Marche, il vivaismo come strumento di sviluppo post sisma

In un incontro tenuto nei giorni scorsi presso il vivaio regionale Alto Tenne in provincia di Fermo, è stata sottolineata l’importanza dell’attività vivaistica, soprattutto forestale, per il rilancio dell’economia agricola delle zone colpite

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Ghiande di quercia. Nell'idea promossa dalla regione anche piante micorrizzate per tartufi
Fonte foto: © Herb Rice - Fotolia

Le Marche puntano anche sul vivaismo di qualità per rilanciare l’economia agricola delle zone colpite dal terremoto.

Una proposta quello dello sviluppo vivaistico che è stata presentata nei giorni scorsi in un incontro a Amandola, in provincia di Fermo, a cui hanno partecipato, oltre all’assessore regionale all’agricoltura Anna Casini, anche amministratori locali, tecnici, agricoltori.

L’incontro è stato organizzato in una delle realtà di punta del vivaismo marchigiano, il Vivaio regionale Alto Tenna, gestito dall’Assam, l’Agenzia regionale per i servizi agricoli delle Marche, specializzato soprattutto nella riproduzione di specie autoctone e di piante micorrizzate per la produzione di tartufi.

Il vivaio Alto Tenna ha contribuito a salvare e mantenere la biodiversità botanico vegetazionale dei Monti Sibillini e oggi costituisce una banca del germoplasma vegetale dall’alto valore culturale, agronomico e ambientale.

Un patrimonio, come è stato sottolineato nell’incontro, che è a disposizione degli enti pubblici e dei privati per interventi di ingegneria naturalistica, il recupero delle aree idrogeologiche degradate, il verde urbano, l’attività agricola e forestale.

Intervenendo sul tema della giornata, l’assessore Casini ha evidenziato le potenzialità dell’area dei Sibillini, dove la presenza del tartufo, in particolare del tartufo bianco, non è sufficientemente conosciuta e valorizzata, proponendo anche una giornata di approfondimento con gli imprenditori per pensare a un percorso di rilancio.

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