Pronti, prontissimi, via: il rinascimento dell'ortofrutta

Per uscire dal "buio Medioevo" che grava sul settore serve una rivoluzione di idee più che armi: parlano alcuni dei protagonisti del comparto

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Aggregazione, internazionalizzazione e qualità al centro del progetto di rivoluzione
Fonte foto: IStockPhoto

Lorenzo de' Medici detto il Magnifico parlava della sua Firenze come di una città baciata dalla luce. In ogni suo angolo vedeva passione, arte, cambiamento, ideali. Le vere scintille di una rivoluzione, che hanno permesso la sua rinascita e l'hanno resa immortale.
Una rivoluzione di idee più che di armi, quindi, che ha fatto di Firenze il simbolo del Rinascimento. Un nuovo modo di concepire il mondo e se stessi, per uscire dal periodo buio del Medioevo e proiettarsi verso l'era moderna.

E' possibile riportare questi concetti nel mondo dell'ortofrutta italiana di oggi, facendola così rinascere? Cosa è necessario fare? Quali sono gli ostacoli da affrontare?

AgroNotizie ha chiesto ad alcuni protagonisti del settore ortofrutticolo le possibili strade per raggiungere questo obiettivo.

"Per guardare al futuro con prospettiva - spiega Pietro Ciardiello, direttore di Coop. Sole - è necessario creare un vero e proprio sistema Paese. Quello che c'è oggi non basta, perchè troppo frammentato e diviso. Serve creare un’enorme massa critica, unita negli intenti e nella regia. Prendiamo esempio dal settore della mela, trasferendone idee e organizzazione a tutti gli altri prodotti o all’intero settore ortofrutticolo.
Poi è necessario anche valorizzarli, i prodotti, avendo come obiettivo l'italianità e la distintività. Soprattutto se vogliamo guardare all'export come reale opportunità di reddito, e non solo come "piano b". Oggi questo comparto vale all'incirca 7 miliardi di euro. Credo che valga la pena intraprendere questo cambiamento. Non dimentichiamo infine di puntare sull’innovazione e sulla ricerca made in Italy".

 
Pietro Ciardiello, direttore della Coop. Sole di Parete (Ce)
(Fonte immagine: © AgroNotizie)

Le aziende e le Op devono quindi rimboccarsi le maniche, ma per cambiare marcia hanno bisogno del supporto delle istituzioni e dalla politica.
"Sicuramente c'è troppa frammentazione - spiega Gianluca Lucchi di Naturitalia -, troppa offerta e troppa corsa al prezzo. Ma per raggiungere questo vero cambiamento dobbiamo avere il giusto supporto delle istituzioni e della politica. Ed il miglior modo per farlo è aiutarci nella crescita della competitività, riducendo i costi produttivi e tagliando le spese per la burocrazia. Anche nell'export ci sono ampi margini di miglioramento, visto che ancora oggi lo Stato non supporta le aziende nella commercializzazione verso Paesi emergenti e ancora poco accessibili.
Se puntiamo a questi obiettivi potremmo tornare ad essere leader, non solo in Europa. Dobbiamo smettere di guardare solo al nostro orticello... uniti si vince".
 
Gianluca Lucchi di Naturitalia
(Fonte immagine: © AgroNotizie)

Va bene, la formula del rilancio dell'ortofrutta deve guardare all'aggregazione, all'internazionalizzazione e all'innovazione, questo ormai è chiaro. Ma qual è il focus che deve guidare questo cambiamento?
"L’importante è sapere cogliere le diverse sfide del mercato - spiega Davide Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutticolo Alleanza delle Cooperative Agroalimentari - Ognuna per le sue caratteristiche e le sue diversità. Inoltre il settore può contare su un importante know how, fatto di professionalità, esperienza, passione.
Le nostre produzioni, sia fresche che industriali, si distinguono per qualità, per sostenibilità ambientale e rappresentano a pieno titolo uno dei prodotti di eccellenza del made in Italy. La filiera è espressione di realtà produttive importanti che hanno successo in Italia e all’estero. Il nostro tallone d’Achille sta nell’eccessiva frammentazione dell’offerta: per avere più forza dobbiamo impegnarci di più e lavorare. E poi c'è l’innovazione, aspetto strategico per creare elementi distintivi che ci consentano di variegare l’offerta al di fuori delle classiche commodity.
Saranno i protagonisti del settore a disegnare il futuro, ma le premesse sono ottime".

 
Davide Vernocchi, responsabile ortofrutta di Confcooperative
(Fonte immagine: © AgroNotizie)

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