Ortofrutta, la Cina chiama ma l'Italia risponde?

I mercati orientali sono uno sbocco molto promettente per i produttori italiani, ma restano ancora molte incognite su barriere fitosanitarie e tempistiche

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Nel 2009 l'accordo tra Italia e Cina per il kiwi e nel gennaio 2016 quello per gli agrumi. Nel 2017 si spera l'accordo per mele e pere
Fonte foto: © Agronotizie

La Cina è il primo produttore al mondo di ortofrutta. Ciò nonostante è un Paese ad alto fabbisogno di prodotto estero: basti pensare che ad oggi la sua popolazione è di circa 1.3 miliardi di persone, rispetto ai 7.4 miliardi di quella mondiale, e la richiesta di cibo è in continuo aumento.
Nei prossimi anni ci sarà un ulteriore incremento demografico ed il ritmo ipotizzato è di circa 10 milioni di unità all'anno, grazie anche alle nuove politiche economiche e sociali in atto. Dal 1 gennaio 2016, infatti, non sarà più attiva la politica del figlio unico, iniziata negli anni '70. Allo stesso tempo lo sviluppo economico porterà ad un innalzamento del tenore di vita per i ceti più bassi.

In poche parole la richiesta di frutta e verdura sarà molto alta. Fino ad oggi però l'ingresso dei prodotti è stato impedito ed ostacolato da barriere fitosanitarie, che in realtà mascheravano vere e proprie misure di protezionismo. Un approccio restrittivo che necessita di negoziare specifici protocolli per immettere i propri prodotti sul mercato. Forse però in un mondo globalizzato tali misure appaiono anacronistiche, visto anche la politica espansionista messa in atto dalla stessa Cina. AgroNotizie ha chiesto ad alcuni operatori italiani del settore qual è la situazione e come è possibile sfruttare questa opportunità.
 
Sweeki®, kiwi verde dolce e consistente di Origine Group per il mercato asiatico
(Fonte immagine: © Origine Group)

In principio fu il kiwi
Negli ultimi anni però qualche cosa si è mosso. Nel 2009 si raggiunge un accordo bilaterale per il kiwi. La Cina apre così all'ingresso di kiwi proveniente dall'Italia: 16 mila tonnellate nel 2014 e 17 mila nel 2015. 
"La Cina è sicuramente una grande opportunità - spiega Federico Milanese di Origine Group -, che deve essere colta. Il ceto medio cinese sta crescendo a dismisura nell’ultimo periodo e questo apre a grandi prospettive per il consumo. Senza dimenticare la sempre maggiore attenzione del consumatore cinese verso la qualità dei prodotti, e qui il made in Italy può giocare un ruolo da protagonista.
Il kiwi di qualità sarà pertanto un kiwi di successo. Per aumentarne il valore abbiamo scelto il top di gamma identificandolo con il marchio Sweeki®: il nostro kiwi verde o rosso dal sapore dolce e dalla polpa consistente sarà il meglio che si può avere. E' un progetto ambizioso che intende accompagnare le vendite delle dieci aziende apparteneti ad Origine Group. Sweeki® è stato presentato ad ottobre 2015 e la partenza è stata difficile, visto la sovrabbondanza di offerta. La nostra forza però è stata quella di posizionarci in una fascia di alto livello, associandolo alla buona cucina italiana e al made in Italy. Per farci conoscere abbiamo deciso d'intraprendere diverse iniziative promozionali presso i media, le fiere di settore e la Gdo. Nei prossimi mesi sono previste visite in Asia per organizzare e programmare al meglio la prossima campagna kiwi".

 
Arancie rosse Rosaria, eccellenza del made in Sicily
(Fonte immagine: © Arancia Rosaria)

Oggi si prova con gli agrumi
A gennaio 2016 arriva l'accordo sui requisiti fitosanitari degli agrumi. Un primo passo verso l'accordo definitivo, che non è ancora arrivato. Il 4 aprile un nuovo incontro per aprire definitivamente le porte della Cina. Il G20 di giugno a Pechino dovrebbere essere la deadline per apporre le firme conclusive.
"E' di fine gennaio un primo accordo per l'export di agrumi italiani verso la Cina - commenta Federica Argentati, presidente del Distretto Agrumi di Sicilia -. Una grande opportunità che deve essere correttamente gestita, trovando un'organizzazione d'insieme, utilizzando un marchio unico, creando strategie agronomiche e commerciali adeguate, utilizzando varietà adatte e sfruttando al meglio la migliore logistica. E' importante che ci sia una chiara indicazione sull'origine italiana ed un legame al territorio di produzione regionale. Inviare due-tre pallet di qualsiasi varietà ogni tanto non conta niente".
"La Cina produce già grandi quantitativi di agrumi - spiega Aurelio Pannitteri della Pannitteri & C Srl -, ed in piccole quote anche arance rosse. I consumatori sono già in qualche modo abituati a questa frutta. L'arancia rossa Rosaria è un marchio oramai conosciuto in molti Paesi, sinonimo di qualità straordinarie e di alta differenziazione. E' evidente che il prodotto dovrà avere caratteristiche particolari. Tuttavia l'esperienza commerciale con Giappone e Usa aiuterà ad affrontare questa sfida. Attualmente, in accordo con le istituzioni italiane e regionali, stiamo lavorando per la messa a punto del protocollo d'esportazione".
 
Assomela è un’associazione che rappresenta l'80% dei produttori di mele italiani
(Fonte immagine: © Assomela)

In futuro saranno mele e pere
Il prossimo accordo bilaterale potrebbe essere quello per le mele e per le pere. Assomela e Cso, attraverso il Mipaaf, hanno spinto per l'avvio di un negoziato congiunto per le due pomacee. Si attende ancora risposta da governo di Pechino, dal momento che le autorità cinesi sono solite trattare un dossier alla volta. Per altro con tempi particolarmente lunghi, come avvenuto per le arance.
"Visti i tempi lunghi - commenta Assomela - con cui sono state chiuse le trattativa per il kiwi e gli agrumi per la prossima campagna commerciale sicuramente non se ne farà nulla. A meno che non ci siano colpi di scena. Speriamo di poter concludere per la stagione 2017. Sicuramente il mercato è molto interessante viste le enormi possibilità che ci sono e l'ampia marginalità che si può ottenere puntando su prodotti di qualità".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export agrumi burocrazia interviste barriere fitosanitarie

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