in linea con le superfici raccolte, secondo l’analisi del gruppo di Organizzazioni di produttori formato da Alma Seges, Aoa, Apocsa, Apo Foggia, Apod, Apom, Apopa, Assodaunia, Assofruit, Fimagri, Conapo, Concoosa, La Palma, Ortofruttasolsud e Terra Orti, riunitosi ad Ascoli Satriano (Fg) per esaminare lo stato delle consegne di pomodoro da industria.
Resta inoltre da vedere come sarà l’andamento climatico dei prossimi giorni: le precipitazioni potrebbero provocare un’ulteriore significativa riduzione delle rese produttive per ettaro.
 

Etichetta trasparente per i derivati

I dati di metà campagna non sono l'unica novità che riguarda il pomodoro. E' infatti scattato lo scorso 27 agosto l'obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e gli altri prodotti che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. 

Coldiretti specifica in una nota che i prodotti made in Italy ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia saranno riconoscibili grazie alla dicitura "Origine del pomodoro: Italia".

E' obbligatorio infatti che le confezioni riportino in etichetta:
a) paese di coltivazione del pomodoro: nome del paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
b) paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi Non Ue, paesi Ue e non Ue.

Una misura di trasparenza a cui plaude Coldiretti Piacenza, sottolineando che la provincia è la prima per quanto riguarda il Nord Italia con 9.962 ettari coltivati a pomodoro da industria. Soddisfatto anche Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana: anche se negli ultimi anni la produzione di pomodoro da industria è calata, resta un comparto importante che vede una produzione lorda vendibile agricola regionale di 12 milioni di euro e interessa soprattutto le province di Grosseto, Arezzo, Siena e Livorno, dove si trovano oltre 2.200 ettari investiti a pomodoro da 400 imprese agricole.

Il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, ha accolto favorevolmente l'obbligo di origine in etichetta per i derivati del pomodoro e auspica che in questo modo si potrà mettere un freno alle importazioni dall’estero: "nei primi cinque mesi del 2018 sono cresciute di un ulteriore 15%, una invasione straniera di ben 86 milioni di chili di derivati di pomodoro provenienti da Stati Uniti, Spagna e Cina”. Notizia importante quindi per la Puglia, soprattutto se si consdera che il 40% del pomodoro italiano è prodotto in Capitanata. Con 3.500 produttori che coltivano mediamente una superficie di 32mila ettari la provincia di Foggia vede una produzione di 22 milioni di quintali e una produzione lorda vendibile di quasi 175milioni euro. "Dati ragguardevoli se confrontati al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita” ha concluso Cantele.