Basilicata, spuntano 7800 ettari di castagneto non censiti

Un "tesoro" nascosto da 60 milioni di euro. L'assessore regionale all'Agricoltura Luca Braia propone un piano per portare parte dei boschi di castagno demaniali sul mercato della frutta in guscio

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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I castagneti non censiti della Basilicata potrebbero fruttare 60 milioni di euro
Fonte foto: © photolife95 - Fotolia

La Regione Basilicata ha un potenziale non censito in fatto di boschi di castagno: 7800 ettari e parte di questi potrebbero entrare presto in produzione come castagneti da frutto.

E’ questa l’intenzione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Braia, che giovedì scorso ho promosso un incontro tecnico con l’Università degli Studi di Basilicata per censire la risorsa e studiare cosa potrà diventare: finanziando l’operzione con la misura per la biodiversità del Piano Operativo, e aprendo la porta così a successivi interventi imprenditoriali attivabili con il Programma di Sviluppo Rurale della Basilicata 2014 – 2020.
 
“L’obiettivo - rende noto Braia - è quello di definire e condividere una strategia di interventi che possa portare alla realizzazione di una filiera del castagno in grado di utilizzare al meglio gli oltre 8.500 ettari presenti in Regione, di cui solo 700 censiti e dei quali solo una parte destinata a castagneti da frutto.
Il settore ha un potenziale economico che può superare abbondantemente i 60 milioni di euro. Il percorso per realizzare la filiera è quindi notevole e sicuramente non semplice ma da intraprendere in maniera celere e determinata"
.
 
Per Braia “Monitorare e censire in maniera scientifica la quantità e la qualità dei boschi di castagno sarà la prima priorità che intendiamo realizzare. I dati saranno utili a comprenderne lo stato di salute e a determinare il potenziale produttivo, condizionato anche degli effetti che la lotta al cinipide cominciata in Basilicata nel 2012 attraverso i lanci del parassitoide naturale Torymus (effettuati nel 90% delle aree interessate), attività fondamentale che proseguirà in maniera puntuale anche nel 2016 nelle aree ancora non coperte e che sta registrando effetti molto positivi in termini di adattamento all’habitat”.
 
All’Università degli Studi della Basilicata è stato già affidato il compito di definire, nelle prossime settimane, una scheda progetto che preveda la realizzazione di una cartografia degli areali vocazionali, che dettagli e quantifichi gli importi da destinare per lo svolgimento di queste attività che sono propedeutiche all'attivazione di strumenti di sostegno da finanziare con il Psr Basilicata 2014-2020, di prossima approvazione. Un progetto, quindi, che dovrà essere finanziato con il nuovo Piano Operativo attraverso le azioni legate alla difesa e alla valorizzazione della biodiversità.
 
“Nelle prossime settimane sarà quindi convocato un tavolo tecnico, coordinato dai dirigenti dell’Ufficio fitosanitario, Pennacchio, e dell’ufficio Produzioni vegetali, Cerverizzo, del Dipartimento Politiche agricole e forestali che con Alsia e Unibas lavorerà a definire e ratificare, con i portatori di interesse, i contenuti della scheda progetto.
Il futuro della castanicoltura in Basilicata
- conclude l’assessore Braia - rientra nella più complessa opera di utilizzo del patrimonio forestale regionale che copre una superficie di oltre 355.000 ettari di territorio da valorizzare e rendere finalmente produttivo”.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Regione Basilicata

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Tag: castanicoltura biodiversità foreste e boschi cinipide

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