Massima redditività, metro per metro

Con il progetto Groundbreakers Dekalb investe nell'integrazione di molteplici tecnologie. Cinque maiscoltori, scelti fra gli opinion leader, saranno gli apripista nel 2016

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Al via in Italia il progetto Groundbreakers di Dekalb

C'è chi apre a nuove vie e chi invece insegue. Di solito i leader appartengono al primo gruppo e grazie alle loro capacità e al loro intuito innovatore apportano poi benefici anche al lavoro e alla vita di tutti gli altri.

Quando però le sfide diventano troppo gravose per affrontarle da soli, devono subentrare energie nuove, veicolate da parte di chi abbia mezzi e competenze per vincerle, le sfide. È il caso del progetto Groundbreakers di Dekalb, il quale attraverso la combinazione di genetica e agricoltura di precisione si pone l’obiettivo di massimizzare la produzione di ogni singolo metro quadro di mais. Una sfida che non si può vincere solo con la genetica, o solo con una corretta nutrizione. Né si può pensare che i mezzi di difesa e l'irrigazione possano riuscire in tale impresa adottati separatamente. Se però quanto sopra viene armonizzato e integrato attraverso tecnologie e competenze agronomiche, allora la sfida diventa abbordabile e la si può vincere facilmente. Questo è quanto emerso dall'intervista a Federico Bertoli, Commercial Lead Seeds & Traits Italia e Grecia, il quale ha spiegato ad AgroNotizie cosa sia il progetto Groundbreakers e quali finalità esso si pone.

Letteralmente, Groundbreakers significa "coloro che aprono il solco" - o che tracciano la via, a seconda delle interpretazioni - e sotto questo nome si raccoglieranno nel 2016 cinque diverse aziende maidicole guidate da altrettanti agricoltori professionali aperti all'innovazione. Alcune di queste aziende producono mais da trinciato, altre mais da granella. Nei loro campi metteranno in pratica quanto appreso durante il 2015 nei Dekalb Technology Center, ove è stato possibile estrarre da ogni parcella sperimentale ogni informazione necessaria alla messa a punto degli aspetti applicativi del progetto.

Federico Bertoli, Commercial Lead Seeds & Traits Italia e Grecia di Dekalb
 

Genetica sì, ma non solo

Il miglioramento genetico, di per sé, ha potenzialità di fare crescere le produzioni di circa il 2% all'anno, ma non sempre ciò si verifica nelle aziende agricole per una serie di motivi. Affinché tali potenzialità si esprimano pienamente è infatti necessario esaltare le sinergie fra le differenti variabili di campo che concorrono alla produttività finale. Ovvero, portare innovazione al fine di produrre di più, e meglio, riducendo l'utilizzo delle risorse impiegate per unità prodotta. Per arrivarci è necessario quindi intraprendere un percorso virtuoso, a partire ovviamente dalla scelta delle migliori genetiche, passando poi attraverso le migliori tecniche agronomiche disponibili. Il valore aggiunto viene proprio dall'integrazione delle diverse tecnologie. Per esempio, grandi vantaggi si possono ottenere dalla precisione nella semina, adottando giuste distanze, giuste profondità e giuste densità ettariali. Gli incrementi di produzione appaiono infatti sempre più legati alla popolazione posta in campo piuttosto che alla resa della singola pianta.

Altro aspetto fondamentale, il suolo. Nella Pianura Padana, di tipo alluvionale, ogni fazzoletto di terra può essere differente dagli altri e per tale ragione anche l'approccio colturale deve essere differente punto per punto. Primo passo da compiere è quindi la mappatura dei suoli stessi, in modo da fissare poi la corretta densità di semina in base alla tessitura, unica variabile del terreno che non si può modificare e che ha quindi l'impatto maggiore sulla produttività. La tessitura influisce poi anche sulla distribuzione dell'acqua lungo il profilo e sulla disponibilità idrica per le piante. Il fattore acqua è peraltro il più delicato da gestire, non solo per il grande peso che ha sulla produttività, ma anche perché la risorsa idrica potrebbe divenire sempre più limitata in futuro e quindi la sua corretta gestione potrebbe mitigare anche eventuali sue carenze.

Partner di eccellenza di Dekalb in tal senso è HydroBio, società americana specializzata nelle tecnologie dedicate all'irrigazione. Insieme, le due società hanno dato vita ad AquaTEK, un sistema di supporto decisionale all'agricoltore atto a gestire l'irrigazione al meglio. Il sistema integra dati meteo e dati del suolo con immagini satellitari. Queste ultime forniscono informazioni circa le esigenze idriche della coltura. Grazie all’integrazione di queste tre diverse fonti di dati, con AquaTEK powered by Hydrobio riusciamo a fornire il miglior consiglio irriguo, con un dettaglio di soli 20X20 metri. Pivot e Ranger sono i sistemi di irrigazione preferenziali, ma si prestano bene anche i "rotoloni" a portata variabile, i quali possono anch'essi operare in accordo a una specifica mappa di prescrizione irrigua, differenziando l'erogazione per ogni diversa area del campo.


Tutte le mappe possono essere visualizzate su un tablet o uno smartphone

Aquatec poggia quindi su tre pilastri: il primo è il training a favore degli agricoltori, il secondo è la fornitura di strumenti di supporto decisionale, mentre il terzo è rappresentato dalle tecnologie atte a minimizzare gli input irrigui, fra i quali compaiono per esempio anche le ali gocciolanti, fronte di sviluppo questo molto interessante ai fini del dosaggio "da farmacista" delle unità irrigue che esso permette.
 
Ultima fase del progetto riguarda ovviamente la raccolta, operata mappando le produzioni grazie a trincia e mietitrebbia dotate di sistemi di misura dei flussi che monitorano in continuo le rese. Trattasi quindi di un processo le cui componenti  continuano ad affinarsi nel tempo, sia nell'anno stesso, sia fra stagioni successive.

Il club dei "Groundbreakers" pare inoltre destinato ad allargarsi in futuro, abbracciando tutti quegli agricoltori che vogliano innalzare le potenzialità produttive facendo proprie queste tecniche di coltivazione. Tecniche che a breve potrebbero anche beneficiare dell'arrivo di nuove genetiche specificatamente concepite in tal senso. Sono infatti allo studio ibridi altamente innovativi, funzionali proprio a tali progetti: sono gli ibridi cosiddetti "semi dwarf" (semi nani), alti circa mezzo metro e capaci di densità ettariali fra le 120 e le 170 mila piante ettaro, praticamente il doppio circa di quanto avvenga adesso. Capaci anche di emettere e sviluppare più spighe per stelo, promettono salti di produzione sensibili, non solo per chi deve produrre granella, ma anche per chi necessiti rifornire i propri allevamenti di pastone ad altro valore nutrizionale.

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