Mais sotto assedio

A Cremona, durante Bioenergy Italy, è stato fatto il punto sulla crisi che ha colpito il settore negli ultimi anni: riduzione delle superfici, produzione a picco, piralide, micotossine. E intanto la politica resta a guardare

Barbara Righini di Barbara Righini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Mais, in costante diminuzione le superfici coltivate e la produzione italiana
Fonte foto: © Dusan Kostic - Fotolia

La tendenza parla chiaro: la crisi del mais è ormai conclamata con le superfici dedicate che diminuiscono di anno in anno.
Secondo dati Istat, per l'annata 2015-2016, la superficie destinata a mais diminuirà ancora del 3,9% rispetto all'annata precedente. Se nel 2014 gli ettari seminati erano circa 727mila, per quest'anno si prevedono 699mila ettari. Se invece dei dati ufficiali Istat si prendono in considerazione le indicazioni delle aziende sementiere, il quadro della situazione è ancora peggiore
 

La superficie si è ormai dimezzata rispetto a inizio anni 2000 quando l'Italia era autosufficiente e ormai siamo costretti a importare dall'estero la metà del fabbisogno italiano che è intorno agli 11 milioni di tonnellate”, ha detto Marco Pasti, presidente dell'Associazione maiscoltori italiani di Confagricoltura, intervenuto durante il convegno che si è tenuto a Cremona durante Bioenergy Italy, in occasione della Giornata mondiale del mais.

Le motivazioni del declino sono da ricercare in diversi fattori: la congiuntura sfavorevole dei prezzi, costi elevati di burocrazia, globalizzazione dei mercati e il problema delle micotossine che incide negativamente anche sul comparto zootecnico.
L'Italia è il Paese europeo con il danno più alto da piralide, temperature notturne alte e umidità la favoriscono e l'insetto è considerato tra i maggiori responsabili della contaminazione”, ha detto ancora Pasti.

In Italia è vietata la coltivazione di Ogm di conseguenza la possibilità di coltivare mais transgenico Bt resistente all'insetto non è fra le opzioni. Eppure un modo per contenere le micotossine è già stato scoperto, ma la burocrazia impedisce il suo utilizzo, al momento: “Per le aflatossine è stato messo a punto un inoculo di ceppi di aspergillo, che è il fungo che produce le aflatossine – ha spiegato Pasti - Questo inoculo di fungo atossigeno va a competere con quello naturalmente presente rubandogli lo spazio. Nella pratica è provato che abbatte le aflatossine del 90% ma il ministero della Salute Associazione maiscoltori italiani. Non è vietato ma non è autorizzato”.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: ogm convegni interviste crisi

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