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Non chiamateli pseudo. Ecco i quattro cereali da non perdere

Amaranto, grano saraceno, quinoa e chia. Ecco quattro pseudocereali che rappresentano un'alternativa economicamente interessante per gli agricoltori

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Quinoa, grano saraceno, chia e amaranto sono quattro pseudocereali su cui si sta concentrando l'attenzione dei consumatori
Fonte foto: DAF

Dal punto di vista botanico non sono cereali, ma per quinoa, grano saraceno, chia e amaranto questo è solo un vantaggio. Ricchi di micronutrienti e privi di glutine, queste piante da granella hanno catalizzato l'attenzione dei consumatori che ne consumano in quantità sempre crescenti. La quinoa ha avuto un vero e proprio boom negli anni passati, mentre la chia e l'amaranto si stanno affacciando adesso sul mercato europeo. Si tratta comunque di specie che per l'elevato prezzo di mercato possono rappresentare un interessante investimento per l'agricoltore.

Ecco allora una breve descrizione dei quattro pseudocereali.


Quinoa

E' il pseudocereale più in voga del momento. La quinoa è una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiacee. Originaria del Sud America, i semi hanno dapprima conquistato i consumatori nordamericani e sono poi sbarcati in Europa dove sono stati apprezzati soprattutto da salutisti e celiaci, viste le ottime proprietà nutrizionali e la mancanza di glutine.

I prezzi di mercato hanno attirato l'attenzione di molti agricoltori in tutto il mondo che si sono messi a produrre quinoa facendo abbassare i prezzi, che pure si mantengono alti. Le prime coltivazioni di quinoa in Italia risalgono al 2014 e oggi è maturata una certa esperienza nella gestione agronomica di questa coltura. Certo non è una pianta 'semplice', richiede invece cure particolari (come abbiamo scritto in questo articolo) e la presenza di una filiera strutturata per la lavorazione della granella, che richiede ad esempio la desaponificazione.


La quinoa in prefioritura
La quinoa in prefioritura
(Fonte foto: Daf)


Seminata ad inizio aprile, con una normale seminatrice da frumento, la pianta emerge velocemente e la granella arriva a maturazione in agosto. Attenzione al diserbo, essenziale per ottenere produzioni abbondanti e soprattutto prive di impurità. E' una pianta rustica, che non subisce la pressione di particolari insetti o malattie, ma richiede attenzione soprattutto nell'irrigazione.

Le varietà che si adattano bene agli areali italiani e che possono essere reperite sul mercato nostrano, sono Titikaka e Vikinga e Regalona, con quest'ultima che si adatta meglio ai terreni collinari. Un consiglio: visti i prezzi di mercato meglio puntare sulle produzioni biologiche, anche perché non esistono agrofarmaci registrati per questa pianta.


Chia

La chia, il cui nome corretto è Salvia hispanica, è una pianta floreale della famiglia delle Laminaceae, di cui fa parte ad esempio la menta, originaria del Centro America. Per gli Aztechi i semi di chia erano di fondamentale importanza per l'alimentazione, tanto quanto il mais. Ancora oggi questo 'finto cereale' viene coltivato in tutto il Sud America e consumato per le sue incredibili proprietà nutrizionali (è ricchissimo di Omega-3 e calcio).

Il consumo di semi di chia negli anni passati si è diffuso anche in Nord America e dal 2009 il commercio è consentito all'interno dei confini dell'Unione europea. I consumi sono bassi, ma è una pianta che viste le proprietà nutraceutiche (apprezzata ad esempio dai vegetariani in cerca di Omega-3 di origine non animale) promette di conquistare una fetta del mercato del vecchio continente. Ma è possibile coltivarla in Italia?


Una pianta di Salvia hispanica
Una pianta di Salvia hispanica
(Fonte foto: Wikipedia)


Nel nostro paese non esiste una filiera dedicata alla lavorazione post raccolta, né tantomeno ditte che commerciano il seme e possono assistere gli agricoltori. L'esperienza più simile a cui guardare, per ragioni di latitudine, è a quella del Kentucky, dove hanno iniziato a coltivare la chia per soddisfare il mercato statunitense.

Un gruppo di ricercatori ha registrato due varietà di chia che si adattano al clima e al fotoperiodo del Nord degli Stati Uniti e hanno già ottenuto dei primi raccolti che hanno destinato al mercato zootecnico (mangimi per cavalli) e al consumo umano.


Amaranto

Dal Sud America arriva un altro pseudocereale che negli ultimi anni ha attirato l'attenzione dei consumatori per le sue qualità nutrizionali: l'amaranto. Originario del Perù, l'amaranto conta più di sesanta varietà di cui solo tre sono destinate alla coltivazione: Amaranthus caudatus, Amaranthus cruentus, Amaranthus hypochondriacus.

Coltivato dalle popolazioni precolombiane, l'amaranto è poi 'scomparso' dopo l'arrivo degli spagnoli per poi essere riscoperto nel 1975, dopo una pubblicazione scientifica che ne ricordava le proprietà nutritive. E infatti l'amaranto ha un alto contenuto di calcio e di proteine, tra cui la lisina, fondamentale per il metabolismo umano. E come la quinoa o la chia è privo di glutine.

Fiori di Amaranthus hypochondriacus
Fiori di Amaranthus hypochondriacus
(Fonte foto: B&T World Seeds)

Ma si può coltivare in Italia? Diverse prove sono state condotte sia in Toscana che nel Veneto con risultati positivi e in commercio si trovano manuali dedicati ad affiancare gli agricoltori nella coltivazione. In generale l'amaranto è una pianta primaverile-estiva, che non necessità di suoli particolarmente fertili e resiste bene alla penuria di acqua. Come il suo parente selvatico, che infesta i campi di mais e soia, non teme particolari fitopatologie o insetti.


Grano saraceno

Coltivato da secoli in Italia è invece il grano saraceno (Fagopyrum esculentum), una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Poligonacee che i ricercatori ritengono sia stata addomesticata per la prima volta nell'area dell'Himalaya.

Come tutti i pseudocereali è privo di glutine, ma può scatenare forti allergie. La granella è ricca di sali minerali, in particolare ferro, zinco e selenio. Particolarmente pregiati sono gli amminoacidi essenziali, che ne fanno un alimento ricercato dai vegetariani.

Semi di grano saraceno
Semi di grano saraceno
(Fonte foto: Wikipedia)

Il grano saraceno si coltiva nel Nord Europa e nelle regioni alpine, dove nonostante mal sopporti le gelate, riesce a prosperare grazie ad un ciclo biologico breve, di 80-120 giorni. Solitamente viene seminato dopo la trebbiatura del frumento, a spaglio oppure con una seminatrice tradizionale. E' una pianta rustica, che non necessita di particolari cure, ma si avvantaggia di una concimazione di fondo.

La trebbiatura avviene a settembre-ottobre. Le piante vengono tagliate e lasciate essiccare per poi procedere alla raccolta dei semi. Una volta battuti vengono puliti per separarli dal pericarpio che li avvolge. Tuttavia spesso rimane in parte attaccato al seme, donando alla farine di grano saraceno (e ad alcuni piatti come i pizzoccheri) delle venature scure.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura cereali amaranto quinoa

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