La nuova faccia della melicoltura "made in Sud"

Non solo Annurca: in Campania si insediano Gala e Fuji e si tenta il rilancio di antiche cultivar di mele

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Melannurca Igp, fiore all'occhiello della produzione meli cola campana

La melicoltura nel Mezzogiorno d’Italia resiste alla crisi della frutticoltura e si trasforma: lì dove non riesce ad offrire un prodotto certificato punta sulle nuove cultivar, almeno per quanto riguarda le aree a frutticoltura intensiva, mentre per le aree interne, più vocate per le varietà antiche, c’è voglia di riscoprire sapori puntando su mercati di nicchia.

Il rebus su investimenti e dati produttivi
Le regioni del Mezzogiorno d’Italia – Abruzzo incluso – nel 2011, secondo l’Istat, avevano investimenti in meleti in produzione per 6885 ettari, con una produzione potenziale ancora oggi verosimilmente attestata a 1,3 milioni di quintali, pari a circa il 17% di quella nazionale.

Ma secondo regione Campania questi dati sono però da rivedere al rialzo: perché nella sola Campania "sono presenti meleti per circa 5000 ettari" scrive l'assessorato all'Agricoltura, mentre l’Istat ne assegna alla regione solo 3426. La rivendicazione della regione Campania sui 1575 ettari in più è avvalorata dalla presenza di 3500 ettari di meleto che rientrano tra quelli certificati per la Melannurca Campana Igp dall’organismo di controllo. “Questi rappresentano il 70% del meleto campano" si sottolinea da parte dell’assessorato Agricoltura.

La melicoltura campana rappresenta un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: organizzazioni agricole e osservatori di mercato confermano che nelle aree maggiormente vocate - sia in pianura che nelle aree interne - la coltivazione resiste e si trasforma.

Campania, qualcosa si muove
In Campania nel meleto non certificato per l’Annurca - forte di 1500 ettari - emergono novità gradite al mercato: a Caserta, molte realtà frutticole, impegnate anche nella produzione di Annurca e Rossa del Sud, hanno convertito meleti a Golden Delicious e a Stark in meleti nuovi di varietà Gala e Fuji.
Una novità per il panorama melicolo campano, che, in aree di frutticoltura intensiva in questo modo difende anche l’Annurca: ”Le aziende riescono a stare sul mercato sin dal mese di agosto con le Gala e da settembre con le Fuji, in modo da arrivare a commercializzare l’annurca da settembre, potendo offrire ai canali commerciali raggiunti dalle Op una maggiore continuità di approvvigionamento nel tempo" spiega Michele Pannullo, frutticoltore di Confagricoltura Campania.

Nelle aree interne della Campania – Matese e Irpinia - per altro molto vocate alla melicoltura tradizionale, per il clima più freddo, si scommette invece sulla conservazione della biodiversità e sul recupero commerciale di cultivar antiche, di piccola taglia, ma dalle caratteristiche organolettiche eccellenti e di ottima serbevolezza.
Il progetti Frutti antichi del Matese e Frutti antichi dell’Irpinia, sviluppati dal Centro di frutticoltura di Caserta del Crea e dall’assessorato regionale all’agricoltura della Campania hanno selezionato antiche cultivar come sergente, chianella, gentile, limoncella, limoncellona, capo di ciuccio, purtuallo, bianca di Grottolella, imperatore per un rilancio commerciale su mercati di nicchia.

La Melannurca Campana Igp punta sulla nutraceutica
La produzione di Melannurca Campana Igp è attestata poco oltre i 4 milioni di chilogrammi, proveniente da circa 600 ettari di meleto diffusi sul territorio di 137 comuni della Regione Campania. Quest’anno la produzione sconterà una perdita di circa il 15%, dovuta alle grandinate del maggio scorso, che colpirono le aree più vocate del casertano, dove i chicchi hanno colpito gli alberi in piena fioritura.

Ma nella produzione mancano da sempre all’appello della marchiatura del Consorzio di tutela circa 19,4 milioni di chilogrammi di mele da cultivar Annurca e Rossa del Sud provenienti da meleti certificati per l’Igp. Perché molti produttori preferiscono vendere lungo canali di commercializzazione tradizionali, inclusa la vendita diretta, dove il prodotto è riconosciuto anche senza marchio, ma perde apprezzamento di mercato: le Annurche all’origine se valorizzate strappano prezzi da un euro in su al chilo, mentre su diversi canali di commercializzazione la remunerazione scende anche del 50-60%.

Il Consorzio di tutela della Melannurca Campana Igp il 17 novembre ha ricevuto l’Oscar Green Coldiretti per la pillola anticolesterolo prodotta con estratto di mele da cultivar Annurca e Rossa del Sud. Il progetto "AppleMetsnasce da uno studio realizzato dal Dipartimento di Farmacia dell'Università degli Studi Federico II di Napoli in collaborazione con il Consorzio della Melannurca Campana Igp.

Le mele Annurche e Rosse del Sud hanno un elevatissimo contenuto di un gruppo di polifenoli dai riconosciuti effetti salutistici - le procianidine - molto superiore a qualsiasi altra cultivar di mela oggetto sino ad oggi di studi. Il Dipartimento di Farmacia ha messo a punto un prodotto nutraceutico in grado di ridurre del 28,8% il colesterolo totale e di incrementare l'espressione delle HDL (colesterolo buono) del 60%. Nel preparato la dose giornaliera in polifenoli totali - 800 milligrammi - contiene l'equivalente di otto mele annurche. Il Consorzio di tutela confida di incentivare la marchiatura con la commercializzazione delle mele all’industria nutraceutica, poiché lo sviluppo dei prodotti e la loro commercializzazione è stato legato legalmente all’acquisto delle mele marchiate.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura innovazione varietale prezzi mercati nutraceutica frutta da industria

Speciale: Interpoma 2016

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