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Una Mano per i Bambini

Il riso bio convince

Le sperimentazioni danno risultati incoraggianti. L’analisi di Marco Romani

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Le risaie sperimentali si trovano presso il Centro ricerche dell’Ente nazionale risi di Castello d’Agogna
Fonte foto: © Tim UR - Fotolia

I risultati veri e propri si avranno solo con il raccolto ma le sperimentazioni dell'Ente nazionale risi sul riso biologico sono incoraggianti.

E' la sensazione ricavata durante le visite in campo organizzate a Castello d’Agogna ed in altre località, nell’ambito del progetto 'Risobiosystems', finanziato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e realizzato da Crea, Ente nazionale risi, Consiglio nazionale delle ricerche ed Università di Torino e di Milano.

Il progetto ha l’obiettivo di individuare e sperimentare varie tecniche agronomiche innovative per la coltivazione del riso biologico (es. trapianto, pacciamatura, subirrigazione, etc.).
Le risaie sperimentali si trovano presso il Centro ricerche dell’Ente nazionale risi di Castello d’Agogna ed in aziende di Mede Lomellina, Rovasenda, Brusnengo e Trino Vercellese.

"Al Centro ricerche sul riso le tecniche con semina in acqua, pacciamatura verde e semina interrata, affidando il controllo di malerbe alla falsa semina e ad erpici rompicrosta e strigliatori, hanno dato risultati interessanti" conferma il ricercatore Marco Romani, che lavora a questo progetto con una prospettiva di medio termine, nel senso che si avranno delle conoscenze certe solo tra sei o sette anni.

L’Ente nazionale risi ha allestito risaie sperimentali in questo progetto anche nella Baraggia vercellese, dove le caratteristiche pedoclimatiche hanno indotto a testare tecniche di pacciamatura verde con loietto ed un erpice 'a vasino' per il controllo delle infestanti dopo la sommersione.

"Si ara, si sommerge e si lasciano germinare le infestanti intervenendo con l’erpice prima della semina: ci pare una soluzione convincente per la risicoltura sopra certe latitudini" osserva Romani.

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