Qualità e fare squadra, il vivaismo guarda al futuro

"Quale certificazione per la qualificazione dei materiali di propagazione delle piante da frutto?": la giornata di studio si è tenuta il 24 maggio 2016 a Firenze, presso l’Accademia dei Georgofili

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Il Vivaismo frutticolo si deve riorganizzare e qualificare ulteriormente per combattere le sfide presenti e future
Fonte foto: © Agronotizie

Certificare le piante da frutto è per l'Italia una priorità fin dai primi anni ‘80, in risposta ai problemi sanitari ed alla necessità di corrispondenza varietale del materiale propagato. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata e diverse sono le problematiche che si sono dovute affrontare.

Il tema è sempre più attuale visto le emergenze fitosanitarie che si sono susseguite negli ultimi anni, quelle che potrebbero arrivare nel prossimo futuro, le nuove esigenze di un mercato globale sempre più competitivo, la necessità di cogliere le opportunità commerciale che si prospettano e la nuova legislazione europea che partirà l'1 gennaio 2017.
Per parlare di tutto questo, il 24 maggio 2016 a Firenze, si è svolta una giornata di studio presso l’Accademia dei Georgofili dal titolo 'Quale certificazione per la qualificazione dei materiali di propagazione delle piante da frutto?'.

“La certificazione delle piante - ha detto Piero Cravedi, presidente del comitato consultivo che ha organizzato l’evento - ha un ruolo determinante per l'attività vivaistica, sia in entrata che in uscita. Partire da materiale vivaistico sano permette di creare le basi di una filiera produttiva in linea con la qualità, con la sicurezza alimentare e con la sostenibilità ambientale ed etica. L'Italia, sotto questo profilo, è un Paese sicuramente all'avanguardia. La diffusione epidemica di molte malattie e infestanti ha richiamato l'attenzione sul ruolo di prevenzione che l'attività vivaistica deve svolgere, ma sono anche fondamentali norme stringenti e uniformi su tutto il territorio, nonché coesione in tutti i settori della filiera vivaistica".
 
L'Italia è un Paese a rischio fitosanitario
(Fonte immagine: © Civi-Italia)

"Nuove malattie hanno raggiunto l'Italia negli ultimi anni - spiega Giovanni Paolo Martelli, professore emerito all'Università di Bari -. Questo ha creato notevoli danni economici ai settori colpiti ed un mutamento dell'ecosistema. Il caso Xylella fastidiosa è solo l'ultimo. In questo caso il batterio attacca lo xilema degli alberi provocando il disseccamento delle parti colpite. Inoltre gli insetti vettori, le sputacchine (Philaenus spumarius) e le cicaline (Cicadella Viridis), sono vere e proprie 'siringhe volanti' nella propagazione dell'infezione. Per combattere questa malattia è necessario avere una corretta gestione agronomica. L'utilizzo d'innesti sugli olivi può essere una strada da percorrere. Senza dimenticare che è importante continuare la ricerca su cultivar resistenti. Il Leccino ha dimostrato un'elevata tolleranza".

L'Italia è dunque un Paese a forte rischio fitosanitario.
"L'introduzione di insetti esotici dannosi è sempre più comune - spiega Carmelo Rapisarda, dell'Università di Catania -. Poi il cambiamento climatico ne favorisce lo sviluppo e l'acclimatamento. Questo fenomeno è difficilmente controllabile. Dal 1970 ad oggi le nuove specie di insetti introdotte sono state 28. Nel prossimo futuro si stima che ne potrebbero arrivare oltre 60".
 
Piante con cartellino blu della certificazione
(Fonte immagine: © Civi-Italia)

Nel momento della progettazione di un nuovo frutteto risulta fondamentale la scelta del materiale vivaistico di partenza. 
"Materiale sano e corrispondente alle richieste è il primo passo da fare - spiega Carlo Fideghelli, del Crea di Roma -. Il nostro lavoro di breeder inizia dall'identificazione varietale, che può essere fatta attraverso l'uso dei descrittori morfo-fisiologici. Un processo che dura almeno due-tre anni, è influenzabile e legato a momenti fisiologici particolari. Oggi esistono anche i marcatori molecolari, che riducono i tempi ma che risultano ancora non così precisi e costosi. La tecnica di moltiplicazione del materiale è altresì importante".

La certificazione del materiale di propagazione vegetale delle piante da frutto è oggi disciplinata dai Decreti ministeriali del 24 luglio 2003 e del 4 maggio 2006 e da specifici disciplinari di produzione. 
"Dagli anni '80 ad oggi tante cose sono cambiate - spiega Lugi Catalano, direttore del Civi-Italia -. Allora c'era tutto per fare bene e per soddisfare le esigenze che si erano manifestate. Ma il mondo è andato avanti e le malattie non si sono certe fermate. La certificazione deve adeguarsi a questi cambiamenti. Dai dati che abbiamo raccolto sembra che certificare le piante non sia più così indispensabile. Serriamo le file e proseguiamo nel percorso iniziato, seguendo qualità e valorizzazione".
 
Piante di melo derivate da moltiplicazione certificate
(Fonte immagine: © Civi-Italia
)

Una delle pratiche utilizzate al mondo per limitare lo sviluppo delle malattie è la quarantena.
"L'Italia è il terzo Paese europeo per importazione di materiale vegetale - spiega Franco Finelli, del Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna -. Pensare d'impedire qualsiasi ingresso è utopia. Inoltre il sistema che gestisce la quarantena in Europa è un po' datato, visto che è del 1977. Dobbiamo quindi fare di più. Ma il sistema deve essere aperto o chiuso? Ne stiamo discutendo sia a livello italiano che europeo".

"Dobbiamo cambiare la normativa vigente - commenta Bruno Caio Faraglia, responsabile Servizio fitosanitario nazionale - e riorganizzare il sistema. Le parole d'ordine sono aggregazione, qualità e unione d'intenti. Il settore è in difficoltà ma vivo ed affamato. Dal primo gennaio 2017 entrerà in vigore una nuova legislazione europea. Che sarà al ribasso rispetto a quanto in Italia viene fatto. Per valorizzare gli sforzi fatti stiamo pensando ad un marchio di garanzia per elevare l'eccellenza made in Italy. Questo può essere una chiave di volta innovativa per tutto il sistema vivaistico".

L'interprofessione assume quindi un ruolo di sostegno nel proseguire con successo queste volontà.
"La certificazione - chiude Giandomenico Consalvo, presidente del Civi-Italia - è il mezzo di qualificazione delle produzioni vivaistiche. Ma per raggiungere un alto livello dobbiamo lavorare in termini di sistema. Troppo spesso il valore di una pianta sana è risultato marginale rispetto al business commerciale. Dobbiamo invertire questo trend. Basta buonismi. Abbiamo bisogno di piante sane e robuste per fare buon cibo. L'obiettivo è alla nostra portata dobbiamo solo crederci ed aumentare la nostra autostima".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura convegni georgofili vivaismo aggregazione

Temi caldi: Nuova certificazione vivaistica

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