I grani di Toscana, tra crisi e futuro

Si è tenuto a Firenze un convegno organizzato da Regione e Accademia dei Georgofili per discutere sullo stato della cerealicoltura toscana, coinvolta in una crisi che necessita di riforme strutturali, politiche e culturali per poter ripartire

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

Scopri tutte le notizie aggiornate sull'agricoltura, puoi trovarle con la ricerca articoli.

grano-frumento-by-hachri-fotolia-750.jpeg

La crisi del settore cerealicolo al centro del convegno a Firenze
Fonte foto: © hachri - Fotolia

Le filiere cerealicole in Toscana: problematiche attuali e prospettive future.
E' questo il titolo del convegno organizzato dalla Regione Toscana insieme all'Accademia dei Georgofili per approfondire le problematiche attuali del settore cerealicolo, attraversato da una grave crisi.

Una giornata di lavoro che si è tenuta lo scorso mercoledì 25 gennaio nella sala Pegaso di Palazzo Sacrati Strozzi a Firenze. Giornata a cui hanno partecipato amministratori, tecnici, esperti, produttori, rappresentanti delle parti sociali e tutti gli attori principali delle filiere cerealicole toscane.

I lavori sono stati aperti dal governatore della Toscana Enrico Rossi che ha rimarcato l'importanza della cerealicoltura, in particolare del grano per l'economia agricola della regione, ma anche per il suo ruolo identitario, territoriale e paesaggistico.

Un settore chiave messo in grave difficoltà dalle speculazioni dei mercati e da una concorrenza estera che porta a vendere al di sotto dei costi di produzione.

Una situazione insostenibile, che necessita di un impegno pubblico sia a livello statale che europeo, per scongiurare un abbandono delle campagne. E in quest'ottica Rossi ha proposto un fondo da utilizzare negli anni di crisi per tutelare il grano toscano, e italiano in genere, dalle fluttuazioni dei prezzi determinate da queste speculazioni finanziarie.

Un punto di forza rilevato dal governatore è l'ottenimento della Dop per il pane toscano, che però per far sentire tutta la sua potenzialità, ha ora bisogno di "una filiera che dai campi arrivi fino ai mercati e alla tavola, passando attraverso i panificatori ma anche le mense pubbliche, la grande distribuzione, le botteghe".

Rossi ha ricordato anche che il commissario europeo all'Agricoltura, Phil Hogan, sarà in Toscana i prossimi 5 e 6 aprile"In quell'occasione organizzeremo una conferenza regionale sull'agricoltura perché in Europa devono capire che non esiste soltanto un'agricoltura estensiva ma anche un'agricoltura come la nostra, praticata sulle colline o su terreni anche più impervi e marginali, fondamentale per tutti, non soltanto per chi ci lavora ma anche per la comunità che gravita intorno".

Anche per Marco Remaschi, assessore regionale all'Agricoltura intervenuto dopo il governatore Rossi, una possibile soluzione al problema della crisi del settore potrebbe essere un percorso condiviso con tutti i soggetti che compongono la filiera.
Mettere insieme chi fa produzione primaria, chi trasforma, chi commercializza e chi promuove, soprattutto avvalendosi del marchio che è il nome Toscana, conosciuto a livello planetario.

"Passare da una coltura del cereale a una cultura della filiera" è stata la sintesi di Remaschi. Lavorare sull'aspetto del consumo consapevole, in modo che l'aspetto salutistico si coniughi con quello economico per arrivare alla disponibilità a pagare qualcosa in più per determinati prodotti di filiera controllata.

Il presidente dell'Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi invece ha messo l'accento sulla necessità di trovare una soluzione per la crisi del settore agricolo attraverso l'istituzione di un reddito minimo di filiera, come avviene in altri paesi. E ha richiamato anche lui a un concetto di consumo critico e consapevole cercando "di essere tutti disposti a fare un sacrificio, magari comprando qualcosa meno ma spendendo qualcosa in più".

Enrico Rabazzi, vicepresidente di Cia Toscana, ha rimarcato l'insostenibilità della situazione, dove i i ricavi della vendita del grano, nella migliore delle ipotesi, servono interamente solo per ripagare i costi di produzione e l'importanza di garantire un reddito vero agli agricoltori. Un reddito che può essere ricostruito sia cercando di sfruttare al meglio le opportunità attuali del Psr, sia e soprattutto puntando sulla qualità e sulla certificazione.

Per Rabazzi l'indicazione di origine del grano per pasta è di primaria importanza per mettere il consumatore in grado di fare una scelta consapevole e per contrastare un'invasione di grano estero che spesso può non offrire tutte le garanzie di qualità e di sicurezza alimentare, garantiti dai grani italiani.

Anche per Coldiretti, l'origine obbligatoria in etichetta per il grano usato per la pasta sarebbe uno strumento chiave per offrire una tutela a un settore che nel 2016 ha conosciuto una crisi tremenda con crolli dei prezzi del 43% per il grano duro e del 19% per quello tenero.

Un settore, quello cerealicolo, che in Toscana coinvolge circa 17mila aziende, di cui 600 biologiche, coprendo una superficie di oltre 160mila ettari.

Un pilastro dell'agricoltura regionale, che non comprende solo il grano, ma anche l'avena, l'orzo, la segale, il mais, il farro, supportando produzioni a denominazione di origine, specialità tradizionali e, con i cereali destinati all'allevamento, eccellenze della zootecnia.

Ma un pilastro anche per la gestione del territorio, per il suo assetto idrogeologico e paesaggistico, che ha contributo a fare delle colline della Toscana quella bellezza riconosciuta anche come patrimonio dell'umanità.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 209.481 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner