FuturPera, rese e produttività dell'Abate Fétel

In occasione della kermesse sono state analizzate le difficoltà del settore ed è stata presentata una ricerca che mette in evidenza i costi e i ricavi di un'azienda. Guarda la videointervista a Carlo Pirazzoli dell'Università di Bologna

Barbara Righini di Barbara Righini

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Per Abate Fétel con 18mila euro/ettaro di Plv si va in pari

Margini risicati, anzi, molto spesso si va sotto. Gli agricoltori lo sanno, i costi sono elevati, le rese non danno soddisfazione, e in molti non riescono a trovare la tanto cercata redditività, coltivando pere. Il punto è stato fatto durante FuturPera, la fiera ferrarese dedicata  alla pericoltura che si è svolta fra il 16 e il 18 novembre nella città emiliana. 

Durante il convegno 'Abate Fétel: aumentare le rese per una maggiore redditività', moderato dal direttore di AgroNotizie Ivano Valmori, sono state analizzate le difficoltà del settore e in particolare della varietà Abate Fétel.
In Emilia Romagna, principale areale italiano dedicato alla pera, secondo i dati Cso servizi, si è passati dai 27mila ettari di fine anni '90 agli attuali 19mila. A farla da padrona è appunto l'Abate Fétel mentre tutte le altre varietà, ad eccezione delle William, si sono ridotte. Le rese si aggirano attorno ai 250 q/ha, praticamente stabili negli ultimi venti anni mentre gli impianti mostrano un certo invecchiamento, con il 33% che supera i ventuno anni.

Carlo Pirazzoli dell'Università di Bologna ha presentato una ricerca che mette nero su bianco costi e ricavi di un'azienda ipotizzata di 20 ettari, con una densità di impianto di 2.850 piante a ettaro.

Per riuscire almeno a coprire i costi è necessario un valore di Prodotto lordo vendibile che si attesti sui 18mila euro a ettaro. A pesare molto è il costo della manodopera, come ha fatto notare Fabio Galli, tecnico della Fondazione Navarra di Ferrara. Secondo i dati in possesso della Fondazione e che si riferiscono alla stessa, per la manodopera si spendono fra gli 8 e i 9mila euro a ettaro, poi ci sono da aggiungere costi di difesa, energia, nutrizione, oltre ai costi di impianto. Agli attuali prezzi di mercato, a meno di non riuscire a spuntare un prezzo migliore, bisogna riuscire a produrre almeno 300 q/ha per non andare in perdita.
Una leva possibile è tentare di aumentare le pezzature. Pirazzoli infatti ha sottolineato come intorno al 37% del prodotto sia oggi scarto o seconda scelta mentre per trovare buone remunerazioni occorrerebbe che almeno la metà si attestasse sopra i 70 mm di calibro. Con l'aumento delle pezzature potrebbe essere sufficiente produrre 280 q/ha. Per aumentare le rese, una delle strategie possibili, ha messo in rilievo Galli della Fondazione Navarra, potrebbe essere quella di evitare negli impianti blocchi monovarietali

Difficile influire sul mercato e spuntare prezzi migliori: "Una delle possibilità - ha detto Pirazzoli - è la comunicazione. Il prodotto va valorizzato e questo vale per tutti i prodotti italiani. La comunicazione va fatta e con forza, non va fatta solo ogni tanto. Bisogna insistere perché vengano recepiti i valori intrinseci della pera italiana".
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura convegni ricerca reddito agricolo futurpera

Temi caldi: FuturPera 2017

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