Più imprenditori e meno agricoltori

A meno di cinque mesi dall'entrata in vigore dell'accordo tra Apofruit e Terremerse, un incontro a Faenza (Ra) ha fatto il punto su scopi e obiettivi della nuova organizzazione

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Casalini: 'Questo progetto ci permetterà di essere più competitivi e più sostenibili'
Fonte foto: © Agronotizie

Dal 1 gennaio 2016 è operativo l'accordo di aggregazione e specializzazione tra Terremerse-Pempacorer e Apofruit Italia. Un'iniziativa importante che vuole cambiare il presente ed il futuro dei propri soci. A quattro mesi dalla partenza le due organizzazioni di produttori fanno il punto, in un convegno dal titolo 'Opportunità dell'ortofrutta: dal campo al mercato' che si è tenuto a Faenza (Ra) il 19 aprile 2016.

Perché aggregarsi?
Un'esigenza sempre più crescente per dare ai produttori agricoli le giuste soddisfazioni economiche. 
"I nuovi agricoltori devono avere una cultura d'impresa - spiega Marco Casalini, presidente di Terremerse-Pempacorer attenta ai costi ed ai benefici, sfruttando le opportunità del marketing e della tecnologia. In questo modo potranno pianificare le loro scelte. La situazione è difficile e per guardare avanti con prospettiva è necessario unirsi, specializzarsi ed innovarsi. Questo progetto ci permetterà di essere più competitivi e più sostenibili efficientando la nostra filiera ortofrutticola, dal campo al mercato".

Quali servizi ai produttori?
"Oltre 4 mila soci - commenta Mirko Zanotti, presidente di Apofruit Italia -, 582 mila tonnellate di ortofrutta fresca ritirata e di prodotti per l'industria per un fatturato di 325 milioni di euro. Tanti sono i servizi che possiamo offrire: uno staff specializzato, tanta innovazione di prodotto, un sistema sempre più vicino alle esigenze del mercato, corsi di formazione e seminari, contributi alle aziende agricole, sostegno nel reperimento delle risorse comunitarie Ocm. C'è una grande novità anche nel modo di pagare: quattro liquidazioni all'anno e numerosi acconti. Inoltre, visto il difficile periodo, l'imprenditore può chiedere un anticipo del dovuto fino al 70% del valore, nel caso in cui abbia deciso di ammodernare il proprio sistema produttivo. Senza dimenticare l'appoggio nell'acquisizione di mutui con alcune banche nostre partner".
 
Marco Casalini, presidente di Terremerse-Pempacorer durante il convegno
(Fonte immagine: © AgroNotizie)

Tecnologia a supporto delle scelte
L'innovazione è un aspetto centrale nel nuovo progetto.
"Il nostro gruppo ha deciso di fare grandi investimenti - spiega Gianfranco Pradolesi, responsabile ricerca e sviluppo di Terremerse-Pempacorer - sulla ricerca e sulla sperimentazione. In linea sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Perché è importante una corretta strategia agronomica e di difesa. In quest'ottica è stata creata una piattaforma online. La sperimentazione delle novità ci permette di essere un passo avanti gli altri".

Quali sono alcune novità importanti?
"Agricoltori o imprenditori agricoli? Sicuramente la seconda - afferma Alberto Grassi, responsabile tecnico di Apofruit Italia -. Per esserlo fino in fondo l'innovazione varietale è importante. Per farlo abbiamo creato New Plant, un network d'imprese che unendosi riescono a sperimentare ed acquisire molte delle innovazioni più interessanti presenti nel mercato. Ad esempio ieri c'era la pera Falstaff*, oggi ci sono diverse albicocche a buccia e polpa rossa, e domani il susincocco. E dopodomani che cosa ci sarà? Stiamo lavorando molto su nuove pere, nuove mele, su nuove ciliegie, sul kiwi rosso, sull'Actinidia arguta, e su nuove pesche piccole e adatte al consumo snack. Non dobbiamo dimenticare che innovazione vuol dire seguire anche le nuove indicazioni tecniche e tecnologiche".
 
Mirko Zanotti, presidente di Apofruit Italia durante il convegno
(Fonte immagine: © AgroNotizie)

L'unione fa la forza
"L'unione ci farà fare meglio il nostro lavoro - interviene Ilenio Bastoni, direttore generale di Apofruit Italia - facendoci spendere meno. L'aggregazione e l'innovazione devono essere supportate dalla creazione di valore del prodotto. La nostra strategia è: sviluppo del biologico, politica di marca, innovazione di prodotto, sviluppo di nuovi mercati. Crediamo molto nel biologico e pensiamo che crescerà ancora molto. Basta vedere come l'incidenza del bio è quintuplicata all'interno della Gdo passando da 0,5% del 2014 al 2,5% del 2015. E per la politica di marca? Abbiamo scelto 'Soralelli, dal produttore il meglio' per un prodotto di alta gamma sinonimo di grande qualità e che mette al centro il produttore. Stiamo aggredendo anche i principali mercati stranieri, con risultati interessanti: in Arabia ad esempio abbiamo inviato diversi container di prodotto tramite aereo. Il risultato è stato straordinario: ad esempio le nostre pesche sono state vendute a 6,50 euro al chilo durante il periodo del Ramadan".

L'Emilia-Romagna al centro del mondo
"Qui si fa quello che si deve fare - conclude Simona Caselli, assessore all'Agricoltura della Regione Emilia-Romagna -. Questa è musica per le mie orecchie. L'Emilia-Romagna ha grandi potenzialità nel settore agroalimentare, ma le idee devono essere chiare. Sul prezzo non possiamo competere; allora bisogna sfruttare la qualità, l'identificazione e la specializzazione. Senza dimenticare che l'organizzazione corretta diventa fondamentale per intercettare l'internazionalizzazione e l'export. E per quanto riguarda le barriere fitosanitarie? Dobbiamo abbatterle. Ma la politica deve fare la sua parte. L'innovazione diventa inoltre leva per guardare al futuro con prospettiva, sia di prodotto che di tecnologia. Nel futuro sarà importante anche il lavoro che faremo sulla nuova Ocm ortofrutta. E la nostra Regione svolgerà un ruolo chiave visto che sarà alla direzione di Areflh nella prossima sessione".

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