Semi biologici alla conquista dell'Asia

Intervista a Mateusz Ciasnocha della Ciasnocha family farms: "La nostra produzione è stata commercializzata all'interno dell'Ue, ma in futuro puntiamo ad esportare anche in mercati più lontani, come quelli orientali"

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Mateusz Ciasnocha, responsabile dell'internazionalizzazione della 'Ciasnocha family farms' in Polonia
Fonte foto: © Mateusz Ciasnocha

Alla missione di alto livello in Cina e Giappone ha partecipato anche Mateusz Ciasnocha, 21 anni, di Stegna.
L’azienda di famiglia si trova nel distretto di Nowy Dwór Gdanski, nel voivodato della Pomerania, in Polonia.

“Lavoriamo un po' più di 700 ettari nella parte settentrionale della Polonia, un territorio che è uno dei migliori del Paese”, precisa Ciasnocha che svolge il ruolo di responsabile dell’internazionalizzazione, compito che lo coinvolge sia nell’esportazione di prodotto che nell’acquisto di macchinari, tecnologie, nuovi metodi di coltivazione dall’estero.

Un’azienda particolarmente estesa, gestita però da due familiari e un dipendente a tempo pieno. “Oltre naturalmente a me - racconta ad AgroNotizie, mentre ci troviamo a Tokyo - perché nei momenti di picco affianco all’attività di responsabile degli affari internazionali anche quello di aiuto nei campi”.
Soprattutto con il cambio colturale che la “Ciasnocha family farms” ha adottato, dopo aver coltivato per cinque anni prato.

"Stiamo dirottando l’azienda verso la produzione di semi biologici, come lenticchie, lupini, senape, coriandolo" spiega Mateusz.
"Quest’anno avremo il primo raccolto di lenticchie. L’intera nostra produzione è stata commercializzata all’interno dell’Unione europea, ma dal momento che abbiamo intrapreso questa nuova strada vogliamo esportare anche fuori dai confini dell’Ue".
Da qui, appunto, l’interesse per mercati anche lontani in Asia, fra l’altro molto diversi fra loro.

Qual è la sua opinione circa la missione ad alto livello dell’Unione europea in Cina e Giappone?
“E' molto presto per rispondere con certezza a questa domanda, ma le mie prime impressioni sono molto positive, perché la missione è stata molto ben organizzata. Ho avuto infatti la possibilità di parlare non solo con i possibili partner commerciali giapponesi, ma anche con realtà provenienti da altri Stati membri. Posso anche assicurare che lavoreremo molto duramente per trasformare queste prime esperienze positive in Giappone in un valore a lungo termine per il nostro business”.

Come azienda siete più interessati alla Cina o al Giappone?
“Per essere onesti al 100% non è facile rispondere, ma come primo impatto riteniamo che il Giappone risponda meglio alla nostra realtà e sia pertanto il mercato più interessante, tra i due. Tuttavia, dobbiamo ancora valutare in maniera approfondita e questa è la nostra prima valutazione”.

Che tipo di prodotti pensate di esportare?
“Puntiamo a esportare i semi biologici che inizieremo a produrre quest’anno, ma abbiamo ampi collegamenti con altre imprese polacche che desiderano portare i propri prodotti all’estero. Ritengo infatti ci siano buone opportunità per le esportazioni degli altri prodotti agroalimentari emergenti in futuro”.

Quali azioni suggerisce all’Ue per raggiungere con successo l’accordo di libero scambio con la Cina e il Giappone?
“Questa è davvero una domanda impegnativa e, in un certo senso, non so come rispondere. Tuttavia, dopo aver interagito con il commissario Hogan qui in Giappone, sono molto fiducioso, perché lui ha spiccate doti diplomatiche per ottenere un accordo soddisfacente per gli agricoltori europei e per la comunità in generale. Di questo sono sicuro al 100%”.

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