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Fico d'India, il cibo del futuro

Fao: "Questa coltura può essere una preziosa risorsa alimentare nel futuro". I consumi nel mondo occidentale crescono, trascinati dall'aspetto salutistico

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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L'Italia è il terzo produttore mondiale di frutti di fico d'India, preceduta da Messico e Usa
Fonte foto: © Ale - Fotolia

Il fico d’India è un cactus proveniente dal Messico. Si riconosce per via delle grandi 'foglie' succulente e spinose, chiamate pale, dalle quali si producono frutti ovoidali carnosi, dalla buccia dura e spinescente e ricchi di vitamine e sali minerali. Resiste al caldo ed ai climi freddi. E' inoltre capace di assorbire elevate quantità di CO2. E' ottimo sia per l'alimentazione umana che per quella animale. 

In un mondo in cui il clima globale sta infatti cambiando, e la Terra è sempre più affollata, l'Opuntia ficus-indica può rappresentare una risorsa alimentare straordinaria, diretta ed indiretta, in molte aree aride del pianeta. Proprio a testimonianza di questo nel novembre del 2017 la Fao, assieme all'Icarda, ha pubblicato lo studio Crop Ecology, Cultivation and Uses of Cactus Pear per diffondere la conoscenza su come gestire efficacemente il fico d'India.
 

FICO D'INDIA

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"Durante la recente intensa siccità nel Sud del Madagascar - si legge nel comunicato pubblicato sul sito della Fao il 30 novembre 2017 -, il cactus si è rivelato una fonte cruciale di cibo, foraggio ed acqua per la popolazione locale ed i loro animali. Mentre la maggior parte dei cactus non sono commestibili, la specie Opuntia ha molto da offrire, specialmente se trattata come una coltura agricola, anziché come erbaccia. Oggi la sottospecie Opuntia ficus-indica è naturalizzata in 26 paesi, oltre a quello della sua origine nativa. La sua tenace persistenza lo rende un alimento utile come ultima ancora di salvataggio e parte integrante di sistemi agricoli e zootecnici sostenibili. I cambiamenti climatici ed i crescenti rischi di siccità sono motivi validi per aggiornare gli umili cactus allo stato di raccolti essenziali in molte aree". Il libro e il progetto sono coordinati da Paolo Inglese, professore di Arboricoltura all'Università di Palermo.
 

Una pianta sostenibile

Il fico d'India mantiene un'elevata capacità produttiva anche nelle aree più aride, grazie soprattutto alle sue caratteristiche botaniche ed al suo metabolismo. E' quasi privo di stomi e quei pochi che ci sono si aprono durante le ore notturne e non diurne. Tutto questo riduce al minimo la traspirazione e l'evaporazione dell'acqua. I tessuti interni, invece, sono spugnosi e capaci d'incamerare l'acqua in eccesso. Molti ricercatori la identificano come una delle piante con maggiore efficienza idrica: richiede l'80% in meno di acqua rispetto alla barbabietola, una delle piante più coltivate per produrre mangimi, per avere la stessa quantità di foraggio. Ha inoltre un'elevata funzione di protezione del terreno nei confronti della desertificazione. Senza dimenticare come riesca ad assorbire alte quantità di anidride carbonica: circa cinque tonnellate ad ettaro, uno dei valori più alti in assoluto.
  
 
Frutti di fico d'India pronti per essere mangiati

Sono quattro i colori del fico d'India: giallo, rosso, arancione e bianco 
(Fonte foto: © Op La Deliziosa)
 

Il nuovo made in Sicily

Diamo uno sguardo anche all'alimentazione umana. In Messico viene consumata anche come verdura, sia fresca che conservata. In Italia è associato al suo frutto: giallo, rosso, arancione e bianco a seconda della varietà a cui appartiene. Un mix cromatico che è diventato simbolo di un sano e rinnovato made in Sicily, che sta conquistando il consumatore italiano ed internazionale. La forza del frutto del fico d'India è lo spiccato gusto esotico, oltre alle preziose caratteristiche salutistiche.

La Sicilia è il principale produttore italiano di fico d'India: con i suoi circa 3mila ettari coltivati, rappresenta infatti l'85% della produzione nazionale di circa 3.500 ettari totali. Il fico d'India, pianta rustica e adatta anche a terreni poverissimi, ha una resa in coltura irrigua di 25 tonnellate all’ettaro. Nella regione siciliana viene coltivato in aree ben distinte: nella zona centro-orientale dell’Isola che fa capo al paese di San Cono, nel Sud-Ovest etneo (comuni di Belpasso, Militello, Paternò, Adrano e Biancavilla) e nel Belice (zona sud-occidentale dell'Isola e con i comuni di Menfi, Montevago e Santa Margherita Belice interessati). A livello mondiale la leadership è del Messico, seguito dagli Usa (California in primis). L'Italia è al terzo posto e quindi primo produttore europeo.

 
Il marchio Sicilio rappresenta il miglior fico d'India made in Sicily

Attraverso il marchio Sicilio® viene commercializzato il fico d'India dell'Etna Dop
(Fonte foto: © Op La Deliziosa)


"In Sicilia il fico d'India - spiega Pietro Bua, responsabile marketing dell'Op La Deliziosa - viene prodotto da luglio a dicembre. Da luglio fino a settembre avviene la raccolta dei frutti 'Primo fiore' nati dalla prima fioritura spontanea e caratterizzati da pezzatura piccola e gusto deciso. Da ottobre in poi vengono raccolti i 'Bastardoni' nati da una seconda fioritura indotta tramite la scozzolatura e caratterizzati da grossa pezzatura e sapore più dolce e delicato. Oggi abbiamo circa 60 ettari coltivati a fico d'India sparsi nel fertile agro di Biancavilla (Ct), area alle pendici dell'Etna. Il nostro prodotto viene commercializzato dal 2016 con il marchio Sicilio®: il fico d'India Dop frutto della migliore tradizione siciliana. Viene coltivato nel rispetto dell'ambiente con metodi sostenibili ancora profondamente radicati nella storia della nostra agricoltura". 
 

In Occidente mercato in evoluzione 

Il mercato del fico d’India è in continua evoluzione. Un frutto che è riuscito ad evolversi: passando da nicchia a prodotto globale. Il fico d’India, soprattutto l'Etna Dop, ha mostrato negli ultimi anni la capacità d'imporre la propria tipicità e il legame con il territorio e con i suoi elementi. "Negli ultimi cinque anni l'interesse è cresciuto - conclude Bua -: si stima una crescita di vendite di circa 10% all'anno in Europa. Il 70% dei frutti viene venduto in Italia e il restante 30% in Europa. I principali paesi destinatari sono: Francia, Spagna, Germania, Belgio, Svizzera e alcuni paesi dell'Est Europa. Oggi le nostre referenze sono presenti nell’85% delle insegne della distribuzione organizzata italiana. I prezzi sono costantemente in crescita. Questo sia grazie alla politica di marchio, ma soprattutto perché i consumatori ne apprezzano il sapore e le proprietà: è antiossidante, ricco di vitamine ed ipocalorico".

 
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© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento import/export innovazione mercati interviste sostenibilità frutti esotici

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